Emergono nuove scottanti rivelazioni sul Russiagate che provano il tentativo dei democratici di sabotare l’elezione di Donald Trump nel 2016 e alimentare la falsa tesi della collusione fra la campagna di The Donald e il Cremlino. Un gran giurì federale ha presentato un atto d’accusa richiesto dal consigliere speciale John Durham nei confronti Michael Sussmann. Chi è Sussmann? Un avvocato di Washington, Dc che ha lavorato con il suo studio per la campagna presidenziale della candidata dem Hillary Clinton. Durham, il procuratore federale incaricato di indagare sulle origini delle indagini sul Russiagate, ha preso di mira Sussmann per aver mentito circa i rapporti con la sua illustre cliente all’agente federale James Baker mentre raccontava all’Fbi di presunte prove digitali che avrebbero collegato i computer della Trump Tower alla banca russa Alfa.

Durham accusa l’avvocato di Clinton per falsa testimonianza

L’Fbi ha successivamente indagato sul presunto collegamento segnalato dall’avvocato sul libro paga di Clinton, ma non ha trovato prove sufficienti per sostenere un’accusa di questo genere. Poco dopo l’annuncio dell’atto d’accusa, lo studio legale di cui era socio, Perkins Coie, ha dichiarato di aver accettato le dimissioni di Sussmann. In una dichiarazione rilasciata prima dell’incriminazione, gli avvocati di Sussmann hanno insistito sul fatto che il loro cliente è innocente e non avrebbe mai rilasciato tale dichiarazione. Come nota Politico, l’accusa contro Sussmann da parte di un gran giurì di Washington è il primo segno di attività di Durham in quasi nove mesi. A gennaio, Durham ha ottenuto una dichiarazione di colpevolezza da un agente dell’Fbi, Kevin Clinesmith, per aver mentito alla corte Fisa e aver inviato un’e-mail modificata al fine spiare l’ex funzionario della campagna di Trump Carter Page.

Quel tentativo di “incastrare” Trump

Come nota il New York Post, è insolito che un’accusa di falsa dichiarazione, che può essere segnalata in un paragrafo, venga presentata in un atto d’accusa di 27 pagine. Ma John Durham ha scritto un resoconto molto dettagliato dei fatti e delle circostanze che circondano l’accusa di false dichiarazioni. Perché è importante? Durham sta dimostrando, un passo alla volta, che la narrativa della collusione Trump-Russia era essenzialmente una fabbricazione della campagna di Hillary Clinton nel tentativo di “incastrare” Donald Trump. Le prove a sostegno di questa tesi, come abbiamo più volte sottolineato su InsideOver, cominciano a farsi importanti e non più trascurabili. La “manina” dem in questa intricata vicenda, infatti, è comprovata da un castello di bugie che il procuratore speciale sta analizzando.

Lo studio legale Perkins Coie

Nel caso di Sussmann, l’avvocato avrebbe dichiarato a Baker che non stava lavorando per alcun cliente mentre gli forniva informazioni sensibili su Donald Trump, anche se le fatture di Perkins Coie ottenute da Durham mostrano chiaramente che l’avvocato stava lavorando per la campagna di Hillary Clinton. L’accusa descrive le informazioni che Sussmann avrebbe fornito a Baker come analisi di esperti che dimostravano una connessione tra il Cremlino e la campagna di Trump. È noto da tempo che la presunta connessione fra Trump e Alfa-Bank era una bufala. Un rapporto pubblicato nel dicembre 2019 dall’ispettore generale del Dipartimento di Giustizia ha acclarato che “l’Fbi ha indagato se esistessero collegamenti informatici tra la Trump Organization e Alfa Bank, ma ha concluso all’inizio di febbraio 2017 che non esistevano tali collegamenti”.

Secondo il giornalista investigativo Glenn Greenwald, lo studio legale Perkins Coie, è un attore importante nella politica del Partito Democratico. Uno dei suoi partner all’epoca del presunto crimine, Marc Elias, è diventato una star dei social media liberal dopo essere stato consigliere generale della campagna di Clinton 2016. Elias ha annunciato bruscamente che avrebbe lasciato lo studio tre settimane fa anche se finora non sono state presentate accuse contro di lui. Elias è colui ha ingaggiato la società (Fusion Gps) che ha redatto il falso dossier dall’ex spia britannica Christopher Steele contenente le false informazioni sui collegamenti fra Trump e la Russia. Nonostante tutte queste bugie e falsità che stanno via via emergendo, la campagna di Hillary Clinton, grazie al cieco supporto della stragrande maggioranza dei media statunitensi e internazionali, è riuscita a plasmare l’opinione pubblica sostenendo la tesi – poi smentita dai fatti – che Donald Trump fosse segretamente “colluso” con il Cremlino.