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Anche il terzo Stato più piccolo d’Europa può avere una sua diplomazia. Anzi, per meglio dire, il terzo Stato più piccolo d’Europa non sarebbe, al tempo stesso, la repubblica più antica del Vecchio Continente (la tradizione ne data l’origine all’anno 301) se non fosse stata capace di giostrarsi, nel corso dei secoli, tra i Paesi protagonisti delle vicende internazionali. San Marino, del resto, è uno Stato sovrano in possesso del pieno delle sue prerogative, che ha scelto di fare della neutralità la sua stella polare.

La nascita delle prerogative di Stato indipendente di San Marino, riconosciute dallo Stato Pontificio nel XIII secolo, pone le sue radici in un’espressione attribuita al santo che dà il nome al Paese, fondatore di quella comunità sul Monte Titano che avrebbe costituito il primo nucleo della Serenissima Repubblica, il quale nel 366 in punto di morte avrebbe riunito i suoi discepoli dicendo loro: “Vi lascio liberi da entrambi gli uomini”. L’imperatore di Roma da un lato, il Papa dall’altro. Esercizio di neutralità che ha una curiosa risonanza con quanto avviene oggigiorno: San Marino si mantiene in dialogo aperto e costante con tutti i principali attori delle relazioni internazionali, comprese Stati Uniti e la Russia, i due “uomini” contemporanei tra cui il Titano punta a districarsi e dalle cui attenzioni è ultimamente interessato.

Viavai diplomatico sul Monte Titano

Due visite di grande spessore hanno animato, negli ultimi mesi, la tranquilla e sonnolenta Repubblica, che da diversi anni è principalmente concentrata sugli affari interni politici e, soprattutto, economici, data la necessità di rilanciarsi dopo un periodo buio caratterizzato dal dimezzamento del numero di banche ed imprese.

In tal senso sono stati salutati con favore gli investimenti russi in cooperazione economica e turismo promessi dal Ministro degli Esteri di Mosca Sergej Lavrov nel corso della sua visita a San Marino del marzo scorso, che lo ha portato ad incontrare  i maggiori esponenti del governo di San Marino, compresi i Capitani Reggenti Mirco Tomassoni e Luca Santolini. Lavrov ha mostrato un notevole garbo diplomatico applaudendo alla scelta di San Marino di non unirsi alle sanzioni euroatlantiche contro Mosca, dichiarando: ““Apprezziamo il fatto che San Marino, nonostante le pressioni esercitate sulla Repubblica dall’esterno, non abbia aderito alla spirale sanzionatoria anti russa promossa da Bruxelles, su dirette istruzioni di Washington. Questo approccio autonomo e pragmatico del vostro Paese, che favorisce lo sviluppo ulteriore dei nostri legami economico-commerciali e finanziari, merita il più profondo rispetto”. Oltre al rilancio del turismo, che ha subito i contraccolpi del calo delle partenze russe verso la Riviera Romagnola, San Marino e Russia mirano a rafforzare la cooperazione in ambito agroalimentare e accademico, avendo firmato un memorandum d’intesa ad hoc.

La Russia chiama, gli Usa rispondono. La nicchia di neutralità di San Marino, per quanto estesa poche decine di chilometri quadrati, non è sfuggita allo sguardo di Washington, che teme una trasformazione del Titano, dal punto di vista russo, nell’equivalente di ciò che Monaco, avamposto del 5G di Huawei, è per la Cina. Per questo motivo, Washington ha ritenuto necessario rispondere alla mossa di Mosca: l’1 agosto scorso, l’ambasciatore a Roma Lewis Eisenberg ha raggiunto il Monte Titano accompagnato dal console generale a Firenze Benjamin Wohlauer. “Tanti i dossier sul tavolo nel faccia a faccia con i segretari di Stato agli Esteri e alle Finanze Nicola Renzi ed Eva Guidi e alcuni rappresentanti delle associazioni bancarie locali”, scrive Formiche. “Dallo status dei rapporti bilaterali alla doppia cittadinanza, e poi cybersecurity e investimenti. C’è stato spazio anche per parlare di 5G e sicurezza. Il tema è particolarmente caro al Dipartimento di Stato Usa, che teme che aziende straniere (in particolare quelle cinesi) controllate dallo Stato possano accedere a dati sensibili, anche americani. La piccola repubblica parlamentare non è esente dai moniti Usa, si apprende, va da sé che quel che vale per l’Italia vale per San Marino”, Paese che per collocamento geografico è assimilato al resto della Penisola.

Riuscirà San Marino a trovare una quadra tra pressioni tanto divergenti? Difficile dirlo, sebbene la certezza sia che, comunque vadano le dinamiche internazionali, sono scarse le probabilità di vedere il Titano recedere dalla sua tradizionale posizione di neutralità e multilateralismo, intensificato dall’ingresso del Paese nell’Onu in poi. Il monito del fondatore dello Stato risuona, a secoli di distanza, nelle orecchie dei suoi eredi. E l’esercizio di libertà implica, al tempo stesso, la necessità di difendere l’autonomia e l’indipendenza.