Fra una settimana, il 9 dicembre, l’Ispettore generale del Dipartimento di Giustizia Michael Horowitz, che ha condotto l’indagine incentrata sul presunto controllo della campagna presidenziale di Donald Trump nel 2016 e sul possibile abuso del Foreign Intelligence Surveillance Act da parte di Barack Obama, pubblicherà il suo rapporto. L’11 dicembre sarà davanti al comitato giudiziario del Senato degli Stati Uniti per rispondere alle domande del senatore Lindsey Graham. Il tanto atteso rapporto di Horowitz dimostrerà se l’Fbi ha davvero volato le politiche di sorveglianza ottenendo un mandato Fisa ai danni di Carter Page, ex consulente della campagna di Trump.

Secondo quanto emerso negli ultimi giorni, l’inchiesta dell’ispettore generale del dipartimento di Giustizia non avrebbe trovato prove del fatto che l’Fbi abbia tentato di infiltrare agenti sotto copertura o informatori nella campagna di Donald Trump per indagare sulle accuse di collusione con i russi. Questo avrebbe fatto storcere il naso al Procuratore generale William Barr: come scrive il New York Times, Barr avrebbe dichiarato ai funzionari del Dipartimento di giustizia di essere scettico rispetto al fatto che l’Fbi avesse gli elementi necessari per aprire le indagini sul Russiagate. Tale scetticismo, nota il New York Times, potrebbe aumentare la pressione sul Procuratore John H. Durham, che sta conducendo un’indagine penale sulle origini del Russiagate e che, secondo la testata americana, “avrebbe già portato alla luce alcune prove” a sostegno della tesi del ministro della giustizia Usa.

Che cosa contiene il rapporto di Horowitz

Come scrive Atlantico Quotidiano, qualche primo effetto l’indagine di Horowitz l’ha avuto, in realtà. Un ex funzionario dell’Fbi  risulta già indagato per aver manipolato un documento chiave usato dall’agenzia per ottenere dalla Fisc (Foreign Intelligence Surveillance Court, la Corte competente sulle richieste di sorveglianza in indagini di controintelligence) l’autorizzazione a mettere sotto sorveglianza Carter Page, uno dei consiglieri della Campagna Trump. In pratica, il Dipartimento di Giustizia di Obama avrebbe chiesto e ottenuto di “spiare” prima il candidato e poi il presidente eletto Trump sulla base di una documentazione in parte alterata. Si tratta di un legale dell’Fbi, Kevin Clinesmith, dimessosi dall’agenzia due mesi fa, dopo essere stato interrogato dall’Ig Horowitz. Clinesmith è l’ex funzionario del bureau che ha condotto l’interrogatorio contro George Papadopoulos e fu autore di diversi messaggi anti-Trump come “Viva la resistenza”. All’epoca, Clinesmith disse che stava solo esprimendo le sue opinioni personali, che secondo lui non influivano sul suo lavoro.

Recentemente, in attesa della fatidica data del 9 dicembre, Horowitz ha diffuso un rapporto sull’Fbi, preludio di ciò che emergerà la settimana prossima. Come riporta l’agenzia Adnkronos, nel rapporto diffuso da Horowitz “si esamina la gestione da parte del Federal Bureau of Investigation degli informatori e del processo di verifica degli stessi, a partire dal 2011”. Vengono evidenziati “diversi problemi”, in particolare “ritardi nel processo di verifica dell’attendibilità delle informazioni ricavate e falle nel processo di archiviazione delle informazioni ritenute più problematiche”. “I processi di verifica dell’Fbi per le fonti confidenziali, noto come validazione, non è risultato in linea con le linee guida dell’attorney general, in particolare con riferimento alle fonti a lungo termine”, ha sottolineato l’ispettore generale in un video.

Grande attesa per John Durham

In quanto ispettore generale, Horowitz non può presentare accuse penali o presentare un mandato di comparizione. John Durham, che ha la reputazione di essere un procuratore  di ferro in casi di corruzione pubblica, può fare entrambe le cose. Quest’ultimo, a seguito della conclusione delle indagini del procuratore speciale Robert Mueller che ha “sgonfiato” l’ipotesi della “collusione” fra lo staff di Trump e la Russia, è stato incaricato da William Barr di determinare se il Dipartimento di Giustizia, l’Fbi e le autorità dell’intelligence abbiano agito in maniera impropria e “cospirato” contro Donald Trump nel 2016. Nelle scorse settimane, l’indagine preliminare del Dipartimento di Giustizia guidata dall’Attorney general William Barr e condotta dal Procuratore John Durham si è “evoluta” in un’indagine penale a tutti gli effetti. Questo significa che i dirigenti e gli ex funzionari dell’Fbi e del Dipartimento di Giustizia eventualmente coinvolti rischiano un’incriminazione e permette a Durham di raccogliere testimonianze, accedere ad ulteriori documenti e di formulare delle accuse precise. Significa anche che l’indagine preliminare condotta in questi mesi ha portato alla raccolta di prove significative. (Magari raccolte anche durante i due viaggi in Italia?).

A quali conclusioni giungerà Durham? Secondo Trump si tratterà “del più grande scandalo nella storia del nostro Paese”. Dopotutto, nota R. Emmett Tyrrell Jr, fondatore e caporedattore di The American Spectator, “l’amministrazione Obama non è stata coinvolta in un furto con scasso di terzo grado”, ma in uno schema di alto livello con l’uso “di intelligence sia nazionali che stranieri contro un avversario politico”. Per oltre due anni, osserva, “ho previsto che il Dipartimento di Giustizia avrebbe trovato prove di agenti dell’Fbi e della Cia che lavoravano insieme per spiare la Campagna di Trump. L’indagine di Durham lo confermerà. I media, ovviamente, proveranno a mettere Horowitz contro Durham. Non cascateci”.