Sabotaggio Nord Stream, Berlino accusa il generale ucraino Zaluzhniy. Ma è incredibile che abbia agito da solo

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Un’inchiesta esclusiva del Wall Street Journal rivela alcuni dettagli sul più grande atto di sabotaggio della storia recente: l’attentato ai gasdotti Nord Stream nel settembre 2022, confermando quanto già aveva esposto la stessa testata americana nei mesi scorsi. Secondo fonti tedesche, un’unità d’élite ucraina, sotto il comando diretto dell’allora capo delle forze armate Valery Zaluzhny (tesi, quest’ultima, già sostenuta dalla testata americana, ora supportata dalla magistratura tedesca), avrebbe pianificato ed eseguito gli attacchi. L’indagine, condotta per tre anni da una squadra speciale della Polizia Federale tedesca a Potsdam, rischia – secondo la testata Usa – di incrinare il sostegno europeo a Kiev.

L’indagine tedesca porta al generale ucraino

“Per tre anni, un team di detective si è riunito ogni mattina intorno a una lavagna bianca nella sede della Polizia Federale a Potsdam, vicino a Berlino”, scrive il Wsj. “Ora la loro inchiesta su chi c’era dietro il più grande atto di sabotaggio della storia moderna – l’attentato ai gasdotti Nord Stream – minaccia di frantumare il sostegno all’Ucraina, il Paese che ritengono responsabile”.

Gli investigatori tedeschi hanno emesso mandati di cattura per tre militari di un’unità speciale ucraina e quattro sommozzatori professionisti. Il loro obiettivo: interrompere i flussi di gas russo verso la Germania e privare Mosca di entrate vitali per finanziare la guerra. Decisiva una foto sgranata in bianco e nero scattata da un autovelox tedesco: grazie a un software di riconoscimento facciale commerciale, i detective hanno identificato un sommozzatore ucraino, trovato poi in Polonia. L’uomo è stato successivamente portato in Ucraina a bordo di una BMW nera con targhe diplomatiche. Kiev non ha commentato; un alto funzionario ucraino ha ammesso privatamente di aver agito dopo un avvertimento di Varsavia.

Il comandante arrestato in Italia

Il comandante dell’unità, Serhii K., 46 anni, veterano dell’SBU (i servizi segreti ucraini), è stato localizzato dopo una caccia durata mesi. Gli investigatori avevano solo una foto del passaporto falso usato durante l’operazione. La svolta è arrivata durante una riunione delle 9:30: “Dove vanno in vacanza gli ucraini?”. Un Paese amico fuori dall’Ue ha fornito la foto del passaporto vero.

Il 13 agosto scorso Serhii è stato fermato al confine polacco, poi localizzato in Italia grazie a pedaggi autostradali e prenotazioni alberghiere della moglie. I Carabinieri lo hanno arrestato in un resort a San Clemente, vicino Rimini. Davanti alle telecamere ha salutato con le tre dita, simbolo del Tryzub ucraino. Il suo avvocato sostiene che, anche se colpevole, l’attentato fosse “un’operazione militare in difesa dell’Ucraina” e quindi non perseguibile. Serhii è in sciopero della fame da oltre una settimana: la prigione, a suo dire, non rispetterebbe la sua dieta vegana e senza glutine. A dicembre i giudici italiani decideranno sull’estradizione verso Amburgo. La Germania ha già pronto un aereo dedicato.

Nel frattempo, la Polonia si rifiuta di consegnare il sommozzatore ucraino fermato sul suo territorio e lo considera un eroe. Il premier Donald Tusk, da sempre critico verso la dipendenza tedesca dal gas russo, ha ironizzato: “Il problema non è che il gasdotto è stato fatto saltare. Il problema è che è stato costruito”. Posizione, quest’ultima, che sta creando non poche tensioni diplomatiche tra Berlino e Varsavia.

Quello che “manca” all’indagine tedesca

C’è, tuttavia, qualcosa che manca e che non torna nell’indagine berlinese che accusa la piccola unità ucraina di aver (da sola) sabotato il gasdotto per ordine di Valery Zaluzhny, ex Comandante in capo delle Forze armate ucraine, rimosso dall’incarico l’8 febbraio 2024 dopo mesi di voci su contrasti con il leader ucraino, Volodymyr Zelensky. Oggi Zaluzhniy è ambasciatore di Kiev nel Regno Unito e viene spesso indicato come un possibile sostituto di Zelensky, qualora le cose per il presidente si mettessero male. E, come ha raccontato Fulvio Scaglione su InsideOver, questi non sono affatto giorni semplici per Zelensky.

Dunque l’inchiesta, più che accusare l’Ucraina, mette nel mirino un personaggio estremamente popolare nel Paese ma in rotta con il suo leader da tempo. E potrebbe paradossalmente diventare un grande assist per lo stesso Zelensky, che vede in Zaluzhniy un rivale.

Ma c’è un altro aspetto che manca, in questa storia: davvero si può credere che un’unità ucraina possa aver messo in atto il più grave atto di sabotaggio della storia europea, completamente da sola e senza supporto esterno? Come aveva documentato un’inchiesta di Der Spiegel, il commando ucraino aveva “legami di lunga data con la CIA”. Non solo. Nel febbraio 2023, Seymour Hersh, giornalista investigativo vincitore del premio Pulitzer, ha pubblicato un articolo in cui accusava Washington di aver orchestrato il sabotaggio dei gasdotti. Secondo il suo resoconto, basato su una fonte anonima con “conoscenza diretta”, l’attacco sarebbe stato pianificato e realizzato con il supporto della Norvegia, durante l’esercitazione militare BALTOPS 2022 nel Mar Baltico.

Erik Andersson, ingegnere svedese in pensione, che ha condotto un’indagine forense per fare luce su questo caso complesso, ha spiegato a InsideOver che l’obiettivo del Wall Street Journal, “così come tutti i precedenti pezzi narrativi simili dei principali giornali americani sull’argomento, abbia una chiara missione: ripulire l’immagine degli Usa” e dell’Occidente, in generale. E per Mosca, dell’operazione avrebbe fatto parte anche il Regno Unito. Disinformazione? Chissà. Una cosa è certa: rimane altamente improbabile che Kiev possa aver agito in solitaria, senza il supporto dell’intelligence occidentale. Altra cosa: dove sono finiti quelli che sostenevano che la Russia si fosse “auto-sabotata” facendo saltare in aria il North Stream? Ve lo diciamo noi: sono ancora in Tv e continuano a pontificare come se nulla fosse.

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