Sin dall’inizio della crisi dei debiti sovrani, alcuni Paesi all’interno dell’Unione europea si sono contraddistinti per le loro volontà che tutti gli Stati membri, compresi quelli con maggiori difficoltà, osservassero le rigide regole di bilancio definite dall’Unione. Alla guida degli interessi di quei Paesi che sono stati successivamente definiti “frugali“, senza ombra di dubbio, ci sono sempre stati i Paesi Bassi, che soprattutto negli ultimi tre anni hanno cercato in ogni modo a far valere le proprie ragioni di fronte a quasi tutte le richieste di scostamento di bilancio.

È impossibile per un italiano dimenticare la forte opposizione che fece Mark Rutte, il premier olandese, nelle sedi europee alla richiesta dell’Italia di ricevere assistenza economica. Una scena che lo rese talmente famoso al punto che, in patria, per strada le persone iniziarono a supplicarlo di non concedere soldi al nostro Paese. Adesso, però, con la crisi economica causata dalla pandemia di coronavirus e con le difficoltà alle quali sono andati incontro anche i Paesi Bassi, lo scenario potrebbe essersi completamente ribaltato.

Rutte non ha rendicontato 9 miliardi

Come si è potuto apprendere dalla principale emittente televisiva olandese, la Nos, per combattere la pandemia sia sotto il profilo sanitario sia sotto quello economico Amsterdam avrebbe impiegato ben nove miliardi aggiuntivi rispetto a quelli pattuiti, con uno scostamento vicino alla soglia del 3%. Una cifra che si spinge ben oltre il regolamento olandese che impone di riferire alla camera bassa qualsiasi cambio di programma che comporti uno scostamento di oltre un punto percentuale.

Le accuse, che provengono principalmente dai partiti di opposizione, potrebbero mettere in difficoltà Rutte nei prossimi giorni, considerando il momento delicato che stanno passando i Paesi Bassi. Soprattutto perché, come fatto notare dal leader dei liberali del D66, Joost Sneller, non tutte le spese aggiuntive sarebbero riconducibili alla pandemia, smontando di fatto la tesi difensiva del governo.

Una lezione per il governo olandese

Quando le cose andavano bene, si possedeva una legislazione fiscale in grado di attirare le holding e le off shore dall’estero e soprattutto il lavoro interno non mancava, fare i forti con i deboli era qualcosa che a Rutte riusciva bene. Con lo scenario economico che stanno vivendo i Paesi Bassi in questo momento, però, lo stesso premier olandese si è reso conto di come sia difficile fare i conti con tutte le spese necessarie quando ci si ritrova con le casse erariali completamente svuotate.

La decisione di accedere ad un indebitamento aggiuntivo (senza neppure rendicontarlo come di dovere) è una dura macchia sul volto di Rutte, soprattutto per quanto riguarda la propria credibilità nei Paesi Bassi. In fondo, la scelta della sua figura è sempre stata legata anche al suo rapporto duro e fiscale nei confronti dell’Unione europea. Ma quale fiscalità potrà mantenere una persona che, alle strette, inizia ad agire proprio come coloro che ha sempre criticato e combattuto?

In questo scenario, dunque, Rutte e la sua compagine sono chiamati a fornire spiegazioni nei riguardi della camera bassa olandese, in ottemperanza alla legislazione del Paese. Soprattutto, per spiegare dove siano finiti e che cosa ne sia stato fatto dei nove miliardi di euro che mancano all’appello nella casse dei Paesi bassi. Ma anche qualora ciò venisse fatto e anche nell’eventualità che il loro impiego si riveli essere stato legittimo o giustificato, la sensazione è quella che il premier ormai si sia giocato la sua fama di “duro e intransigente”.

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