Pedro Sanchez lascerà la carica di presidente del governo spagnolo? Il primo ministro di Madrid ha annunciato la scorsa settimana di volersi prendere cinque giorni di pausa di riflessione per capire se continuare a mantenere l’incarico alla Moncloa dopo che la moglie Begoña Gómez è andata sotto inchiesta per l’accusa di traffico d’influenze e presunte malversazioni. Un’inchiesta che giunge nel pieno della polemica politica sorta a seguito della formazione del nuovo esecutivo del leader socialista dopo le elezioni di luglio, che hanno visto il Partito Socialista Operaio di Spagna (Psoe) arrivare secondo dietro il Partito Popolare ma riuscire comunque a governare costruendo il barrage contro la destra e i conservatori di Vox agglomerando la sinistra di Sumar e gli autonomisti di Paesi Baschi, Galizia e, soprattutto, Catalogna in nome dell’amnistia dopo il caos del tentato referendum per l’indipendenza del 2017.
Il dilemma di Sanchez
Lunedì 29 aprile Sanchez dovrebbe sciogliere la riserva: in una lettera aperta ha denunciato la natura a orologeria dell’inchiesta promossa da Manos Limpias, un’organizzazione per la trasparenza orientata a destra, e la natura poco chiara degli addebiti alla moglie. “Gomez – che non ricopre cariche pubbliche e mantiene un basso profilo – sarebbe accusata di aver avuto rapporti con un gruppo turistico spagnolo, Globalia, che possiede Air Europa. Gomez avrebbe incontrato due volte Javier Hidalgo, all’epoca ceo di Globalia, quando il vettore era in trattative con il governo per un enorme salvataggio successivo al crollo del traffico aereo a causa della crisi del Covid-19″, ha ricordato Stefano Marrone su True-News.
Sanchez si trova ad affrontare un contesto politico travagliato in cui l’assalto giudiziario alla moglie si salda con i tentativi della destra di frenare sulla pacificazione nazionale che il governo si è posto come obiettivo garantendo l’amnistia a Charles Puigdemont, ex presidente indipendentista della Generalitat di Catalogna e leader di Junts x Catalunya, il partito centrista e liberale decisivo per la vita dell’esecutivo di sinistra. I detrattori di Sanchez lo accusano di voler frenare lo sviluppo del Paese e consolidarne la parcellizzazione. Lui tira dritto e, combattivo, risponde agli addebiti contro la moglie inserendoli nel quadro di un più ampio giudizio politico sulle sue mosse.
Le motivazioni addotte da Sanchez per iniziare a riflettere sul suo possibile futuro alla Moncloa sono legate non tanto al caso specifico della moglie quanto piuttosto al suo inserirsi in un crescendo di attacchi contro la sua famiglia che travalicano la dimensione politica. “Ho urgentemente bisogno di rispondere a una domanda che continuo a pormi: vale la pena per me rimanere [in carica] nonostante le diffamazioni della destra e dell’estrema destra”, scrive Sanchez nella missiva pubblicata su Twitter in cui decreta la scelta di prendersi una pausa di riflessione.
Le battaglie di Sanchez
Ci si chiede se quella di Sanchez, che meno di un anno fa ha rischiato politicamente l’osso del collo per consolidare oltre i primi cinque anni il suo governo, sia una presa di posizione emotiva o uno sfogo con fini politici. Di fronte a attacchi crescenti, l’intrigante Perro, “cane” ,come lo soprannominano ironicamente gli alleati, un mastino della politica che ha saputo mordere quando meno gli avversari se lo aspettavano, ha ottenuto un primo risultato: un riallineamento della maggioranza, spesso in ordine sparso, attorno alla sua figura. Sanchez non è nuovo a colpi di teatro.
Ha preso il potere nel 2018 con la sfiducia costruttiva al predecessore popolare Mariano Rajoy alle Cortes Generales; ex alfiere della Sinistra riformista europea, di cui si ricordano le foto in impeccabili camicia bianca con Matteo Renzi e l’ex premier francese Manuel Valls, non ha esitato a spostarsi nettamente a Sinistra per contendere e cooptare le idee di Podemos nel suo esecutivo; ne sono nate politiche sul lavoro e sulla lotta a rendite e privilegi ritenute le più progressiste d’Europa da avversari e sostenitori; europeista radicale, è stato però un durissimo critico dell’austerità. Ha sfidato parte della società riscrivendo la storia istituzionale del Paese prendendo nettamente posizione contro il franchismo trionfatore della Guerra Civile nel 1936-1939. In nome di una visione anti-centralista, anti-totalitaria e anti-franchista della Spagna, ha favorito con la sua ultima mossa post-elettorale l’alleanza dei Socialisti ai partiti delle periferie per assicurarsi un nuovo mandato. Risulta difficile pensare possa mollare proprio ora.
Le opzioni di Sanchez
“Sánchez ha tre opzioni fondamentali lunedì”, ricorda il Financial Times. In primo luogo, “potrebbe cercare di rafforzare la sua posizione sottoponendosi a un voto di fiducia in parlamento”; la seconda opzione sarebbe quella di dimettersi mantenendo però le redini del partito e diventato king-maker del governo. O meglio, queen-maker: papabili per la sua successione sono tutte donne: il Ft segnala ” il ministro delle Finanze María Jesús Montero e il ministro dell’Ambiente Teresa Ribera – entrambi anche vice primi ministri – nonché Pilar Alegría, ministro dell’Istruzione”, tutte candidate al ruolo di prima premier donna della storia iberica. “La terza opzione è annunciare che resterà al potere e tornerà a fare affari come al solito. Ma aver portato il paese al limite, farlo irriterebbe immensamente gli spagnoli”, nota il Ft. E non sarebbe nello stile di Sanchez. Abituato a rilanciare su più tavoli.
Politico.eu non esclude, poi, un’altra opzione: che Sanchez stia costruendo in quota socialista una candidatura a diventare un serio pretendente al Consiglio Europeo dopo le elezioni del 9 giugno. Con i popolari che mirano alla conferma della presidenza della Commissione, per i socialisti resta aperta l’opzione di far pesare la presenza di leader del secondo partito europeo in Spagna e Germania, due dei quattro membri di vertice dell’Ue, per rivendicare la poltrona dell’autorità suprema dell’Ue. Serve un nome di peso per contrastare l’opzione Mario Draghi a cui lavora Emmanuel Macron. Nei mesi scorsi si è fatto il nome di Enrico Letta, ex premier italiano, ma la questione-Sanchez alzerebbe notevolmente il contesto del confronto. Arrivarci sulla scia di una “vittoria” politica interna rafforzerebbe le credenziali di Sanchez. Leader pronto a tutto. Capace di raddoppiare anche quando minaccia di lasciare.

