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Il rapporto tra Grecia e Turchia è fatto di momenti di tensione seguiti da periodi di calma più o meno apparente. Un continuo moto di sali e scendi, come quello del mare che divide le due sponde dell’Egeo e che torna a diventare bollente nel momento in cui Atene e Ankara muovono le proprie navi alla ricerca di giacimenti, risorse o semplicemente per mostrare i muscoli. È quello che sta succedendo anche in questo 2021, che dopo mesi di “pace” vede di nuovo i due Paesi sul piede di guerra.

I motivi sono molti ed è impossibile far derivare tutto dai movimenti di una singola nave. Gli episodi ormai sono talmente tanti che costituiscono ogni volta tasselli di un mosaico più ampio in cui è difficile poter trovare il singolo evento in grado di scatenare la tensione. Tutto può essere foriero di crisi. E tutto diventa oggetto di propaganda. Questa volta il casus belli è rappresentato dai Navtex emessi di Atene e da Ankara. Si tratta avvertimenti per la navigazione in cui si afferma che si stanno svolgendo delle operazioni in una determinata area. I due Stati da tempo attuano una vera e propria guerra dei Navtex, in cui le Marine si impegnano in attività di ricerca e di esercitazione in quadranti di mare limitrofi a quelli altrui. Questa volta tutto è incentrato sulla nave Nautical Geo, imbarcazione utilizzata dalla Grecia per mappare i fondali in un settore che la Turchia considera interno alla propria piattaforma continentale. Secondo i media greci, la Marina turca avrebbe impedito alla Nautical Geo di operare in quelle acque: Ankara ha reagito rispondendo che la nave greca avrebbe “sconfinato in acque turche nonostante i ripetuti avvisi”, costringendo alla flotta turca di prendere “contromisure”. Le fonti parlano di momenti di alta tensione tanto da fare intervenire la Marina ellenica a sostegno dell’imbarcazione utilizzata da greci, ciprioti e in parte da Israele. Una nave turca avrebbe addirittura speronato la Nautical Geo a est di Creta mentre studiava il possibile percorso del gasdotto Eastmed. E questo episodio, seguito ad altri Navtex lanciati dalla Turchia, ha costretto il ministero degli Esteri greco a protestare con le autorità turche. Proteste cui si sono aggiunte quelle per la pesca dei marittimi di Ankara in aree considerate sotto stretta sovranità ellenica.

La tensione nasconde però un significato più profondo. Innanzitutto per le tempistiche. Perché la sfida dei Navtex è arrivata nel momento in cui ad Atene si teneva l’incontro tra i leader europei del Mediterraneo nel formato Eumed-9. Il vertice, sicuramente poco apprezzato dalla Turchia, ha visto sia il premier cipriota che quello greco puntare sulla condanna alle attività turche nel Mediterraneo orientale. Ed è chiaro che Recep Tayyip Erdogan ha voluto lanciare un doppio segnale. Da una parte mostrare la necessità di parlare con la Turchia per tutto ciò che riguarda il Mediterraneo orientale. Dall’altra parte, quello di volere indebolire l’immagine di Kyriakos Mitsotakis e Anstasiades durante il summit euro-mediterraneo che i due leader di Atene e Nicosia volevano utilizzare anche per condannare le attività di Ankara.

Sulla prima questione, la Turchia ha già fatto capire da tempo di volere essere inserita nel dialogo sul gas del Levante e sulle infrastrutture che connettono i tre continenti e passano per la acque del Mediterraneo orientale. Cipro Nord rappresenta un avamposto essenziale in questa strategia della Mezzaluna, potendo sfruttare l’idea dei diritto della repubblica della parte settentrionale dell’isola come centro di propulsione degli interessi di Ankara nella regione. Ma Erdogan ha voluto ribadire questa presenza turca anche attraverso il memorandum di intesa turco-libico sulla Zona Economica Esclusiva, l’utilizzo della propria flotta, il ribadire costantemente l’importanza della piattaforma continentale turca. Il problema principale della Turchia è quello di essere esclusa da progetti considerati essenziali per i Paesi della regione. E la sua linea non cambia.

Lo scontro chiaramente diventa anche diplomatico. I due Paesi fanno parte entrambi della Nato, ma nel silenzio dell’Alleanza, Grecia e Turchia si muovono su binari diversi e con interlocutori differenti. La Grecia ha manifestato anche con l’Eumed9 di voler essere il Paese dell’area garantito dalla protezione atlantica ed europea. A conferma di questo, l’indiscrezione giunta in questi giorni di un raddoppio della base greca di Suda, proprio sull’isola di Creta, in concomitanza con l’avvio del Mutual Defense Cooperation Agreement (MDCA) con gli Stati Uniti. L’immagine di una Grecia perfettamente allineata agli Usa – con cui sono previsti accordi anche per l’utilizzo di altre basi – è un messaggio che Atene manda direttamente ad Ankara. E se i nazionalisti turchi considerano questa svolta ellenica la conferma di dover considerare il territorio ellenico una sorta di trincea anti-turca nel Mediterraneo, per Erdogan c’è il problema di non poter essere considerato un nemico da parte di Washington. Timore cui però il leader turco risponde con l’organizzazione del viaggio in Russia, in cui incontrerà Vladimir Putin. Un tour che serve ai due leader per calibrare la loro strategia comune, ma anche per dare un segnale a Joe Biden dell’importanza delle relazioni turco-russe.

Giochi diplomatici a livello di grandi potenze che si inseriscono in quelli di livello regionale. La Grecia punta sul blocco composto da Israele, Cipro, Egitto ed Emirati. La Turchia tenta di rompere l’asse tra Atene e il Cairo e nel frattempo utilizza la Libia come avamposto e come merce di scambio: schermo per gli interessi nel Mediterraneo orientale ma anche come spina nel fianco in Nord Africa e verso l’Europa. E anche per questo le mosse turche verso Mosca possono essere un segnale di rinnovati avvertimenti nei confronti della Nato. Così come la rete diplomatica turca nei Balcani, che sta arrivando a lambire anche la stessa Serbia: un tempo considerata acerrima nemica della Turchia. Fonti qualificate di InsideOver spiegano che sotto questo profilo non sembra che lo scontro tra Francia e Stati Uniti per Aukus abbia avuto un impatto: le due potenze sembrano invece abbastanza allineate sul fronte dell’Egeo e del Levante. Diverso il caso dell’Italia che, insieme alla Germania, sembra voler mantenere un atteggiamento più neutrale. Esigenze diverse che confermano come la partita del Mediterraneo sia un Risiko sempre più complesso in cui gli schieramenti non appaiono più così netti come può sembrare.