L’Iowa è l’emblema stesso dei flyover States statunitensi: rurale, arroccata nell’America profonda, lontana dalle metropoli della costa. Lo scenario in cui hanno inizio le primarie democratiche, nello Stato che tradizionalmente le inaugura, non potrebbe in questo caso essere più simbolico. L’America profonda è stata nel 2016 cruciale per la sconfitta elettorale dei democratici di Hillary Clinton contro Donald Trump, e l’Iowa vi contribuì premiando quest’ultimo con dieci punti di distacco (51,15% contro il 41,74% della sfidante).

Ora, i democratici rilanciano la corsa alla Casa Bianca e, in prima fila tra i favoriti per la nomination, vi è lo sfidante della Clinton alle primarie del 2016, quel Bernie Sanders fautore di un’agenda apertamente di sinistra, incentrata sulla lotta alle disuguaglianze economiche e il rafforzamento dell’industria e dello Stato sociale. L’Iowa è eclissata, nelle aspettative dei candidati presidenti, dal Super Tuesday del 3 marzo. Quel giorno andranno al voto ben quattordici Stati (Alabama, Arkansas, California, Colorado, Maine, Massachusetts, Minnesota, North Carolina, Oklahoma, Tennessee, Texas, Utah, Vermont, Virginia) oltre ai democratici residenti all’estero. Logico, dunque, che nella condotta dei candidati l’Hawkeye State sia risultato, rispetto al passato, ridimensionato. Ma non al punto da non fornire spunti interessanti.

E nel contesto democratico, una certezza va costituendosi: Bernie Sanders è l’unico candidato capace di parlare empaticamente al cuore rurale e periferico. E lo ha dimostrato nella giornata dell’1 febbraio, parlando a un evento elettorale nella cittadina di Cedar Rapids, con circa 130.000 abitanti secondo centro dello Stato.

All’evento, scrive Mauro Bottarelli, “si attendevano, in questo angolo di America rurale, conservatrice e profonda, al massimo 500 persone. Erano in 3mila”, in una città cruciale nel distretto agricolo del mais che ha premiato in massa Trump nel 2016 e ora teme per gli effetti del braccio di ferro commerciale con la Cina senza aver ricevuto dividendi massicci dal triennio di crescita economica dell’amministrazione. “La Main street reale, gli Usa anti-establishment e agricolo-manifatturieri ante litteram”, insomma “il bacino elettorale che nel 2016 ha mandato Donald Trump alla Casa Bianca” ascolta Sanders con interesse. Il trumpismo, del resto, ha prodotto una crescita economica sostenuta incentrata sul taglio dell’aliquota fiscale sui redditi d’impresa e sul reshoring dei grandi capitali statunitensi all’estero, ma che si è concentrata principalmente a favore dei redditi superiori: le problematiche che erano sul terreno nel 2016, legate allo scarto crescente e alle disuguaglianze tra costa e metropoli, sussistono ancora.

I 400 uomini più ricchi d’America sfiorano, con i loro patrimoni, quota 3.000 miliardi di dollari cavalcando i guadagni garantiti dalla riforma fiscale, dalla corsa delle borse (Nasdaq oltre 9000 punti, S&P500 +28% nel 2019) e dai buyback azionari. Colossi bancari e giganti del web sono premiati con sconti fiscali di ampia portata, mentre, come hanno fatto notare gli economicsti Gabriel Zucman e Emmanuel Saez dell’Università di Berkeley nel recente volume The triumph on injustice, i lavoratori semplici pagano un’aliquota d’imposta effettiva (24,2%) superiore a quella dei magnati di Wall Street (23%). È in questo contesto che Sanders si batte per strappare ai repubblicani il cuore della nazione. Decisivo nella conta dei voti per la Casa Bianca.

Bottarelli si domanda se “l’America profonda, il Mid-West piccolo borghese” sia arrivato “al paradosso storico di ascoltare la ricetta di un socialista dichiarato nella speranza di far rivivere il liberalissimo american dream”. Per ora di certo vi è che Bernie Sanders ha deciso di percorrere una strada diversa, forse più complessa, rispetto all’anti-trumpismo d’antan ostentato dagli sfidanti Elizabeth Warren e Joe Biden. Cercando di ascoltare il popolo di Trump, piuttosto che disprezzarlo come fatto da Hillary Clinton nel 2016. Uno scenario centro contro periferia nelle primarie democratiche non è da escludersi. Per questo Sanders dà importanza agli Stati periferici: perché in fin dei conti a decidere un’elezione presidenziale sono tanti piccoli Iowa, Montana e Alabama piuttosto che singoli trionfi nelle metropoli come New York. E se la strategia sarà vincente, Trump potrebbe scoprire nell’anziano senatore del Vermont un avversario formidabile.

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