In una lettera inviata al procuratore generale degli Stati Uniti William Barr, il senatore della Carolina del Sud Lindsey Graham, presidente del Comitato giudiziario del Senato e molto vicino al presidente Donald Trump, sottolinea che il “Comitato sta continuando a indagare sulle questioni relative al Dipartimento di Giustizia e all’Fbi per la gestione dell’inchiesta Crossfire Hurricane, compresa la richiesta di un mandato Fisa su Carter Page”, ex advisor della campagna di Trump. “Al fine di favorire la supervisione del Comitato su questa importante questione – sottolinea Graham – chiedo che i seguenti dipendenti del Dipartimento siano disponibili quanto prima per dei colloqui. Il Comitato contatterà inoltre direttamente gli ex dipendenti del Dipartimento per programmare le interviste e informerà il Dipartimento di giustizia quando tali interviste sono programmate in modo che i consulenti del Doj possano partecipare”.

Tra i funzionari che Graham ha inviato a testimoniare davanti al Comitato giudiziario del Senato, che indaga sulle origini del Russiagate e sui possibili abusi ai danni della campagna di Trump, c’è anche Kieran Ramsey, addetto legale dell’Fbi per l’Italia, la Santa Sede, San Marino e Malta presso l’ambasciata degli Stati Uniti, a Roma.

Durham indaga sulla Cia e su Brennan

Nel frattempo, l’indagine penale del procuratore John Durham, secondo quanto riferito dal New York Times, si starebbe concentrando sulla condotta della Cia e in particolare dell’ex direttore John Brennan. Quest’ultimo ha dichiarato al Nyt di “essere disposto a parlare con Durham” o “con chiunque altro abbia domande su ciò che abbiamo fatto durante il 2016”. Secondo quanto riportato dal Washington Examiner, che riporta alcune dichiarazioni dell’ex direttore dell’Fbi Christopher Wray, Durham starebbe facendo chiarezza sul rapporto Trump-Russia redatto dall’ex spia britannica Christopher Steele, finanziato da Fusion Gps, dalla Comitato nazionale democratico, dalla campagna della Clinton e dal Washington Free Bacon. Durham sta cercando di rispondere a una “semplice” domanda:

Perché le agenzie federali hanno preso sul serio un dossier screditato e viziato da un chiaro pregiudizio politico?

Lo scorso ottobre, l’indagine preliminare del Dipartimento di Giustizia guidata da Barr e condotta dal procuratore John Durham si è “evoluta” in un’indagine penale a tutti gli effetti. Secondo Fox News, infatti, l’indagine di Durham “si è estesa” sulla base “di nuove prove raccolte durante un recente viaggio a Roma con il procuratore generale William Barr”. Si tratta dei due incontri con i vertici dei servizi segreti italiani del 15 agosto e 27 settembre scorso autorizzati dal premier Giuseppe Conte.

Alle origini del Russiagate

A dicembre, Barr aveva respinto le conclusioni del rapporto dell’Ispettore generale del Dipartimento di Giustizia Michael Horowitz sul Russiagate. Nelle sue conclusioni, infatti, Horowitz aveva criticato (duramente) la gestione del caso da parte dell’Fbi e delle intercettazioni telefoniche nelle prime fasi delle indagini sul Russiagate, ma ha esonerato il bureau dall’accusa di cospirazione. Inoltre, secondo Horowitz, l’Fbi aveva gli elementi necessari per aprire legittimamente l’inchiesta contro la Campagna di Trump e non ha agito assecondando un pregiudizio politico.

In un’intervista rilasciata alla Nbc, il ministro della Giustizia Barr aveva invece chiarito che l’Fbi possa aver operato in “malafede” quando ha avviato le indagini sul Russiagate e in maniera “impropria” quando The Donald si è insediato alla Casa Bianca. Come riporta il giornalista investigativo John Solomon, il bureau ha mentito ben nove volte al tribunale Fisa pur di ottenere il mandato di sorveglianza ai danni dell’ex collaboratore di Trump, Carter Page. In totale, nel rapporto Horowitz si parla di ben 51 violazioni complessive. Come più volte spiegato su questa testata e come confermato da Barr, sarà il procuratore Durham ad avere l’ultima parola sull’ipotesi di cospirazione ai danni del presidente Usa.

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