Italia, Gran Bretagna, Stati Uniti. Un triangolo interessante quello che lega tre Paesi così distanti eppure così uniti da una serie di intrecci che rendono Roma e Londra due centrali europee degli interessi di un nuovo fronte politico innescato dall’altra sponda dell’Atlantico.

L’intervista di Matteo Salvini al Sunday Times conferma questo sistema. I suoi consigli a Theresa May sull’essere più dura nei negoziati con l’Unione europea per la Brexit segna comunque una scelta politica netta. Difficile che un governo legato a Bruxelles si rivolga in toni così chiari in favore del governo di Londra. Di solito i toni sono compassati, critici, profondamente avversi alla scelta del leave da parte del popolo del Regno Unito. E invece il ministro dell’Interno ha fornito un sostegno morale alla premier britannica che fa riflettere.

L’euroscetticismo come strategia Usa per l’Europa

Del resto non è una novità che il nuovo governo italiano sia un esecutivo critico nei confronti dell’Unione europea. Ma questa critica nasce anche da una logica politica internazionale molto chiara. E che vede nell’altra sponda dell’Atlantico, gli Stati Uniti, il vero e proprio terminale geopolitico.

L’esecutivo di Giuseppe Conte piace a Donald Trump. E l’incontro di oggi a Washington fra il presidente del Consiglio italiano e il presidente degli Stati Uniti potrebbe confermare quanto già avuto modo di capire dalle prime settimane del nuovo governo.

In questo idillio fra Roma e Washington, l’euroscetticismo è un elemento chiave. Per l’amministrazione americana, l’Unione europea è un problema, un avversario politico e commerciale. Gli Stati Uniti hanno sempre avuto un obiettivo: evitare che la Germania potesse trasformarsi nella nazione leader dell’Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Con l’Unione europea, il loro incubo si è trasformato in realtà. L’Europa a trazione tedesca non è un’ipotesi, ma una certezza. Certezza che adesso traballa proprio grazie a tutti quei movimenti sovranisti e cosiddetti “populisti” che contrastano proprio l’operato di Bruxelles a trazione berlinese.

Il triangolo Roma-Londra-Washington

In questo riassetto politico europeo, la Brexit ha segnato e continua a segnare un evento di fondamentale importanza. E l’uscita della Gran Bretagna, che dovrebbe avvenire nel 2019 con o senza accordo con l’Ue, consegna inevitabilmente una svolta nel dibattito politico sull’Unione europea, vista non più come una doverosa necessità ma come una scelta che si può cambiare. 

Questo cambiamento il presidente Usa l’ha sempre condiviso e con lui gli strateghi della Casa Bianca. Perché Trump non è un leader venuto fuori dal nulla, ma sta semplicemente confermando strategie a lungo termine che Oltreoceano sono sempre state chiare: colpire l’Ue qualora essa si fosse trasformata in un soggetto pericoloso.

Londra e Roma sono pedine fondamentali. Lo ha confermato il tour europeo di John Bolton, che ha visto Roma e Londra prima di recarsi a Mosca. 

La Gran Bretagna, per la sua special realtionship con gli Stati Uniti, rappresenta l’alleato americano per eccellenza. L’asse dell’Atlantico fra i due Paesi è solido e Trump non vede l’ora di poter concludere con il Regno un accordo commerciale di libero scambio successivo alla Brexit. Lo ha confermato nel suo recente viaggio proprio in Inghilterra e Scozia, dove, a parte lo scivolone sulla May, ha ribadito il pieno sostegno degli Usa alla fuoriuscita di Londra dall’Ue.

E del resto non potrebbe essere altrimenti. La Cina, rivale strategico degli Stati Uniti, ha già affilato le armi in vista della Brexit. E l’ipotesi di un accordo commerciale di libero scambio fra Londra e Pechino, già dichiarata pubblicamente dai due governi, è un rischio che in America non sono disposti ad accettare.

Per quanto riguarda i rapporti fra Roma e Londra dopo la Brexit sono apparentemente immutati. Eppure, l’elezione di un governo grosso modo critico verso l’Unione europea aiuta May a trovare sponde all’interno dell’Ue e a migliorare i rapporti fra i due Paesi. Servono governi in grado di avere un approccio meno rigoroso contro le richieste di compromesso da parte della Gran Bretagna.

Ma servono soprattutto governi disposti a trovare subito un accordo quadro con il Regno Unito per quanto riguarda i rapporti commerciali. Il tutto con una nota a margine non di poco conto: la Borsa di Milano è di proprietà della London Stock Exchange Group. Una questione non proprio secondaria per un Paese come il Regno Unito che ha nei servizi finanziari il suo indotto principale.

Le opportunità (e i rischi) per l’Italia

Per l’Italia, invece, le opportunità da sfruttare sono molte. Riuscire a rendersi alleati credibili di Stati Uniti e Gran Bretagna significa avere appoggi molto importanti in chiave internazionale. Il ruolo di mediatore, che Giuseppe Conte potrebbe ritagliarsi in questo viaggio a Washington, potrebbe risultare utile anche nei negoziati fra Londra e Bruxelles. Ma ritagliarsi un rapporto privilegiato con il governo May significa anche diventare parte integrante di un sistema euro-critico che porta l’Italia a costruire una solida alleanza nell’Atlantico. 

Naturalmente questo apre un altro interrogativo: quanto l’interesse degli Stati Uniti prevale su quello degli altri due Paesi. Sicuramente in questa ondata euroscettica, gli interessi di Washington sono chiari. Come sono chiari i motivi per cui i Paesi europei si stanno ribellando a certe logiche imposte dall’Unione europea in questi anni.

La bravura quindi deve essere quella di ritagliarsi uno spazio che renda l’Italia utile a tutti: in modo da servire, in maniera primaria, gli interessi nazionali. Il gioco è duro, ma gli effetti positivi potrebbero essere molti. Perché Washington segue la strategia. E noi dobbiamo essere bravi a seguire la nostra.

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