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Lo scorso 8 ottobre, la Russia ha posto il veto alla risoluzione proposta da Francia e Spagna al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per imporre il cessate il fuoco ad Aleppo. Il voto di Mosca non è piaciuto al rappresentante permanente degli Stati Uniti all’Onu, David Pressman, che ha detto: “Quando c’è stata l’opportunità di lavorare insieme per combattere il terrorismo, la Russia ha deciso di andarsene. La Russia ha deciso di ignorare gli appelli del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per l’attuazione del cessate il fuoco, la Russia ha deciso di sostenere la campagna militare del regime di Assad per la ripresa del controllo di tutto il territorio della Siria”. Sul caso è intervenuta anche Federica Mogherini, che ha giudicato “molto triste” il veto posto dalla Russia alla risoluzione.LEGGI ANCHE: Perché gli Usa non vogliono liberare AleppoMa è proprio la Francia ad aver reagito più duramente nei confronti della Russia. Come è noto, Vladimir Putin sarà a Parigi. Il suo incontro con  François Hollande è però ancora in forse. Il presidente francese sta infatti valutando se incontrare o meno l’omologo russo. In un’intervista registrata sabato e diffusa dall’emittente Tmc, Hollande afferma di essersi “posto la domanda” se sia opportuno ricevere Putin: “È utile? È necessario? Può essere una pressione? Possiamo ottenere che metta fine a ciò che commette con il regime siriano, vale a dire l’appoggio alle forze aeree del regime che lanciano bombe contro la popolazione di Aleppo?”.Ma non c’è solo la posizione del presidente francese. Secondo quanto riferito da Adnkronos, Parigi è pronta a chiedere alla Corte Penale Internazionale di aprire un’indagine per crimini di guerra compiuti compiuti da Russia e Siria. “La Francia contatterà il procuratore della Corte Penale internazionale per vedere in che modo aprire le indagini”, ha detto il ministro degli Esteri francese Jean Marc Ayrault a radio France Inter. “Chi ha compiuto questi bombardamenti? – si è chiesto Ayrault – Ci sono i siriani, ma anche i russi, con le loro armi sofisticate che permettono di penetrare nei bunker dove la gente cerca di proteggersi”. “Bisogna dire alla Russia – ha proseguito – che se è sincera nella lotta al terrorismo, allora non può sostenere il regime di Bashar al Assad, perché favorisce la radicalizzazione. I gruppi che si oppongono ad Assad si radicalizzano e vengono spinti nelle braccia degli jihadisti”.cristiani_sotto_tiroOra, varrebbe la pena sottolineare che, fino alla rivoluzione del 2011, la Siria era un Paese laico, in cui il problema della radicalizzazione era inesistente. Ma non solo: se c’è qualcuno che può combattere sul terreno i terroristi, quello è proprio Assad. Continuare a considerarlo una parte del problema non fa che alimentare confusione. E vittime.

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