Il procuratore John Durham, incaricato dall’Attorney general William Barr di indagare di indagare sulle origini del Russiagate e sulla presunta cospirazione ai danni di Donald Trump, ha dichiarato di non essere d’accordo con le conclusioni delle indagini dell’Ispettore generale del Dipartimento di Giustizia Michael Horowitz secondo le quali l’Fbi era giustificata, nel 2016, ad avviare un’indagine nei confronti del presidente. Lo ha reso noto Durham stesso in una nota. “Sulla base delle prove raccolte fino ad oggi, e mentre la nostra indagine è in corso, il mese scorso abbiamo informato l’ispettore generale di non essere d’accordo con alcune delle conclusioni del suo rapporto su come è stato aperto il caso dell’Fbi”, ha affermato Durham.

In un passaggio chiave, il procuratore conferma di aver raccolto prove anche al di fuori degli Stati Uniti. E, quasi certamente, si riferisce – anche se non lo esplicita – all’Italia: l’avvocato del Connecticut, infatti, spiega di aver raccolto prove da “altre persone ed enti sia negli Stati Uniti che al di fuori degli Usa”. La pubblicazione del rapporto dell’ispettore generale del Dipartimento di Giustizia Michael Horowtiz, che ha condotto l’indagine incentrata sul presunto controllo della campagna presidenziale di Trump nel 2016 e sul possibile abuso del Foreign Intelligence Surveillance Act da parte di Barack Obama ai danni dell’ex consigliere della campagna di Trump, Carter Page, conferma le indiscrezioni dei giorni scorsi: nelle sue conclusioni, Horowitz critica la gestione da parte dell’Fbi delle intercettazioni telefoniche nelle prime fasi delle indagini sul Russiagate, ma esonera il bureau dall’accusa di cospirazione. Durham, tuttavia, sembra essere giunto a delle diverse conclusioni.

Grande attesa per l’inchiesta Durham

Di quali prove parla Durham? Lo scorso ottobre, l’indagine preliminare del Dipartimento di Giustizia guidata dall’Attorney general William Barr e condotta dal procuratore Durham si è “evoluta” in un’indagine penale a tutti gli effetti. Le dichiarazioni odierne di Durham sembrano confermare il fatto che Barr e Durham non sono tornati a casa a mani vuote dopo i due incontri con i vertici dei servizi segreti italiani del 15 agosto e 27 settembre. Secondo Fox News, infatti, l’indagine del procuratore Durham “si è estesa” sulla base “di nuove prove raccolte durante un recente viaggio a Roma con il procuratore generale William Barr”. Questo smentisce la ricostruzione del premier Giuseppe Conte dopo l’audizione al Copasir.

L’Attorney general William Barr, intervistato da Fox News, ha chiarito la natura degli incontri con i vertici dei servizi segreti italiani datati 15 agosto e 27 settembre, confermando che il nostro Paese può essere molto utile all’indagine del procuratore Durham sulle origini del Russiagate. “Alcuni dei Paesi che Durham riteneva potessero avere alcune informazioni utili volevano discutere preliminarmente con me della portata dell’indagine, della sua natura, di come intendessi gestire informazioni confidenziali e via dicendo”, ha spiegato il ministro della giustizia Usa. “Inizialmente ho discusso queste questioni con quei Paesi e ho stabilito un canale attraverso il quale il Procuratore Durham potesse ottenere assistenza da loro”.

Barr e la cospirazione contro Trump

Barr ha inoltre confermato, nelle scorse settimane, l’esistenza di una “cospirazione” dei dem contro Trump volta a destituire il legittimo presidente degli Stati Uniti. Il procuratore generale, durante un evento ufficiale organizzato dalla Federalist Society a Washington, Dc, ha apertamente accusato i democratici del Congresso di “sabotare” con “ogni strumento possibile” l’amministrazione Trump. “Immediatamente dopo la vittoria di Trump alle elezioni – ha affermato – gli oppositori hanno inaugurato quella che hanno chiamato la ‘resistenza’ e si sono radunati attorno a una strategia esplicita al fine di utilizzare ogni strumento e manovra possibile per sabotare l’amministrazione”.

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