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Il governo di Pedro Sanchez è in bilico. La manifestazione di domenica, con migliaia di manifestanti che hanno invaso Madrid, è stata il simbolo del malcontento della Spagna. E adesso, per l’esecutivo si prepara una settimana di fuoco. Dopo le proteste nella capitale, arrivano infatti il processo ai leader indipendentisti catalani e l’approvazione della legge di bilancio. Due appuntamenti che rischiano di minare nel profondo un governo nato debole. E che si regge su una coalizioni a dir poco esplosiva, composta dal Partito socialista, Podemos e i partiti indipendentisti.

Per Sanchez sono quindi giorni decisivi. Anzi, praticamente si tratta di quarantotto ore di fuoco. Da una parte, questa mattina si apre il processo ai leader catalani accusati di sedizione. E per un esecutivo che si regge anche sui partiti secessionisti, è del tutto evidente che il Tribunale Supremo avrà un ruolo fondamentale per comprendere quale sarà il futuro della fragile alleanze che lega le diverse anime della sinistra spagnola.

Dal’altra parte, e probabilmente strettamente connessa a questo giudizio, c’è l’approvazione de “los presupuestos“, la legge di bilancio che, fino a questo momento, ha ricevuto il veto proprio dei partiti indipendentisti presenti in parlamento. E proprio per questo motivo, da La Moncloa si fanno incessanti le voci di una repentina caduta dell’esecutivo. Perché se i partiti catalani confermeranno il veto. Di fatto potrà dirsi conclusa l’esperienza di Sanchez alla guida della Spagna. Mentre, se i secessionisti approvano il bilancio (con l’assicurazione sull’autonomia), l’opposizione di Partito popolare e Ciudadanos e con Vox che incalza, è pronta a una nuova prova di forza in piazza.

Da Madrid filtrano molte indiscrezioni. C’è chi parla di un voto anticipato ad aprile. Ma c’è anche chi ritiene probabile una grande tornata elettorale in concomitanza con le elezioni europee di maggio. Una super-domenica elettorale, con comunali, regionali ed europee. Ma dall’esecutivo sono preoccupati e hanno già messo in guardia gli alleati di governo: se si va al voto, la sinistra non sembra avere alcune possibilità di tornare al governo.

Con Vox in ascesa, il Partido popular che consolida la sua posizione e Ciudadanos che strappa consensi fra i moderati e liberali, il timore di Sanchez e soci è che si possa andare incontro non solo alla perdita della guida della Spagna ma anche del futuro. Consegnando il Paese a un fronte compatto del centrodestra con Vox a fare da alleato. Un po’ quanto accaduto in Andalusia, che per il Psoe è stato il campanello d’allarme. Il laboratorio andaluso, con la destra radicale che sostiene l’accordo di governo fra Popolari e Ciudadanos, è stato un segnale chiaro. Vox è pronta a scendere a compromessi: mentre il centrodestra a spostare l’asse verso il sovranismo pur di avere la maggioranza.

La manifestazione di domenica è stato un segnale chiarissimo Vedere Santiago Abascal (leader di Vox), Pablo Casado (segretario del Partido popular) e Albert Rivera (Ciudadanos) nella stessa piazza per chiedere le dimissioni di Sanchez e per conferma l’unità di Spagna, è stato un messaggio rivolto a tutto il Paese. Dal centro alla destra sovranista sono tutti uniti in un blocco per compattare il fronte.

E questa potrebbe essere la leva di Sanchez per blindare l’asse con i secessionisti catalani: se hanno sofferto Mariano Rajoy con il suo art.155 della Costituzione, figurarsi un blocco estremamente più nazionalista. Ma per i catalani potrebbe anche essere uno strumento per aumentare la sfida allo Stato centrale. E c’è chi ritiene possibile che un probabile asse fra destre possa condurre alla mobilitazione delle sinistre, preoccupate da quello che considerano un nuovo blocco di matrice “franchista”.

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