“I miei amici e colleghi a Roma hanno deciso di suggerirmi di lasciare immediatamente Roma e trovare un posto, hanno offerto un luogo fuori mano dove potessi stare”. L’Adnkronos ha pubblicato parte della trascrizione della deposizione del professor Joseph Mifusd consegnata al procuratore John Durham che indaga sulle origini del Russiagate e sulla presunta cospirazione contro la campagna di Donald Trump. L’Adnkronos ha ottenuto direttamente dall’avvocato Roh una parte della trascrizione di quel “vocale”. Il posto “fuori mano” di cui parla Mifsud nel nastro, sostiene Roh, sarebbe una casa in un paese delle Marche, Matelica, nella quale il professore maltese si nascose o “venne fatto nascondere” a partire dal 31 ottobre del 2017.

È lo stesso docente maltese a parlare: “Sono rimasto lì per oltre due mesi – spiega – Ho trascorso questi due mesi a pensare a come recuperare la mia salute, che era una delle cose più importanti, e anche tempo per raccogliere le mie idee e punti di vista su cosa era effettivamente accaduto”. Per il professore è “anche importante sottolineare che i miei amici e colleghi a Roma avevano anche chiesto consiglio, consiglio a livello nazionale, su come dovessi gestire la situazione”.”Mi era stato fatto capire molto chiaramente – prosegue la trascrizione – che era meglio se fossi stato via dai riflettori per un po’ di tempo. Uno degli argomenti che erano stati avanzati era che questa cosa sarebbe morta entro qualche mese e che sarei potuto tornare e continuare il mio lavoro e le mie attività”. A Mifsud, dunque, viene suggerito di stare lontano da Roma e dai riflettori per un po’ di tempo. Secondo Roh,

Mifsud doveva sparire, perché poteva compromettere tutta l’indagine di Mueller

“Se Mifsud parla, ha le prove per dimostrare le cose che ha detto nel nastro e fuori dal nastro. Sarebbe un grosso problema per un sacco di persone negli Stati Uniti”, sottolinea l’avvocato svizzero. Per Roh, “il reato grave non è stato lo spionaggio su Trump, ma la fabbricazione di prove per giustificare l’inchiesta di Mueller. A Mifsud è stato chiesto di presentare George Papadopoulos ai russi, per creare il caso. Mifsud poi è stato nascosto e minacciato per sostenere quell’indagine. Nessuno sparisce così in Europa, se non per una cosa di Stato o di mafia. Secondo me Joseph deve collaborare con l’indagine, lui è una vittima”. E conclude:

Dopo il mio scambio di opinioni con il procuratore Durham, ora gli americani sanno tutto…

Il presunto ruolo di Gentiloni

L’avvocato svizzero racconta all’Adnkronos che Joseph Mifsud “si è nascosto fino a fine dicembre 2017. Chi ha organizzato questa cosa andrebbe sentito come testimone chiave dell’indagine Durham”. E fa due nomi: “Vanna Fadini e Pasquale Russo”. Ovvero il presidente della Global Education Management srl (Gem), la società di gestione della Link, e del direttore generale della Link Campus University. La casa di Matelica nella quale si sarebbe nascosto Mifsud tra novembre e dicembre del 2017, dice Roh, “appartiene a un amico della Fadini, un dentista”. Fadini e Russo smentiscono categoricamente le affermazioni dell’avvocato di Mifsud.

Secondo quanto affermato da Roh alla Verità, in una delle sue dichiarazioni più clamorose, pochi giorni dopo l’interrogatorio di Mifsud a Washington, “il 25 febbraio 2017, l’allora premier Paolo Gentiloni e Gennaro Migliore vanno nella sede della Link per un incontro strategico privato. Russo è testimone. Questo è stato il momento in cui la Link è entrata in gioco e la vita i Mifsud è cambiata”. Mifsud, sottolinea l’avvocato, “mi ha confermato diverse volte che uno dei capi di un’agenzia italiana dei servizi segreti contattò Scotti nel periodo in cui scoppiò lo scandalo e si raccomandò che Mifsud sparisse”. Fonti vicine all’ex premier Gentiloni, ora commissario europeo, hanno smentito categoricamente la circostanza: “Mai stato alla Link il 25 febbraio 2017”. Oggi, tuttavia, La Verità parla di una e-mail che confermerebbe la versione di Roh.

Secondo quanto dichiarato da Roh alla Verità, Mifsud andava in giro a raccogliere fondi per conto della Link. “Entrò in contatto con diversi investitori, i quali si trovavano in differenti Paesi. Tutti gli incontri venivano puntualmente riferiti al professor Scotti e alla Link. Mifsud mise l’università in comunicazione con una serie di potenziali finanziatori nel Regno Unito, negli Stati Uniti, a Dubai e in altri Paesi arabi. Ebbe successo con la 1Mdb-Petrosaudi di Tarek Obaid, che finanziò il War and peace center della Link campus con 700mila euro. Non sono in grado di dire, invece, se Mifsud fosse coinvolto o meno nell’affare con la Suite finance. È molto probabile che quest’ultima avesse raccolto (o stesse progettando di farlo) finanziamenti da fonti ucraine”.

Ma la Link smentisce

In riferimento a quanto apparso su La Verità, e a quanto dichiarato dall’avvocato Stephan Roh all’Adnkronos, l’ufficio stampa della Link, “anche a nome del presidente Vincenzo Scotti”, precisa che “si tratta dell’ennesima serie di bugie diffamatorie, che l’Università ha già risposto mostrando ai giornalisti dell’agenzia Adnkronos tutta la documentazione originale a sostegno delle nostre informazioni”.

La Link, come anche già dichiarato stamattina da fonti vicine all’ex premier Paolo Gentiloni, ribadisce che “è falso che Paolo Gentiloni sia mai venuto alla Link Campus quando era premier ed abbia mai avuto incontri”. Inoltre, sarebbe falso tutto il racconto di Stephan Roh definito dall’ateneo “un volgare mentitore”, un vero e proprio “trafficante di fake news e chi le ha rilanciate senza accertare la credibilità della fonte risulta un complice di fatto”.

La versione di John Solomon

La notizia della deposizione di Mifsud fu data per primo su Fox News dal giornalista investigativo John Solomon: “Posso assolutamente confermare che gli investigatori di Durham hanno ottenuto una deposizione audio di Mifsud dove egli descrive il suo lavoro, perché ha preso di mira George Papadopoulos, chi lo ha indirizzato a fare questo, quali istruzioni gli furono date, e perché ha messo in moto l’intero processo di introduzione di Papadopoulos alla Russia nel marzo 2016, che è davvero il punto focale e di partenza di tutta la vicenda della narrative sulla collusione” ha spiegato Solomon incalzato dalle domande di Sean Hannity. “Posso inoltre confermare – ha aggiunto il giornalista – che la Commissione giudiziaria del Senato ha ottenuto la stessa deposizione”.

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