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Via le sanzioni con la Russia e sì al dialogo con Mosca per la lotta all’Isis. Così il premier italiano Matteo Renzi punta a salvare gli interessi del nostro sistema-Paese, rilanciando la cooperazione strategica con la Russia. Intervenendo sul tema delle relazioni Italia-Russia durante l’incontro con i giornalisti stranieri dell’associazione della Stampa Estera lunedì mattina a Roma, il presidente del Consiglio ha dichiarato, infatti, di auspicare che “si possa chiudere la fase sanzionatoria al più presto coerentemente all’implementazione degli accordi di Minsk“. Contro la minaccia dell’Isis, ha aggiunto Renzi, definendola “di una gravità inaudita”, serve infatti “una grande convergenza internazionale” in cui il “ruolo della Russia è molto importante”. Per questo il premier italiano ha affermato che, pur essendo condizione fondamentale la volontà da parte russa di rispettare “i principi di sovranità e l’indipendenza in Ucraina”, attualmente ci sono le “condizioni per un completo disgelo dei rapporti”, che deve essere ottenuto, secondo il presidente del Consiglio, proseguendo nell’implementazione degli accordi di Minsk II per il cessate il fuoco in Ucraina, raggiunti nel febbraio del 2015. L’apertura di Renzi verso il Cremlino non è però una sorpresa.L’Italia, infatti, da tempo guida di fatto un fronte all’interno della Nato che possiamo definire “moderato”, ovvero, quello dei Paesi più inclini al dialogo con Mosca. Le parole pronunciate oggi da Renzi non fanno quindi che confermare questa attitudine del nostro Paese, che risponde a ragioni di tipo strategico e agli interessi economici ed energetici che pesano sul tavolo delle relazioni Italia-Russia. All’interno dell’Alleanza Atlantica infatti, il dibattito sulla scelta delle priorità, ed in particolare sul fatto di dare priorità ad uno scontro con Mosca, sin dall’inizio della crisi ucraina è tutt’altro che univoco. Ogni Paese, infatti,  risponde ai propri interessi specifici, e per questo molti dei membri europei della Nato sono poco propensi a peggiorare ulteriormente i propri rapporti con la Russia secondo logiche che rispondono, più che altro, alle esigenze strategiche e di sicurezza d’Oltreoceano. Anche l’Italia, nel difendere i propri interessi all’interno della Nato, deve quindi mediare tra la necessità, da una parte, di vedersi garantita la propria sicurezza a livello globale rimanendo “in trincea” con gli alleati, e quindi applicando le sanzioni e tutti gli altri provvedimenti restrittivi che l’Europa ha votato a seguito della crisi Ucraina, e quella, dall’altra, di non perdere quella partnership privilegiata con Mosca che ha contraddistinto negli anni le relazioni bilaterali tra i due Paesi.In questo quadro va letta la visita a Mosca, lo scorso 17 Febbraio, della delegazione interparlamentare italiana che ha discusso con la controparte russa numerose questioni che vanno dall’energia, all’economia, alle relazioni internazionali, incluse le questioni del South Stream e della difficile soluzione della crisi siriana. Ed anche le dichiarazioni dell’ambasciatore italiano a Mosca, Cesare Maria Ragaglini, che proprio durante la visita dei parlamentari italiani si era detto “ottimista” rispetto ad un rilancio della cooperazione economica tra Italia e Russia, “nonostante le difficoltà”, che permangono. Anche per il nostro ambasciatore, infatti, una soluzione rapida della crisi ucraina nel quadro degli accordi di Minsk, come ha dichiarato lui stesso a Ria Novosti, è auspicabile non solo per l’Italia e la Russia, ma per la stessa Ue.Sul piano economico ed energetico infatti, le sanzioni pesano sempre di più, soprattutto sull’Italia. Le parole di Renzi, infatti, fanno eco anche alle dichiarazioni del presidente di Banca Intesa Russia e dell’Associazione Conoscere Eurasia, Antonio Fallico, il quale aveva chiesto nei giorni scorsi un progressivo ritiro del regime sanzionatorio nei confronti della Russia, poiché questo, a fronte di una sensibile e costante diminuzione nei volumi dell’interscambio, non ha prodotto gli obiettivi politici sperati. Per il presidente di Banca Intesa Russia, inoltre, le sanzioni sono uno strumento “obsoleto”, e applicato dagli Stati Uniti in maniera fin troppo oculata. “Nei settori importanti per l’economia americana”, ha osservato Fallico, “le sanzioni contro la Russia non sono state introdotte o sono state ignorate e le più importanti imprese americane, come Microsoft, Ford, Boeing, Mc Donald’s, JpMorgan non hanno lasciato la Russia in questo periodo di turbolenze”. Per l’Europa, di cui la Russia rappresenta il terzo partner commerciale, e per l’Italia, invece, i provvedimenti restrittivi decisi dall’Ue hanno prodotto non poche conseguenze negative.Una su tutte, se si fa riferimento agli ultimi dati contenuti nel bollettino pubblicato dall’Ice di Mosca che riguardano il periodo compreso tra gennaio e novembre 2015, è il crollo netto dell’interscambio fra i due Paesi, franato a quota 25,4 miliardi, -24,4% rispetto al periodo precedente. Il segno meno caratterizza tutti i comparti, ma quelli che più hanno risentito dell’attuale congiuntura internazionale, secondo l’Istituto per il Commercio Estero sono  quello agroalimentare, dell’arredamento e dell’edilizia e quello dei mezzi di trasporto. Un quadro che penalizza non poco la nostra economia e il nostro export, considerando che la Russia rimane il quarto partner commerciale del Bel Paese. Anche per questo quindi, il premier italiano ha annunciato lunedì mattina alla Stampa Estera di voler accettare l’invito del presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, a partecipare al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, in programma dal 18 al 20 giugno prossimi, dove Renzi incontrerà nuovamente Putin. I due leader si incontreranno quindi per la terza volta a San Pietroburgo, dopo la visita del premier italiano al Cremlino nel marzo del 2015, e dopo l’incontro con Putin in Italia in occasione della giornata della Russia all’Expo di Milano, nel giugno dello scorso anno. 

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