Il Levada Center di Mosca è, di fatto, il più affidabile centro di ricerche sociologiche di Russia. La sua obiettività gli ha attirati gli strali delle autorità che, a causa dei finanziamenti esteri che riceve, lo hanno inserito nella lista degli “agenti stranieri”, con tutte le difficoltà che questo comporta. Non è quindi sospettabile di particolari simpatie verso il Cremlino e le sue politiche.
Una delle sue ultime ricerche, però, ci dice una delle tante verità sulla Russia che di solito tendiamo a ignorare, preferendo il caldo e consolante abbraccio della propaganda. Domanda: vi preoccupano le sanzioni politiche ed economiche varate dall’Occidente contro la Russia? Risposta: non molto-per nulla 68%; abbastanza-molto 29%; non so 3%.
L’articolo potrebbe anche finire qui, volendo. Questo semplice dato dice un sacco di cose su di noi, sui russi, sul perché Vladimir Putin goda di un non piccolo consenso in patria, ecc. ecc. Però vale la pena avanzare qualche approfondimento.
La quota minore dei “molto preoccupati” (8%) si trova tra i giovanissimi (18-24 anni) e i giovani (24-39 anni). Ancora tra loro si registra la quota maggiore dei “per nulla preoccupati” (34% tra i 18-24 anni e 37% tra i 24-39 anni). Il dato è interessante perché proprio in queste fasce d’età si sono sempre distinti, per dirla in poche parole, i seguaci di Aleksej Navalny, ovvero i contestatori di Putin, i dissidenti rispetto alle politiche del Cremlino, i più legati al rapporto con l’Occidente, i protagonisti delle proteste negli anni in cui sulla Russia non era ancora calata la mannaia della censura di guerra. Non solo: erano russi sotto i quarant’anni, professionalmente preparati, quasi tutti coloro che, allo scatenarsi dell’invasione dell’Ucraina, scelsero di trasferirsi all’estero. Più o meno un milione di persone che in certe professioni (per esempio programmatori e tecnici informatici) hanno aperto un vero buco e spinto le aziende a una frenetica ricerca del personale e a vertiginosi aumenti di certi stipendi. Ora Bloomberg ci spiega che circa metà degli emigrati sono tornati, delusi dall’esperienza in Occidente. E, a quanto pare, loro e i loro coetanei non sono nemmeno preoccupati per il futuro del Paese. Di fatto, si preoccupano per le sanzioni occidentali solo gli “over 55”, e comunque in minoranza: 15% di “molto preoccupati” e 20% di “abbastanza preoccupati”.
Un’altra osservazione: in questo atteggiamento pur rilassato, che cosa preoccupa maggiormente i russi quanto alle sanzioni occidentali? Al primo posto c’è il congelamento dei beni e dei capitali russi all’estero: 27% di “molto preoccupati” e 22% di “abbastanza preoccupati”. Il blocco alle esibizioni degli artisti russi all’estero? Un modesto 27% tra “abbastanza” e “molto”. L’uscita dalla Russia delle aziende occidentali e il mancato arrivo in Russia delle merci d’importazione? Altro 27% complessivo. L’impossibilità di usare carte di credito occidentali e fare acquisti nei grandi magazzini online occidentali? 25%. In limiti imposti ai russi ai viaggi all’estero? 20%.
In buona sostanza, se pensavamo che i russi piangessero tutto il tempo per non poter andare a Parigi o comprare su Amazon, faremmo bene a cambiare idea. Semplicemente, pensano di cavarsela alla grande anche senza di noi. Che abbiano torto o ragione, è comunque una tragedia. E chi non lo capisce si compri l’opera omnia di Stoltenberg.
Fulvio Scaglione
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