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La Spagna di Pedro Sanchez continua la sua guerra al franchismo. Dopo la netta presa di posizione sulla salma di Francisco Franco, che si vuole riesumare dalla Valle de los Caidos, il ministero della Giustizia ha annunciato in un comunicato di avere espressamente richiesto a 656 Comuni di ritirare i simboli ereditati dal franchismo da qualsiasi spazio pubblico.

La nota del dicastero è molto chiara: “Il ministero della Giustizia, attraverso la direzione generale della Memoria storica, ha chiesto a 656 Comuni spagnoli di eliminare le vestigia del franchismo che potrebbero esserci ancora nello spazio pubblico”.

E per prima cosa, vanno eliminate tutte le denominazioni delle strade che portano i nomi di alti funzionari della Spagna franchista. Secondo il ministero, che cita l’Istituto nazionale di statistica, “figure importanti del franchismo danno ancora il nome a 1.171 strade e luoghi spagnoli”. E sono tutte da cancellare. A prescindere dal loro valore come personalità, slegata dall’appartenenza alla dittatura.

Nella richiesta ai Comuni oggetto della nota, il ministero si appella all’applicazione della Ley de Memoria Histórica de España del 2007 che obbliga le amministrazioni pubbliche, sia statali che locali, ad “adottare le misure pertinenti per rimuovere stemmi, insegne, targhe e altri oggetti o nomi che facciano apologia, personale o collettiva, del sollevamento militare, della guerra civile e della dittatura”. Con un’eccezione: come si legge nel testo, la legge non si applica quando vi siano “ragioni artistiche, architettoniche o artistico-religiose tutelate dalla legge”, in particolare per quanto riguarda chiese e luoghi di culto.

Votata quando il capo di governo era il socialista José Luis Rodriguez Zapatero , la legge sulla Memoria storica è ancora una delle disposizioni che più dividono il Paese iberico. I conservatori, rappresentatati da l Partito popolare e dal nuovo movimento Vox, sostengono che una legge di questo tipo faccia esattamente il contrario di ciò che ha bisogno il Paese, ovvero una definitiva pacificazione fra le parti. Per molti, si tratta di riaprire ferite del passato che si vorrebbe definitivamente chiudere e che invece tornano ciclicamente.

all’altra parte, la sinistra spagnola considera necessaria la rimozione di qualsiasi simbolo che possa ricordare un passato che non si vuole solo dimenticare, ma rimuovere anche brutalmente. Ma rischia di ottenere il risultato opposto.

Da quando Sanchez ha preso in mano il governo dopo la sfiducia di Mariano Rajoy, il suo governo si è impegnato in una battaglia costante e profonda per la rimozione di qualsiasi simbologia franchista e nella contemporanea riabilitazione della memoria delle vittime repubblicane della Guerra civile spagnola e della dittatura di Franco. Il simbolo di questa sfida al passato è appunto, come detto in precedenza, la riesumazione di Franco per toglierlo dal mausoleo franchista a nord di Madrid. Ma la questione è particolarmente complessa e radicata in uno dei gravi problemi della Spagna moderna, cioè il fatto di non aver mai superato la storia e le divisioni che l’hanno segnata in questi decenni.

La Spagna post-franchista non ha fatto i conti con il suo passato. Non l’ha neanche rimosso, ma ha continuato a farne parte dividendo la società spagnola. Questo perché la Guerra civile, a differenza di altri eventi drammatici della storia europea, non è finita con una pace, ma con una vittoria. E questa vittoria pesa ancora come un macigno sulla sinistra spagnola, che da quell’orribile conflitto ne uscì sconfitta. I fantasmi del passato non sono ancora stati rimossi. E Sanchez cerca di rimuoverli a colpi di legge.