Fondata dalla Cina nel 2012, la città-prefettura di Sansha City è poco nota ai più. Tuttavia, ad oggi, Sansha è la città più grande del mondo per area, coprendo 800.000 miglia quadrate nel Mar Cinese Meridionale all’interno della nine dash-line, ovvero la linea di demarcazione indefinita e complessa tra Cina e Taiwan.
Un progetto che viene da lontano
Una distesa di acqua salata che include le Isole Paracel, le Isole Spratly e le isole Zhongsha, tutte al centro di dispute internazionali. Il suo centro operativo è Woody Island, nelle Paracel, dove risiedono circa 600 civili cinesi. Il fine di questa operazione? Amministrare la maggior parte delle rivendicazioni territoriali e marittime nel Mar Cinese Meridionale come fossero territorio cinese.
La Cina ha occupato Woody Island a metà degli anni Cinquanta per poi creare qui un comitato del Partito centrale e un ufficio governativo nel marzo 1959. Dopo aver stabilito la sua formale presenza amministrativa, la Cina sviluppò gradualmente il suo insediamento, costruendo una pista di atterraggio, un porto, una stazione meteorologica, un ospedale, hotel e altre infrastrutture. Alla fine del 2007, un quotidiano con sede a Hong Kong riferì che il Consiglio di Stato aveva approvato una proposta per fondare Sansha City. Anche se le fonti al riguardo sono scarse, numerosi analisti ipotizzano che la Cina possa aver fondato Sansha in modo non ufficiale proprio in quell’anno. Indipendentemente da ciò, lo sviluppo di Woody Island è continuato. Ad esempio, nel 2008, il comitato del Partito e l’ufficio governativo di Woody Island hanno istituito 18 nuovi dipartimenti funzionali amministrativi e 20 nuove istituzioni pubbliche. Nel 2009 fu poi la volta di un porto integrato su larga scala per uso civile seguito, nell’aprile 2012, dalla costruzione di una “base di approvvigionamento integrato” a Drummond Island nelle Paracel.
Una gigantesca prefettura marittima
Per forzare la mano su rivendicazioni territoriali altrimenti deboli, Pechino ha trasformato Woody Island in un vivace centro di attività attraverso infrastrutture portuali, impianti di dissalazione e trattamento delle acque reflue, nuovi alloggi pubblici, un sistema giudiziario funzionante, la rete 5G, una scuola, ma soprattutto voli charter regolari da e per dalla terraferma. Pechino sta cercando, inoltre, di promuovere ulteriori attività per rendere appetibili questi territori impervi: lo fa provando a sviluppare il turismo nelle isole Paracel, attirando centinaia di società di nuova registrazione, spingendo sull’acquacoltura (funzionale alla realizzazione di zone di pesca esclusive) e incoraggiando la residenza a lungo termine. È stato lo stesso Xi Jinping a sottolineare le funzioni fondamentali legate alla prefettura marittima: tutela dei diritti, mantenimento della stabilità, protezione ambientale e sviluppo delle risorse (ricerca di idrocarburi compresa).
L’aspetto militare è, ovviamente, primario; le autorità centrali hanno investito nella capacità di difesa della città di Sansha: qui si è espansa la presenza delle forze dell’ordine e delle milizie marittime, ospitando una guarnigione dell’Esercito popolare di liberazione fino all’istituzione di un Centro di comando e di difesa comune per integrare il diritto militare e marittimo. Come evidenziato dal report dello Us Naval War College del gennaio 2021, la nascita di Sansha city ha creato un sistema normalizzato di controllo amministrativo nel Mar Cinese Meridionale, nel senso che la città usa mezzi apparentemente civili per controllare lo spazio e il territorio marittimo contesi. Questa strategia mira a consolidare le rivendicazioni della Cina ma soprattutto a scoraggiare i nemici a cavalcare le proprie rivendicazioni.
Il Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, la Commissione Militare Centrale e i loro organi subordinati guidano e sostengono Sansha: sviluppo, fornitura di finanziamenti, sostegno a progetti e policy-making. A loro volta, funzionari e organi a livello provinciale e locale attuano priorità centrali e formulano le proprie proposte. Allo stesso tempo, sembra che i funzionari della città lavorino a fianco del personale dell’Esercito di stanza a Mischief Reef, Subi Reef e Fiery Cross Reef nelle Isole Spratly. Si tratta di una compenetrazione forte tra amministratori locali e ruoli militari che prende il nome di fusione civile-militare.
Le controversie internazionali
La nascita di Sansha city è frutto di un processo espansivo lentissimo, uno stillicidio, che oggi invece crea scalpore all’interno dell’intricata vicenda del Mar Cinese Meridionale. Non si tratta più, infatti, di una no man’s land e quella da parte di Pechino è divenuta, di fatto, un’occupazione militare. Nel 2007, il ministero degli Esteri del Vietnam protestò contro la proposta di istituzione della città, che era stata recentemente approvata dal Consiglio di Stato cinese, poiché il Vietnam reclama due dei tre gruppi di isole che comprendono Sansha. Alcuni giorni prima dell’istituzione ufficiale della città alla fine di luglio 2012, il Vietnam ha nuovamente dichiarato la sua opposizione e si è unito alle proteste delle Filippine, che rivendicano, dal canto loro, alcune delle Spratly.
La vicenda portò anche il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ad esprimersi sull’accaduto: il senatore Jim Webb, chair del Senate Foreign Relations East Asian and Pacific Affairs Subcommittee accusò la Cina di aver “creato un sistema governativo dal nulla” definendo “unilaterale” il cambiamento dello status amministrativo del territorio. A gettare benzina sul fuoco, alla fine del 2016, alcune foto satellitari pubblicate dal New York Times che suggerivano che Mischief Reef fosse stato rinforzato con armi antiaeree e un sistema di difesa missilistica CIWS, un apparato per la difesa antiaerea e antimissile, capace di assicurare la difesa all’obiettivo (generalmente una nave da guerra) da minacce negli ultimi secondi di volo prima dell’impatto del missile ostile contro il bersaglio da proteggere.