Russiagate, la rivelazione choc: “Il testimone chiave è in Italia”

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Politica /

Una rivelazione choc che può cambiare radicalmente l’impianto accusatorio del Russiagate. E adesso le attenzioni potrebbero concentrarsi sull’Italia, visto che è lì che secondo l’ex consigliere di Donald Trump, George Papadopoulos, si nasconde il testimone chiave.

In un’intervista a La Stampa, Papadopoulos, uno dei principali indiziati dell’inchiesta sulla presunta collusione fra Trump e il Cremlino, getta un’ombra molto pesante su Roma: “Il Russiagate è un complotto ordito per rovesciare il presidente Trump, e l’Italia ha contribuito ad organizzarlo. Io sospetto che i servizi di intelligence di Roma abbiano avuto un ruolo, a partire dal loro rapporto con Joseph Mifsud, che si nasconde nel vostro Paese”.

Non sono frasi di poco conto. Si tratta di accuse precise, pesanti e soprattutto che includono uno dei Paesi che più sono allineati alla nuova amministrazione americana, Nuova Via della Seta permettendo. Il presidente Usa ha un ottimo rapporto con Giuseppe e ha dimostrato di apprezzare il ruolo dell’Italia nello scacchiere europeo e mediterraneo. Ed è quindi molto interessante capire cosa si possa nascondere dietro queste accuse di del suo ex consigliere.

In occasione dell’uscita del libro “Deep State Target”, l’ex consigliere di Trump parla chiaro. E la usa testimonianza può rivelarsi fondamentale visto che fu lui a dire all’ambasciatore australiano a Londra, Alexander Downer, di una rivelazione da parte del professore maltese Joseph Mifsud sul fatto che le mail di Hillary Clinton fossero in mani russe. L’incontro fra Mifsud e Papadopoulos avvenne a Roma: “L’ho incontrato il 14 marzo 2016 a Roma, alla Link Campus University, nota per il lavoro di addestramento che fa con l’intelligence italiana, la Cia, l’Fbi e l’MI6 britannico. Se Mifsud fosse stato un agente russo, lo avrebbero scoperto subito”.

L’ex consigliere di Trump prosegue: “Il giorno dopo, 15 marzo, l’agente dell’Fbi Peter Strzokscrive alla sua amante, Lisa Page, un messaggio in cui dice che ‘il nostro uomo sta parlando all’estero’. Tutti gli investigatori ritengono che si riferisse a Mifsud. Strzok e Page sono i due dirigenti dell’Fbi che avevano discusso la necessità di creare una ‘polizza assicurativa’, nel caso in cui Trump avesse vinto le elezioni, ed erano in contatto con Michael Gaeta, rappresentante del Bureau a Roma. Quindi è logico sospettare che Mifsud, sotto la guida dell’Fbi, dei servizi italiani e di quelli inglesi, stesse cercando di creare un falso scenario di collusione con la Russia basato sulla mia persona”.

Il problema è che a questo punto, nel Russiagate, entrerebbero in scena i servizi segreti italiani. Secondo Papadopoulos, vi sarebbe stato un intervento diretto da parte dell’intelligence di Roma nell’ordine questo complotto. Ma sembra difficile credere che gli 007 della Repubblica in un complotto che non sembrerebbe stato particolarmente utile alla causa italiana.

A questo punto, le rivelazioni di Papadopoulos a La Stampa si fanno più esplicite: “Ho incontrato Mifsud ad una conferenza della Link Campus sulla cyber intelligence a cui erano intervenuti anche Gianni Pittella, il senatore del Copasir Giuseppe Esposito, il direttore della Polizia Postale Roberto Di Legami. Il suo avvocato, Stephen Roh, ha detto che quando Mifsud interagiva con me lavorava per l’Fbi, e il sospetto è che fosse un agente italiano. Non ho informazioni classificate, ma le connessioni con l’intelligence di Roma e Link Campus sono note”. E per l’ex consigliere invischiato nel Russiagate non ci sono dubbi: Mifsud è ancora in Italia, nascosto chissà dove. “Mi è stato detto da persone in contatto con mia moglie, Simona Mangiante, che è italiana. Tutti gli indizi lo confermano. Diversi membri del Congresso sono stati in Italia e a Malta per cercarlo, e per quanto si sa è da voi”.

Ma sul perché l’Italia dovrebbe essersi prestata questo gioco, le frasi di Papadopoulos sono poco chiare: “Stiamo parlando del 2016, quando Renzi era il premier in Italia. Mifsud era vicino alla sinistra, e Pittella lo aveva anche invitato ad una cena con Hillary durante la campagna presidenziale. A meno che non fosse il più grande doppio agente della storia, è chiaro che gestiva un’ operazione per dare informazioni a me sui russi, nella speranza che le girassi alla campagna di Trump”.

Per Roma si tratta in ogni caso della conferma che negli ultimi anni si sia veramente trasformata in una centrale dello spionaggio mondiale. Una vera e propria capitale dei servizi segreti di tutto il mondo dove si giocano partite molto più complesse di quello che tutti noi possiamo credere. Negli ultimi mesi, l’Italia è stata al centro dell’affaire-Corea del Nord, con la figlia dell’ex ambasciatore tornata in patria e secondo molti prelevata dai servizi di Pyongyang. Ma prima ancora era sempre stata Roma al centro di un tradimento di un agente portoghese della Nato per dare documenti a una controparte russa. Mentre l’estate scorsa, un misterioso furto in casa dell’addetto militare all’imbasciata russa  Roma è stato coperto nel segreto. E ora torna anche il Russiagate.