Ne ha per tutti, Pedro Sanchez, che anche in una fase critica per il futuro del suo governo in Spagna tra accuse di corruzione e pressioni politiche non manca di far sentire la sua voce nell’agenda internazionale. Dopo aver dichiarato che Madrid non intende arrivare al 5% del rapporto tra spese militari e Pil al summit Nato il presidente del governo spagnolo, arrivando al Consiglio Europeo di Bruxelles, ha chiesto la totale sospensione dell’Accordo di Associazione con Israele per i massacri a Gaza e le violenze dei coloni in Cisgiordania.
Il paragone diretto è tra Israele, che attacca con forza la Palestina, e la Russia che ha invaso l’Ucraina nel 2022. Bruxelles sanziona pesantemente Mosca, ma solo dopo decine di migliaia di morti, l’assedio totale di Gaza e lo sdoganamento di una campagna di sostanziale annientamento di molte condizioni basiche per la sopravvivenza nella Striscia l’Ue ha approvato l’inizio di un timido processo di critica a Israele per il conflitto in Medio Oriente.
Israele e Russia, paragoni necessari
Una sproporzione enorme denunciata da Sanchez, per cui “non ha assolutamente senso che abbiamo approvato 18 pacchetti di sanzioni alla Russia per la sua aggressione contro l’Ucraina e l’Europa e, con doppi standard, non siamo nemmeno stati in grado di sospendere l’accordo di associazione con Israele, quando stanno violando palesemente l’articolo 2 in termini di diritti umani”. Nella giornata del 23 giugno l’Alta Rappresentante Kaja Kallas, titolare della politica estera comunitaria, ha annunciato l’apertura di una fase di revisione più critica del trattato del 2000 che prevede privilegi commerciali a Tel Aviv con la garanzia che, come recita l’Articolo 2, Israele mantenga alti standard di rispetto dei diritti umani in Palestina.
Con un tempismo quanto meno discutibile, ci sta arrivando l’Unione Europea guidata da Kallas e Ursula von der Leyen, falchi pro-Israele all’inizio della guerra Israele-Hamas prima, continue nel loro sostegno a Tel Aviv anche quando di conflitto combattuto a Gaza c’era ben poco e prendeva definitivamente piede il carnaio della popolazione civile.
Sanchez, su questo fronte, ha la coscienza pulita: ha sostenuto fin dall’inizio la pace e prima che diventasse un vuoto slogan per il rifiuto di Tel Aviv di onorare il cessate il fuoco ha chiesto (solo, assieme a Papa Francesco) nei primi mesi di guerra la fine della strage in cambio della liberazione degli ostaggi di Hamas; a maggio 2024 ha assieme ai governi di Irlanda e Norvegia riconosciuto la Palestina, seguito a ruota dalla Slovenia. Si è unito al Sudafrica nella causa contro Israele alla Corte Internazionale di Giustizia, ha avviato la fine degli accordi militari con Tel Aviv e non ha mancato di definire “genocida” il governo di Benjamin Netanyahu.
Di che Europa parliamo?
Al contempo, ha sostenuto gli aggrediti anche in Ucraina, fornendo assistenza militare a Kiev e non mancando mai di supportare Volodymyr Zelensky e la resistenza del suo Paese. Dunque può parlare del paragone tra Russia e Israele dal punto di vista di chi ha una coerenza tra pensiero e azione.
Ci si può chiedere: che Europa è quella che definisce Vladimir Putin criminale di guerra e poi si rifiuta di fare lo stesso con Netanyahu nonostante a ritenerli tali sia lo stesso organo, la Corte Penale Internazionale? Che Europa è quella per cui l’attacco di un drone russo a una città ucraina è un conto, il bombardamento israeliano di Gaza un altro? Infine, che Europa è quella che si riempie di principi salvo poi applicarli ai nemici e interpretarli per gli amici e i partner? Sanchez solleva domande. La cui risposta forse dirà qualcosa del declino diplomatico, sempre più palese, di un’Europa che a livello globale conta sempre meno.