L’ex presidente Barack Obama ha avuto un ruolo chiave nell’orchestrare il falso scandalo del Russiagate e nell’alimentare la narrativa della collusione fra la Campagna di Donald Trump e il Cremlino a cavallo fra il 2016 e il 2017. Secondo il New York Post, le recenti rivelazioni nell’ambito della lunga battaglia giudiziaria dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael T. Flynn conferma che Obama ha svolto un ruolo centrale in tutta la vicenda. Gli appunti scritti a mano dall’agente dell’Fbi Peter Strzok mostrano che Obama, in combutta con Joe Biden, incoraggiò il bureau e del Dipartimento di Giustizia a indagare su Flynn, nonostante i gli alti funzionari dell’Fbi avessero confermato che le azioni del tenente generale e le sue telefonate con l’allora ambasciatore russo Sergey Kislyak sembrassero “legittime”.

Gli appunti di Strzok offrono maggiori dettagli sul famigerato meeting del 5 gennaio 2017 nello Studio Ovale al quale parteciparono, oltre a Obama e Biden, anche il consigliere per la sicurezza nazionale Susan Rice e il vice procuratore generale Sally Yates. Apprendendo che l’Fbi era pronta a chiudere le sue indagini su Flynn con un nulla di fatto e senza aver rilevato illeciti, Obama e Biden suggerirono di trovare un’altra via giudiziaria per incastrare Michael T.Flynn attraverso il Logan Act che impedisce ai cittadini americani non autorizzati di impegnarsi in “qualsiasi corrispondenza o rapporto con qualsiasi governo straniero”. Cosa ancor più grave Barack Obama in persona ordinò di tenere l’amministrazione entrante all’oscuro di tutto: “Assicuratevi di rivolgervi alle persone giuste”.

Gli appunti di Strzok inguaiano Biden e Obama

Come abbiamo già avuto modo di appurare qui su InsideOver, le note scritte a mano dall’ex agente dell’Fbi Peter Strzok rappresentano, secondo gli avvocati di Michael T. Flynn, primo consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump, “prove sbalorditive” che ora rischiano seriamente di inguaiare Joe Biden e Barack Obama, che hanno sempre negato ogni coinvolgimento nella vicenda. “Secondo gli appunti di Strzok, sembra che il vicepresidente Biden abbia sollevato personalmente l’idea del Logan Act”, hanno rilevato gli avvocati della difesa Jesse Binnall e Sidney Powell. “È diventato un pretesto per indagare sul generale Flynn”. Il Logan Act, che risale al 1799, impedisce ai cittadini americani non autorizzati di impegnarsi in “qualsiasi corrispondenza o rapporto con qualsiasi governo straniero”. Nessuno negli Stati Uniti è mai stato condannato per aver violato questa legge. Al momento la Campagna di Joe Biden non ha rilasciato alcuna dichiarazione in merito al coinvolgimento dell’ex vicepresidente nella vicenda.

Come abbiamo spiegato qui, nei giorni scorsi la corte d’appello federale di Washington D.C. ha ordinato al giudice federale Emmet Sullivan di accogliere la richiesta presentata nelle scorse settimane dal dipartimento di Giustizia di ritirare le accuse contro l’ex consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump, Michael Flynn. Nello specifico, tre giudici della corte d’appello hanno infatti accolto la richiesta del generale di intervenire presso il giudice che si era rifiutata di accogliere la richiesta del dipartimento di Giustizia, richiedendo un parere legale esterno contro questa mossa.

“Obama ha minato lo stato di diritto”

Come nota il professor Matthew Spalding su RealClearPolitics, si sta ampiamente sottovalutando ciò che l’attacco dell’amministrazione Obama al tenente generale Michael Flynn significa per il governo costituzionale degli Stati Uniti. “La campagna sistematica per minare un’amministrazione presidenziale in entrata attraverso indagini politicizzate non è un altro scandalo politico, ma minaccia una vera crisi costituzionale” sottolinea Spalding. “Se le azioni che stanno diventando note sono vere, l’amministrazione Obama ha sovvertito principi fondamentali e ha minato lo stato di diritto impiegando l’apparato di intelligence della nazione per interrompere la transizione al potere dell’amministrazione Trump, che è stata eletta dal popolo americano”.

Ecco riepilogati alcuni dei fatti più gravi da RealClearPolitics: 1) Sulla base di prove molto fragili, l’Fbi ha avviato un’indagine di controspionaggio sulla campagna presidenziale di Trump, un’inchiesta che ha incluso la sorveglianza di almeno tre funzionari della campagna e l’ottenimento di un mandato di sorveglianza Fisa con informazioni non verificate. 2) Nell’ambito di tale indagine, qualcuno alla Casa Bianca o ai più alti livelli delle agenzie di intelligence ha fatto trapelare ai media informazioni classificate su una telefonata del dicembre 2016 tra il neo-consigliere per la sicurezza nazionale Flynn e l’ambasciatore russo.
3) Sebbene il personale dell’Fbi avesse deciso di chiudere le indagini su Flynn per mancanza di prove il 4 gennaio, gli alti funzionari del bureau hanno deciso di tenere aperto il caso. Ventiquattro ore dopo, il direttore dell’Fbi James Comey ha incontrato il presidente Obama, il vicepresidente Biden e altri funzionari della Casa Bianca e dell’intelligence. È stato discusso il caso Flynn e James Comey è stato incaricato di informare il presidente eletto Trump del famigerato dossier Steele, che è stato finanziato indirettamente dalla campagna di Clinton. 4) Invece di informare il presidente eletto Donald Trump sull’ipotesi che Flynn e altri nella sua campagna fossero legati ai russi, il direttore dell’Fbi – in piena collaborazione con il presidente Obama – ha fatto del suo meglio per mantenere Trump all’oscuro dell’intera portata dell’indagine. 5) Il 24 gennaio (secondo giorno di Flynn come nuovo consigliere per la sicurezza nazionale), il direttore dell’Fbi ha inviato due agenti alla Casa Bianca per preparare una trappola per Flynn e per farlo licenziare contro il parere del procuratore generale.

“Ognuno di questi casi è problematico. Ma il tutto (insieme a tutte le altre cose che stiamo apprendendo) è peggio della somma delle parti: sembra essere un modello di politicizzazione della giustizia per sovvertire l’esito del nostro sistema elettorale” nota il professor Spalding. In buona sostanza: un vero e proprio “golpe” orchestrato ai danni di Donald Trump.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME