La geopolitica della corsa allo spazio
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Un discorso incendiario di fronte alla platea più internazionale mai affrontata dall’invasione dell’Ucraina ad oggi: Vladimir Putin non si è risparmiato nel suo intervento al Forum economico internazionale di San Pietroburgo iniziato un’ora e mezza dopo l’inizio previsto per un presunto attacco hacker. Nell’intervento davanti a un plateau di imprenditori e finanzieri Putin ha affrontato di petto le sanzioni occidentali: il capo di Stato ha affermato che esse sono “folli e sconsiderate” e che i cittadini russi “hanno mostrato unità” nell’affrontarle. E che gli occidentali si sono “illusi” di usarle per causare il collasso del suo Paese. Non solo. Il presidente russo ha anche ribadito con forza come “l’era dell’ordine mondiale unipolare è finita, nonostante tutti i tentativi di conservarlo con qualsiasi mezzo”. Un messaggio chiaro e diretto all’Occidente e soprattutto agli Stati Uniti.

Si tratta, nota Putin, di sanzioni “senza precedenti” ma che, soprattutto sul fronte europeo, starebbero causando contraccolpi non secondari. “I politici europei”, ha dichiarato, “hanno già causato con le loro stesse mani seri danni alla propria economia”. Putin ha in particolar modo fatto riferimento all’alto tasso di inflazione nella Ue che “sta colpendo il suo stesso business”. come dimostrato in queste ultime settimane. C’è da dire che il tema di una resistenza russa alle sanzioni è controverso: i ministeri economici parlano di due anni di recessione, la governatrice della Banca centrale Elvira Nabiullina è giunta a evocare il rischio stagflazione e un 2022 con il -10% del Pil e un’inflazione sopra il 20%.

D’altro canto, però, la “mezza verità” di Putin si concentra sugli effetti sull’Europa, che indubbiamente sta pagando di più le forniture energetiche russe, finanziando indirettamente la guerra in Ucraina. Putin ha ha poi ammonito che sempre per via della politica sanzionatoria contro Mosca, “la disuguaglianza nei Paesi europei potrà solo aumentare”, ma non è al contempo finora sostenibile la sua pretesa che vedrebbe il conto economico delle sanzioni inflitte alla Russia dall’Ue poter toccare quota “400 miliardi di dollari”, un quinto del Pil russo.

Sotto accusa i leader del Vecchio Continente. Per Putin  l’attuale contesto in Europa “porterà a un’ondata di radicalismo e in prospettiva ad un cambiamento di élite” dato che in alcuni campi a suo avviso “l’inflazione è già al 20% in diversi Paesi”. Bordate senza precedenti anche per gli Usa: “L’era del mondo unipolare è finito” e questo cambiamento “è parte della storia” e “non è reversibile”, ha dichiarato senza fraintendimenti. Questo esplicito riferimento sottolinea il rifiuto del mito degli Usa “poliziotti del mondo” da parte di Putin e soprattutto il senso profondo della strategia di Mosca nella “Guerra Fredda 2.0”: trovarsi uno spazio come attore autonomo nell’ordine globale contando sul dispiegamento della forza militare e sul controllo di riserve strategiche. “Negli ultimi decenni, sul pianeta si sono formati nuovi centri di potere e si stanno affermando sempre più nettamente, ognuno di essi sviluppando i propri sistemi politici e istituzioni pubbliche ed i propri modelli di crescita economica e, naturalmente, ognuno ha diritto a proteggerli, a garantire la sovranità nazionale”, questo il messaggio del presidente che poi ha tuonato contro un Occidente che “impone rudemente e spudoratamente la propria etica, le opinioni sulla cultura e la comprensione della storia”. Sotto accusa il fatto che per colpire un nemico come la Russia “si usa di tutto, anche lo sport, il movimento olimpico, i divieti alla cultura, i capolavori d’arte, per il solo motivo che i loro autori sono di origine sbagliata”.

Un discorso politicamente duro e inequivocabile, un messaggio in azione e reazione all’escalation verbale degli ultimi tempi. Putin fa la voce grossa sulla tenuta dell’economia e sull’alterità tra Russia e Occidente. Ma offre, in conclusione, un ramoscello d’ulivo: la Russia si svilupperà come “un’economia aperta” e tratterà “anche con le società occidentali” e “”accoglie con favore l’invito dell’Onu per il dialogo sulla sicurezza alimentare”. In quel cruciale “anche” c’è l’inversione di un progetto: un tempo Putin guardava principalmente all’Occidente come partner privilegiato, ora i riferimenti sono altri. E questo è un cambiamento rivoluzionario: “niente sarà più come prima”, sottolinea Putin a coronamento del suo discorso. E di questo, con la cesura del 24 febbraio scorso, in molti già avevano preso consapevolezza.

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