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Politica

Farage e le sponde in Italia. Così cambia il blocco sovranista

Le elezioni europee sono alle porte e Matteo Salvini sa che per il suo blocco sovranista varato a Milano è necessario avere una forza in più in grado di rafforzare la presenza dei movimenti a destra del Partito popolare europeo....

Le elezioni europee sono alle porte e Matteo Salvini sa che per il suo blocco sovranista varato a Milano è necessario avere una forza in più in grado di rafforzare la presenza dei movimenti a destra del Partito popolare europeo. I sovranisti della piattaforma voluta dal leader della Lega, la cosiddetta Europa del buon senso, molto probabilmente non formeranno il primo gruppo parlamentare a Strasburgo. Ma è chiaro che se vogliono scalfire la possibile alleanza fra Ppe e socialisti devono per forza di cose raggiungere un numero di seggi sufficiente per essere considerati indispensabili. Difficile? Impossibile? Lo diranno solo le elezioni della prossima settimana. Ma quello che è certo è che le trattative sono serrate. E la Lega è pienamente coinvolta in questi negoziati.

Uno, in particolare, è quello che a questo punto può essere decisivi. E riguarda l’eventuale accordo fra la piattaforma si Salvini e il Brexit Party di Nigel Farage, il redivivo leader dei nazionalisti britannici ed ex capo di Ukip, il movimento che ha reso realtà il referendum sulla Brexit. La Gran Bretagna, finita nel pantano della Brexit, ora si trova a dover fare una cosa che fino a qualche mese sembrava impossibile: votare per le elezioni europee. E Farage si presenta con il suo Brexit Party con il rischio di registrare un successo clamoroso .I sondaggi lo danno a più del 30% e in molti credono che anche provando a ridurre (e tanto) i numeri che gli attribuiscono le rilevazioni, difficilmente potrà rivelarsi un flop clamoroso. E per il numero di seggi che ha il Regno Unito, è chiaro che se un terzo degli elettori Uk voterà per Farage i sovranisti europei potrebbero ottenere un vantaggio molto importante. Rischiando quindi che Londra si trasformi, ancora una volta, nella nemesi dell’Unione europea.

Il Carroccio sembra che abbia già intavolato le trattative per far unire il Brexit Party al suo blocco. L’ha confermato anche Salvini che ieri ha detto che il suo partito ha già avviato negoziati con Farage e gli spagnoli di Vox. “Ho letto le interviste di Farage in cui parla bene di noi e lo ringrazio. Conto dal 27 maggio si possa avviare una collaborazione” ha detto il ministro leghista. Che per Salvini significherebbe certamente avere un asso in più all’interno della propria piattaforma, ma vorrebbe anche dire un cambiamento a livello strategico del partito e del governo italiano. Perché per la Lega si apre un nuovo fronte, che è quello di Londra, dove si sta decidendo uno dei dossier più caldi degli ultimi anni dell’Unione europea: l’uscita del Regno Unito.

La possibilità di un’alleanza fra Lega e Brexit Party, e quindi fra blocco sovranista europeo e brexiters, cambia chiaramente la linea politica seguita dal futuro Europarlamento. Perché è chiaro che avere come alleato un partito dichiaratamente a favore dell’uscita dell’Unione europea da parte di Londra indica che il futuro dell’Europarlamento avrà una componente fortemente euroscettica. E soprattutto vuol dire che la Lega dimostra la volontà di blindare la possibilità che Londra esca dall’Ue sostenendo un negoziato rapido e che rispetti la decisione del popolo britannico. L’idea non è mai stata negata da Salvini né dai suoi consiglieri. Lo stesso sottosegretario agli Esteri Guglielmo Picchi aveva dichiarato in un’intervista al canale americano Fox News che i britannici avevano tutto il diritto di lasciare l’Unione europea come conseguenza del referendum. Ma ora sarebbe diverso: ora avremmo un’alleanza fra un partito di governo e un partito dichiaratamente contrario all’Ue. Il tutto con un possibile convitato di pietra: gli Stati Uniti di Donald Trump. L’amministrazione Usa non ha mai negato di essere a favore dell’uscita del Regno Unito dall’Europa. E il fatto che il Carroccio si stia avvicinando sempre di più ala presidenza statunitense potrebbe anche avere un altro pilastro: il sostegno al divorzio più rapido possibile fra Bruxelles e Londra.





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