Poco prima che Pedro Sanchez atterrasse a Pechino con l’obiettivo di promuovere il commercio con la Cina, attrarre investimenti in patria e posizionare Madrid come principale interlocutore dell’Unione europea con il gigante asiatico, il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, lanciava un chiaro messaggio a tutti quei Paesi, come la Spagna appunto, che stavano pensando di allearsi o avvicinarsi al Dragone: “Se lo farete vi tagliere la gola da soli”. Il monito di Bessent è emblematico: qualsiasi amico del nostro nemico diventerà un nostro nemico. In un contesto del genere la maggior parte dei governi europei ha così scelto di mantenere un bassissimo profilo di fronte a Donald Trump e alle sue decisioni commerciali.
Le uniche due eccezioni coincidono con Giorgia Meloni, che si è recata a Washington per tentare un complesso riavvicinamento Ue-Usa (ne abbiamo parlato qui), e Sanchez, che è invece volato in Cina con l’intenzione opposta di tendere la mano europea a Xi Jinping. In attesa di capire quale sarà la strategia migliore, certo è che la visita del primo ministro spagnolo a Pechino non è affatto piaciuta agli Stati Uniti…

Il monito degli Usa
Il quotidiano spagnolo El Mundo ha scritto che la visita di Sanchez a Pechino da Xi avrebbe attirato l’attenzione dell’amministrazione Trump sulla quarta economia dell’Eurozona. “I riflettori sono puntati sul governo spagnolo“, hanno fatto sapere fonti diplomatiche statunitensi al giornale iberico. Queste stesse fonti hanno quindi definito la trasferta del primo ministro spagnolo non opportuna né nella forma né nella sostanza, e ribadito che l’avvertimento di Bessent non era affatto improvvisato. “Ci sono due questioni nell’operato del Governo spagnolo che monitoreremo attentamente perché sono cruciali per noi”, hanno aggiunto le voci anonime. La prima coincide con i rapporti tra Madrid e Pechino. L’altra riguarda invece la spesa militare.
Trump non vuole scuse per il vertice Nato in programma il prossimo 24 giugno. Il tycoon si aspetta un impegno fermo e concreto – anche da parte di Madrid – per un drastico aumento della spesa per la Difesa. In merito a quest’ultimo punto Sanchez si è limitato vagamente ad assicurare che la Spagna raggiungerà il 2% del Pil (dall’attuale 1,28%) prima del 2029. Sulla Cina, invece, il primo ministro spagnolo ripete di non voler sostituire un partner con un altro: rassicurazioni vaghe che non convincono gli Usa.

La posizione della Spagna
Il discorso è estremamente semplice: a Washington ogni avvicinamento dei principali Paesi europei a Pechino è visto con grande sospetto. Anche in Europa c’è chi condivide la linea degli Usa. Il primo ministro francese Francois Bayrou, per esempio, ha dichiarato che “l’idea che gli Stati Uniti possano essere sostituiti dalla Cina è terribilmente pericolosa, perché gioca la carta di sostituire tutti i produttori europei nei settori agricolo e industriale”.
E allora quale sarà la punizione che gli Stati Uniti infliggeranno alla Spagna nel caso in cui Madrid intendesse continuare ad avvicinarsi a Pechino? Attenzione alle leve economiche. Negli ultimi mesi diversi media hanno sottolineato l’ottimo stato di forma dell’economia spagnola. L’Economist ha addirittura definito quella della Spagna come l’economia con le migliori performance al mondo. Nel 2024 il Pil di Madrid è cresciuto del 3,2%, contro l’1,1% della Francia, lo 0,9% del Regno Unito, lo 0,5% dell’Italia e il – 0,2% della Germania.
Nel frattempo il quotidiano cinese Global Times non ha dubbi nell’elogiare l’incontro tra Sanchez e Xi: “Ci auguriamo che il messaggio congiunto di Cina e Spagna abbia maggiore risonanza in Europa e nella comunità internazionale”. Stati Uniti permettendo, verrebbe da dire.


