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FALLO CON NOI

Mentre giungono le prime indiscrezioni sul Recovery Fund – l’Italia dovrebbe poter beneficiare di 172,7 miliardi di euro tra stanziamenti, secondo fonti Ue – il presidente del Parlamento europeo David Sassoli prova a mostrare il pugno di ferro nei confronti di Bruxelles e in un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa afferma: “Se il Recovery Plan non sarà all’altezza delle ambizioni, il Parlamento non lo sosterrà”. Naturalmente, c’è da scommettere che Sassoli sarà il primo a sostenere la proposta della Commissione Ue: la sua “minaccia” all’Ue, infatti, sa vagamente di bluff.

“Siamo autorità di bilancio – prosegue Sassoli – e abbiamo l’ultima parola: tutto il percorso deve essere convincente”. L’idea del presidente del Parlamento Ue?: “Bisogna partire dal rivedere alcune regole della democrazia comunitaria, renderle più snelle ed efficaci per consentire decisioni rapide, senza incartarsi con diritti di veto che bloccano tutto. In questi tre mesi abbiamo ricevuto segnali precisi dai cittadini. È il momento di riprendere l’idea di una grande conferenza per la Democrazia. La Germania, presidente dell’Ue nel secondo semestre, è favorevole a farlo”. Che si tratti di un bluff lo testimonia il fatto che soltanto ieri, al termine di un colloquio con Angela Merkel, Sassoli annunciava con grande enfasi che “la prossima presidenza tedesca sarà al centro della ricostruzione europea”. Insomma, non certo le parole di uno che prova a fare le barricate in Europa.

Ecco perché il Recovery Fund è un bluff

E poi, diciamoci la verità: pure il tanto sbandierato Recovery Fund è un mezzo bluff. Come sottolinea in un’intervista rilasciata a IlSussidiario Sergio Cesaratto, professore di Economia monetaria europea all’Università di Siena, in realtà c’è ben poco da festeggiare. La verità, spiega il docente, “è che verrà utilizzato il bilancio europeo 2021-27 per restituire ai mercati i soldi che verranno stanziati. L’Italia dovrebbe ricevere di più di quella che è la sua quota di versamenti nel bilancio Ue, quindi semmai a fondo perduto sarà solo la differenza tra queste due cifre”. Probabilmente, sottolinea, “considerando che stiamo parlando del bilancio europeo 2021-27, le risorse non arriveranno subito e dovranno essere restituite abbastanza presto”.

Come sottolinea inoltre Giulio Sapelli su L’Occidentale, sempre di debito si tratta. “Basta saperlo e sapere che le regole del Trattato di Maastricht ci sono tutte e funzionano, Corte Costituzionale Tedesca vigiliante, in accordo con il governo tedesco.” E si continuerà quindi, sottolinea Sapelli, “a non fare investimenti diretti in conto capitale ma condizionati dal Trattato e a ciò che ne è derivato, con tutte le conseguenze del caso. Quindi nulla di nuovo sotto il sole se non la riproposizione di una vicenda storica plurisecolare”. Per accedere al Recovery Fund, inoltre, spiega La Repubblica, “i governi dovranno farsi approvare da Bruxelles un programma nel quale indicheranno come spendere i fondi guardando alle priorità Ue (Green deal e digitale), ai settori più colpiti dalla crisi (turismo e trasporti) e alle riforme che ogni anno Bruxelles raccomanda ai vari governi”. Soldi sì, dunque, ma in cambio di riforme dettate da Bruxelles.

La fiducia degli italiani nell’Ue è ai minimi storici

Perché Sassoli “alza” la voce nei confronti della Commissione Ue? Forse per meri motivi di consenso, per far vedere una buona volta che gli italiani in Ue provano a fare gli interessi del nostro Paese. Il presidente del Parlamento europeo, infatti, non può non sapere che la fiducia degli italiani nei confronti dell’Unione europea è sprofondata con l’emergenza sanitaria. Come spiega Euronews, il 71% dei tedeschi è soddisfatto di appartenere all’Unione, meno i francesi, che sono poco al di sopra della metà della popolazione, e ancor meno gli italiani con il 47% Inoltre, la maggioranza, nei tre Paesi (Germania, Francia e Italia), crede che la pandemia abbia indebolito il ruolo dell’Unione europea, opinione condivisa da più del 60% degli italiani.

La maggioranza degli intervistati si dice convinto che nella pandemia gli stati membri abbiano agito ognuno per contro proprio. E anche qui sono gli italiani i più critici di tutti, in Europa: uno su dieci pensa che i membri dell’Unione europea abbiano coordinato un’azione comune contro la crisi sanitaria. E non basteranno annunci roboanti a far cambiare idea agli italiani.