Se da una parte è stato deciso il futuro Copasir, con il centrodestra che ha trovato l’accordo sulla candidatura unitaria di Raffaele Volpi, ex sottosegretario alla Difesa e deputato leghista, dall’altra il premier Giuseppe Conte deve ancora spiegare i punti oscuri della doppia visita del ministro della giustizia Usa William Barr e del procuratore John Durham a Roma il 15 agosto e il 27 settembre. Come dichiarato dallo stesso presidente del Consiglio, fu lui ad autorizzare l’incontro tra il capo del Dis Gennaro Vecchione e Barr per cercare “nell’interesse dell’Italia di chiarire quali fossero le informazioni degli Stati Uniti sull’operato dei nostri Servizi all’epoca dei governi precedenti”, quindi Renzi e Gentiloni. 

Come spiega Repubblica, rimane ignota la natura delle informazioni che, tra il 15 agosto e il 27 settembre scorsi, il direttore del Dis Gennaro Vecchione, su espressa indicazione del premier, chiese di raccogliere alle nostre due agenzie di Intelligence – Aise e Aisi – perché venissero condivise con il ministro di giustizia William Barr e il procuratore speciale Durham ma l’ipotesi più accreditata è che possano riguardare il professor Mifsud e tutta la sua cerchia. Un funzionario dell’ambasciata americana a Roma ha confermato al Daily Beast che quella di Barr è stata una visita inaspettata e che gli americani erano particolarmente interessati da ciò che i servizi segreti italiani sapevano sul conto del misterioso docente maltese al centro del Russiagate americano, colui che per primo – secondo l’inchiesta del procuratore Robert Mueller – avrebbe rivelato a George Papadopoulos l’esistenza delle mail compromettenti su Hillary Clinton.

L’intelligence italiana ha collaborato con Barr e Durham

Sempre secondo Repubblica, Giuseppe Conte venne messo al corrente del lavoro di raccolta di informazioni, avviato da Aise e Aisi pochi giorni dopo la prima visita di Barr a Roma (il 15 agosto). Ed ebbe modo di discuterne a Palazzo Chigi con Vecchione e i direttori di Aise (Luciano Carta) e Aisi (Mario Parente) almeno in un paio di riunioni. Della seconda, c’è una data: il 26 settembre. Vale a dire 24 ore prima dell’ultimo incontro del ministro della Giustizia americano con i nostri servizi. Ed è certo – per quello che sin qui Palazzo Chigi ha lasciato informalmente filtrare – che proprio quell’ultima riunione preparatoria tra Conte e i vertici dei nostri Servizi, sottolinea Repubblica, servì a concordare quanto era opportuno condividere con gli americani.

È stato il direttore del Dis Vecchione ad avviare gli accertamenti, riporta il Corriere della Sera, su richiesta del ministro della Giustizia Barr, e la riunione convocata il 27 settembre scorso è servita proprio a dare conto dell’esito delle verifiche. Ora sarà il presidente del Consiglio a dover fornire spiegazioni al Copasir su questa procedura, visto che è stato proprio lui a concedere il via libera ai rapporti tra gli 007 e William Barr. Attraverso le agenzie di stampa, gli 007 hanno precisato che i vertici di Aise e Aisi hanno partecipato alla riunione con il ministro Barr e la delegazione americana dopo una convocazione per iscritto di Vecchione.

Le richieste degli Usa a Conte

Obiettivo dell’indagine di Washington è stabilire se Roma nel 2016 – nel periodo dei governi Renzi e Gentiloni – abbia collaborato con i democratici per fabbricare false prove sul Russiagate: cosa di cui lo stesso presidente Donald Trump e i repubblicani sono più che convinti. Secondo Repubblica, nei due incontri Barr e Durahm spiegano a Vecchione due cose. La prima: vogliono che l’intelligence italiana gli dica dove si nasconde il professor Mifsud. La seconda: vogliono conferma a quelle che loro dicono essere “le prove” della mano italiana nel presunto “complotto” contro Trump.

Gli americani, e non è un dettaglio di poco conto, hanno tra le mani la deposizione di Joseph Mifsud, dove il docente confesserebbe – secondo quanto ricostruito dal giornalista investigativo John Solomon – di aver agito deliberatamente per incastrare Trump e Papadopoulos. Ma su indicazione e ordine di chi? Lo scopriremo presto.