La pubblicazione del rapporto dell’ispettore generale del Dipartimento di Giustizia Michael Horowtiz, che ha condotto l’indagine incentrata sul presunto controllo della campagna presidenziale di Donald Trump nel 2016 e sul possibile abuso del Foreign Intelligence Surveillance Act da parte di Barack Obama ai danni dell’ex consigliere della campagna di Trump, Carter Page, conferma le indiscrezioni dei giorni scorsi: nelle sue conclusioni, Horowitz critica la gestione da parte dell’Fbi delle intercettazioni telefoniche nelle prime fasi delle indagini sul Russiagate, ma esonera il bureau dall’accusa di cospirazione.

Come spiega il New York Times, gli investigatori non hanno riscontrato alcuna prova di un possibile pregiudizio politico da parte del bureau, come confermerebbe il rapporto di 434 pagine diffuso oggi. Secondo il rapporto di Horowitz, l’Fbi aveva prove sufficienti a luglio 2016 per aprire legalmente le indagini con l’operazione Crossfire Hurricane e l’uso di informatori avrebbe seguito le procedure del bureau. Tuttavia, spiega il New York Times, Horowitz ha anche scoperto “disfunzioni sostanziali”, disattenzioni e “gravi errori” oltre al fatto che un avvocato del bureau ha modificato un documento pur di applicare il mandato Fisa a Carter Page.

Horowitz, confermata la cattiva condotta dell’Fbi

Nelle scorse settimane, Horowitz ha diffuso un primo rapporto sull’Fbi, preludio di ciò che è contenuto nel dossier di 434 pagine. Nel rapporto, “si esamina la gestione da parte del Federal Bureau of Investigation degli informatori e del processo di verifica degli stessi, a partire dal 2011”. Vengono evidenziati “diversi problemi”, in particolare “ritardi nel processo di verifica dell’attendibilità delle informazioni ricavate e falle nel processo di archiviazione delle informazioni ritenute più problematiche”. “I processi di verifica dell’Fbi per le fonti confidenziali, noto come validazione, non è risultato in linea con le linee guida dell’attorney general, in particolare con riferimento alle fonti a lungo termine”, ha sottolineato l’ispettore generale in un video.

Secondo quanto emerge dal rapporto, il bureau avrebbe speso la bellezza di 42 milioni di dollari l’anno per pagare i suoi informatori tra il 2012 e il 2018. Parliamo di migliaia di persone, sul libro paga dell’Fbi. Secondo quanto appurato dall’ispettore generale, ci sarebbero state delle incongruenze nelle comunicazioni adottate tra gli agenti dell’Fbi e le loro fonti. Gli agenti del bureau avrebbero comunicato con i loro cellulari di servizio, e non con i dispositivi idonei, dotati dei sistemi di criptatura. E dunque più sicuri. Altro problema rilevato da Horowitz, nota l’Adnkronos, “è quello dell’accesso a informazioni ricavate da fonti confidenziali da parte di personale dell’Fbi senza specifica autorizzazione”.

 

La palla passa a Barr e Durham

In attesa dell’audizione al Senato con l’ispettore generale del Dipartimento di Giustizia, Michael Horowitz, in programma mercoledì 11 dicembre, la palla passa al Procuratore generale William Barr. Come scrive il New York Times, Barr avrebbe dichiarato ai funzionari del Dipartimento di giustizia di essere scettico rispetto al fatto che l’Fbi avesse gli elementi necessari per aprire le indagini sul Russiagate e dunque di non condividere le conclusioni dell’ispettore generale. Tale scetticismo, nota il New York Times, potrebbe aumentare la pressione sul Procuratore John H. Durham, che sta conducendo un’indagine penale sulle origini del Russiagate e che, secondo la testata americana, “avrebbe già portato alla luce alcune prove” a sostegno della tesi del ministro della giustizia Usa.

In quanto ispettore generale, Horowitz non può presentare accuse penali o presentare un mandato di comparizione. John Durham, che ha la reputazione di essere un procuratore di ferro in casi di corruzione pubblica, può fare entrambe le cose. Quest’ultimo, a seguito della conclusione delle indagini del procuratore speciale Robert Mueller che ha “sgonfiato” l’ipotesi della “collusione” fra lo staff di Trump e la Russia, è stato incaricato da William Barr di determinare se il Dipartimento di Giustizia, l’Fbi e le autorità dell’intelligence abbiano agito in maniera impropria e “cospirato” contro Donald Trump nel 2016. Nelle scorse settimane, l’indagine preliminare del Dipartimento di Giustizia guidata dall’Attorney general William Barr e condotta dal Procuratore John Durham si è “evoluta” in un’indagine penale a tutti gli effetti. Sarà dunque John Durham, in definitiva, a confermare o meno l’ipotesi di cospirazione ai danni di Donald Trump. Non Michael Horowitz.

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