Sanzioni e richieste di cambio di regime, il Parlamento Europeo si accoda agli Usa su Cuba

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Il Parlamento Europeo chiede che si alzi la pressione comunitaria contro Cuba e approva una risoluzione orientata ad introdurre sanzioni contro L’Avana. Con 283 voti favorevoli e 199 contrari (85 gli astenuti) l’emiciclo di Strasburgo ha approvato una dura condanna del governo del presidente Miguel Diaz-Canel e le autorità di L’Avana che riprende l’intero coro delle accuse statunitensi al Paese latinoamericano. Cuba, si legge nella risoluzione approvata col voto di Partito Popolare Europeo, Conservatori e Riformisti e liberali di Renew Europe, “è vicina a diventare uno Stato fallito”. Votano a favore, tra i partiti italiani, Fratelli d’Italia e Forza Italia, che governano il Paese e amministrano (assieme alla Lega, astenuta), la Calabria dove i medici cubani sono da anni chiamati a sostenere la fragile sanità regionale.

Si chiedono sanzioni contro il presidente e contro il conglomerato militare Gaesa, responsabile del controllo di circa metà dell’economia. Mosse che arrivano in scia all’analoga mossa di Washington nel quadro della strategia di massima pressione su L’Avana. Peraltro, l’Eurocamera approva la mozione in cui si dice che la povertà a Cuba “non è il prodotto di alcun embargo esterno, ma la diretta conseguenza del modello e dei fallimenti del regime stesso”. Difficile non vedere come esagerata questa dichiarazione. Cuba vive un embargo pluridecennale che ha indubbiamente contribuito a ridimensionare le prospettive della popolazione. Il fatto che il regime si sia arroccato in quasi settant’anni di potere è anche legato al fatto che le sanzioni americane hanno legittimato la sua tenuta del potere, usando lo scontro con i rivali d’oltremare come giustificazione per consolidare il potere.

Aggiungiamo a ciò il fatto che il Parlamento Europeo chiede un’esplicita modifica della leadership politica a Cuba: “L’unica via d’uscita dalle difficoltà, dalla povertà e dall’isolamento che affliggono il popolo cubano risiede in un profondo cambiamento economico e politico”. Nemmeno per gli Usa il regime change è ancora posizione ufficiale da perseguire. Per Strasburgo, si.

Non è questione di difendere o schermare il regime fondato da Fidel Castro nel 1959 da problemi e criticità: Cuba è un regime autoritario e con enormi limiti in termini di repressione dei diritti umani e dell’opposizione. Il nodo sta nel contesto geopolitico. L’Europa ha atteso a votare una risoluzione su Cuba fino a che non è stata la superpotenza americana ad alzare il livello dello scontro. La massima pressione americana su L’Avana si va intensificando. Washington ha privato Cuba del petrolio con l’embargo petrolifero imposto dopo la caduta di Nicolas Maduro in Venezuela; ha sanzionato membri del regime e imposto pressioni secondarie sull’Isla Grande; ha emesso un mandato d’arresto per l’ex presidente Raul Castro. Ha poi alternato pressioni e diplomazia col fine di spingere politicamente a un cambio di rotta a L’Avana. L’assedio a Cuba è totale. E appare quantomeno iconico vedere il Parlamento di un’Ue che non ha dato un singolo voto a sostegno dell’embargo all’Onu accodarsi ora senza che, obiettivamente, con Cuba vi siano stati motivi di attrito. Lo schema sembra di ricordare le sanzioni europee all’Iran che precedettero la guerra di febbraio: un tentativo di inseguire l’alleato americano che esclude l’Europa dalla via della diplomazia con l’illusione di fare la cosa giusta. A cui si somma un’abdicazione alla sovranità che mostra i limiti dell’approccio comunitario alla politica estera. Dipendente, giocoforza, dai condizionamenti di oltre Atlantico.