I documenti declassificati del Russiagate sono finiti nelle mani di John Durham, il procuratore incaricato dall’Attorney general William Barr di fare luce sul presunto complotto ai danni del Presidente Usa Donald Trump nonché di esaminare la condotta delle agenzie governative nelle fasi iniziali dell’indagine sulla collusione russa (mai provata). Come riporta Axios, il direttore dell’intelligence nazionale Ratcliffe ha approvato la pubblicazione di documenti da destinare al Dipartimento di Giustizia e, in particolare, di un ampio fascicolo di mille pagine consegnato a Durham, secondo una fonte con conoscenza diretta della vicenda. La stessa fonte ha spiegato che Ratcliffe ha lavorato su questo lotto di documenti per diverse settimane.

Fascicolo di mille pagine consegnato Durham

Come ricorda Axios, gli alleati di Trump da tempo sostengono che l’indagine di Durham si tradurrà nella formulazione di accuse verso i massimi funzionari dell’amministrazione Obama. Ad oggi, Durham ha emesso una sola dichiarazione di colpevolezza di un ex avvocato dell’Fbi, Kevin Clinesmith, che ha ammesso di aver alterato un’e-mail utilizzata per ottenere un mandato di sorveglianza sull’ex consigliere della campagna di Trump, Carter Page. In risposta allo scoop di Axios, Ratcliffe ha confermato in una dichiarazione: “Sotto la mia direzione, l’Ufficio del Direttore dell’intelligence nazionale ha fornito quasi 1.000 pagine di materiali al Dipartimento di giustizia in risposta alla richiesta di documenti del signor Durham, incluso un nuovo lotto che gli avvocati del Dipartimento di Giustizia possono ora visionare immediatamente”.

“Continuerò a garantire la risposta della comunità dei servizi segreti alle richieste del Doj” ha sottolineato Ratcliffe. “Non vediamo l’ora di supportare il Doj in ulteriori declassificazioni coerenti con le loro indagini”. “Come ha chiarito il presidente – ha rimarcato – dobbiamo essere adeguatamente trasparenti con il popolo americano e dare loro la fiducia che lo straordinario lavoro dei professionisti dell’intelligence non venga mai usato impropriamente o politicizzato”.

Le ultime rivelazioni sul Russiagate

Nelle scorse ore John Ratcliffe ha declassificato un memo inviato nel 2016 dalla Cia all’allora direttore dell’Fbi James Comey, nel quale si indicava che informazioni di intelligence suggerivano che la candidata democratica alla presidenza Clinton aveva approvato un piano per collegare la campagna di Trump all’hackeraggio del Democratic National Committee, di cui venne accusata la Russia.

La scorsa settimana, durante un’audizione davanti alla commissione Giustizia del Senato, l’ex direttore dell’Fbi James Comey affermò di non ricordare di aver ricevuto il documento. Insieme a lui, destinatario del memo era anche il capo della sezione controspionaggio dell’Fbi Peter Strzok, che guidò le indagini sull’uso di un server di posta elettronica personale da parte di Hillary Clinton, all’epoca in cui era segretario di Stato. Le tre pagine del documento sono state inviate da Ratcliffe ai presidenti e ai membri delle commissioni Intelligence di Senato e Camera dei Rappresentanti. Insieme al memo, sono state desecretate anche alcune note scritte dall’allora direttore della Cia, John Brennan. Secondo le note declassificate, dunque, Brennan e la comunità dell’intelligence statunitense sapevano mesi prima delle elezioni del 2016 che le accuse collusione erano il risultato di un’operazione organizzata dalla campagna di Hillary Clinton.

Come già illustrato da InsideOver lo scorso 30 settembre John Ratcliffe, ha inviato una lettera al presidente della Commissione Giustizia del Senato, Lindsey Graham, in merito ai nuovi documenti di intelligence declassificati, secondo i quali Hillary Clinton, allora candidata democratica alla presidenza, approvò personalmente uno sforzo “per suscitare uno scandalo contro il candidato alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump legandolo a Vladimir Putin e all’hackeraggio dei russi del Comitato nazionale democratico”. Secondo i suoi appunti scritti a mano, l’ex direttore della Cia John Brennan avrebbe successivamente informato il presidente Obama e altri alti funzionari della sicurezza nazionale del piano della candidata dem, inclusa la “presunta approvazione da parte di Hillary Clinton, il 26 luglio 2016, di una proposta di uno dei suoi consiglieri di politica estera, per denigrare Trump scatenando uno scandalo che denunciasse interferenze da parte dei servizi di sicurezza russi”.

Durham, Barr e quei viaggi in Italia

William Barr e John Durham non sono tornati a casa a mani vuote dopo i due incontri con i vertici dei servizi segreti italiani del 15 agosto e 27 settembre 2019. Secondo quanto riportato dal Daily Beast, Barr e Durham erano particolarmente interessati da ciò che i servizi segreti italiani sapevano sul conto di Joseph Mifsud, il docente maltese al centro del Russiagate, colui che per primo – secondo l’inchiesta del procuratore Mueller – avrebbe rivelato a Papadopoulos l’esistenza delle mail compromettenti su Hillary Clinton. Mifsud avrebbe fatto domanda di protezione alla polizia in Italia dopo essere “scomparso” nel nulla. Nella deposizione audio del docente maltese che i servizi italiani hanno fatto ascoltare ai procuratori americani, Mifsud spiegherebbe il motivo per il quale “alcune persone” vorrebbero fargli del male. Una fonte del ministero di Giustizia italiano, parlando a condizione di anonimato, avrebbe confermato che Barr e Durham hanno ascoltato il nastro e ci sarebbe stato uno scambio di informazioni fra i procuratori americani e l’intelligence italiana. Secondo Fox News, infatti, l’indagine del procuratore Durham “si è estesa” sulla base “delle  prove raccolte durante un recente viaggio a Roma con il procuratore generale William Barr”.

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