Andrà avanti per almeno un altro anno la missione Minurso. Si tratta dell’operazione delle Nazioni Unite creata nel 1991 per la gestione del dossier sul Sahara. A decretare l’ulteriore prolungamento del mandato di Minurso è stato il consiglio di sicurezza dell’Onu con la risoluzione 2602. Un documento che ha soddisfatto una delle parti in causa, ossia il Marocco, mentre ha destato polemiche da parte del Fronte del Polisario.

Cosa prevede la risoluzione

Quest’anno è il trentesimo anniversario dalla fine delle ostilità tra Marocco e Polisario. Nel 1991 infatti è stato siglato un cessate il fuoco grazie alla mediazione dell’Onu, i cui organi direttivi hanno poi dato vita alla missione Minurso. Oggi per la verità la tregua tra le due parti è appesa a un filo. Più volte, soprattutto dallo scorso 13 novembre, sono stati registrati scontri lungo le linee di contatto. Per questo nel palazzo di Vetro si è deciso di andare avanti con la missione Minurso. Il 29 ottobre il consiglio di sicurezza ha varato la risoluzione 2602. A votare favorevolmente sono stati 13 dei 15 componenti del consiglio, due (Russia e Tunisia) si sono invece astenuti. Il documento, presentato dagli Stati Uniti, prevede in primis il prolungamento della missione fino al 31 ottobre 2022. Una proroga importante perché avvenuta a poche settimane dalla nomina del diplomatico svedese Staffan de Mistura quale inviato speciale Onu per il Sahara. Obiettivo della missione formalmente è quello di garantire un processo di transizione verso il referendum con cui far decidere ai cittadini lo status della regione.

In secondo luogo, la risoluzione ha poi invitato le parti a collaborare per un più solido cessate il fuoco. Un appello rivolto non soltanto al Marocco e al Fronte del Polisario, ma anche ad altre due parti direttamente o indirettamente impegnate sul campo, ossia Mauritania e Algeria. Quest’ultima in particolare ospita nella città di Tindouf i campi profughi dove ha sede il Polisario e negli anni ha sempre sostenuto questo movimento. C’è poi una parte importante del documento dove viene fatto riferimento al cosiddetto progetto sull’autonomia presentato dal Marocco dell’aprile 2007. Come accaduto già negli ultimi anni in sede di votazione della proroga di Minurso, l’Onu ha espresso ancora una volta apprezzamento alla proposta di Rabat che prevede, in cambio del riconoscimento della sovranità marocchina, ampia autonomia al Sahara.

La soddisfazione del governo marocchino

In virtù anche del riferimento alla proposta sull’autonomia, la diplomazia marocchina ha espresso ampia soddisfazione per il via libera alla risoluzione 2602. “Il Marocco accoglie con favore questa importante risoluzione – ha dichiarato il ministro degli Esteri marocchino Nasser Bourita – in considerazione del suo contesto, del suo contenuto e delle posizioni espresse durante la sua adozione”. Secondo il titolare degli Esteri di Rabat, il documento approvato dal consiglio di sicurezza andrebbe nella giusta direzione per la risoluzione del dossier: “Questa risoluzione – ha proseguito Bourita nel corso di una conferenza stampa tenuta venerdì scorso – è importante perché interviene in un contesto in cui il Marocco ha ottenuto molti progressi dalla risoluzione dell’ottobre 2020. Tra questi risultati, il Segretario generale delle Nazioni Unite ha citato nel suo ultimo rapporto la messa in sicurezza del posto di frontiera di El Guergarat e il ripristino della libera circolazione al suo livello”.

La risoluzione 2602 è la prima votata sul Sahara dopo la svolta Usa voluta dall’ex presidente Donald Trump al termine del suo mandato. Washington infatti ha riconosciuto per la prima volta la sovranità marocchina nella regione. Da qui l’ulteriore soddisfazione del governo di Rabat per il documento approvato dal consiglio di sicurezza, in cui è fatto ampio cenno alla proposta del Marocco del 2007 sull’autonomia da accordare al Sahara. Di segno opposto ovviamente le reazioni arrivate dal Polisario. “L’adozione di questa risoluzione – si legge in una nota degli attivisti – costituisce un infelice ritorno alla politica del business as usual”. Nonostante le polemiche, è stato posto un altro importante paletto per porre fine a questa contesa decennale.

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