Dopo l’estromissione di Steve Bannon dal Consiglio per la Sicurezza Nazionale, il presidente statunitense Donald Trump ha sposato la linea aggressiva ed interventista dettata dai potenti e influenti generali presenti nel suo entourage: il consigliere alla sicurezza nazionale  H.R McCaster, il segretario alla Difesa James Mattis e il Segretario di Stato Rex Tillerson, che ora tirano le redini della politica estera di quest’amministrazione. Un cambio di rotta radicale, quantomeno rispetto alle promesse fatte in campagna elettorale: i “neocon” esultano, buona parte dei democratici anche – compresa Hillary Clinton – mentre l’universo della “alt-right” americana ed europea si smarca e accusa Trump di aver completamente tradito le promesse fatte solo qualche mese fa.Come e perché è maturato questo cambiamento? Le ipotesi sono diverse. Secondo alcuni analisti, tutto è iniziato con lo scandalo “Russiagate”, che ha portato alle dimissioni del generale Michael Flynn. È lì che vanno ricercate le radici della “svolta” di Trump?Chi tocca il Cremlino, muoreCome osserva Maria Grazia Bruzzone su La Stampa, “a Trump è stato imputato di avere nella squadra persone che con la Russia colludono. Il generale Mike Flynn è stato già costretto a dimettersi da Consigliere per la Sicurezza Nazionale, per aver parlato – quando era ancora un privato cittadino – con l’ambasciatore russo (peraltro molto amico dei democratici e dello stesso Obama), consigliandogli di non reagire all’espulsione di personale russo decisa da Obama come rappresaglia per i presunti hackeraggi. Fino alla clamorosa notizia, di pochi giorni fa, della destituzione dal National Security Council di Steve Bannon, il chief strategist di Trump, il personaggio a lui più vicino e di fiducia . E del passo indietro di Devin Nunes, capo del Comitato del Congresso che sovrintende all’Intelligence, Repubblicano vicino a Trump”.Atmosfera pesantePrima dell’attacco alla base siriana, l’atmosfera a Washington era da caccia alle streghe: “L’atmosfera politica tossica della russofobia a Washington non ha precedenti – osservava Finian Cunningham su Strategic Culture . L’amministrazione Trump viene azzoppata in ogni occasione di una normale azione politica sotto una nube tossica di sospetta colpevolezza di tradimento per via di collusioni con la Russia”.E aggiunge: “Il capo dell’Fbi  James Comey ha detto a riferito al Congresso che la sua agenzia sta perseguendo un’indagine che avrebbe potenzialmente incriminato l’amministrazione, pur non confermando né negando l’esistenza di alcuna prova. La realtà è che a Washington si sta lacerando in una guerra civile inutile. Si tratta di un’implosione. Un crollo storico del Made in America. Questa russofobia non è che un sintomo della decadenza della politica degli Stati Uniti”. Un’inchiesta che, prove alla mano, a distanza di settimane ha prodotto molto poco, se non nulla.Il Trump 2.0 che piace allo “Stato profondo”Le ultime iniziative in politica estera di Trump hanno trovato il plauso di chi lo aveva osteggiato per mesi e ricompattato l’opinione pubblica. Così Trump ha archiviato il dissenso interno e messo da parte il ruolo di figura “anti-establishment”. Probabilmente anche lo scandalo “Russiagate” sarà presto un lontano ricordo.”Ora che Trump ha dimostrato in maniera cristallina la sua disponibilità a rischiare una guerra molto più ampia in tutto il Medio Oriente e uno scontro spaventoso con la Russia – scrive il prof. Edward Curtin su Globalresearch ci si può attendere un leggero allentamento della percezione di ‘cattivo’ che i media li avevano affibbiato. Ora la sua belligeranza in politica estera dovrebbe portargli qualche consenso. Se non diventerà ‘buono’, almeno non sarà più dipinto come il diavolo». Il nuovo atteggiamento di Trump gli permetterà di governare forse più serenamente, ma i risvolti sul piano geopolitico mondiale potrebbero essere molto pericolosi.