Russiagate, agente dell’Fbi sotto inchiesta per aver falsificato documento

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L’ispettore generale del Dipartimento di Giustizia Michael Horowitz ha messo sotto inchiesta un ex agente dell’Fbi accusato di aver manipolato un documento investigativo chiave relativo alla sorveglianza segreta da parte del Bureau ai danni di ex consigliere della Campagna di Trump, Carter Page, secondo quanto riportato dalla Cnn. Horowitz ha condotto l’indagine incentrata sul possibile abuso del mandato Foreign Intelligence Surveillance Act. Il rapporto, secondo quanto reso noto dal senatore Lindsey Graham, sarà diffuso il 9 dicembre.

Come spiega la Cnn, Horowitz ha consegnato le prove sul presunto documento alterato a John Durham, il procuratore federale nominato all’inizio dell’anno dall’Attorney general William Barr al fine di condurre un’ampia indagine sulle origini del Russiagate e sui presunti abusi delle agenzie federali ai danni della Campagna di Trump. Il documento modificato è anche uno dei punti focali dell’indagine penale di Durham. Gli investigatori di Horowitz hanno condotto più di 100 interrogatori durante la loro indagine.

Si tratta di Peter Strzok?

Il Washington Post, nota Fox News, nel confermare la notizia, aveva ipotizzato che l’ex agente del Bureau messo sotto inchiesta fosse Peter Strzok, salvo poi rimuovere il nome dell’ex capo del controspionaggio dell’Fbi senza dare alcuna spiegazione. Come riferito nei giorni dall’Adnkronos, l’ex agente speciale dovrà rinunciare definitivamente al suo vecchio lavoro dopo che il Dipartimento di Giustizia ha respinto il ricorso presentato ad agosto nel quale l’ex capo della Sezione controspionaggio del Bureau chiedeva di essere reintegrato, dopo il licenziamento avvenuto nel 2017.

L’ex agente speciale era a capo dell’indagine Fbi sull’uso di un server privato per email da parte della Clinton quando era segretario di Stato e nel luglio del 2016 lanciò l’indagine Crossfire Hurricane sui presunti legami tra la campagna presidenziale di Trump e la Russia. Strzok fu protagonista di uno scambio di messaggi anti-Trump datati 8 agosto 2016 con la sua amante e collega Lisa Page. “Non diventerà mai presidente, vero?” chiese Page a Strzok, che rispose testualmente: “No. Non lo sarà. Lo fermeremo”. Lo scambio di messaggi  è avvenuto dunque durante la campagna elettorale del 2016, quando Strzok e Page erano al lavoro sull’inchiesta delle e-mail. Strzok in seguito fu identificato come colui che manomise i risultati finale dell’indagine: la condotta della Clinton nella gestione delle e-mail cambiò da “grossolanamente negligente” a “estremamente distratta” per l’uso di un server privato per la posta elettronica da parte di Clinton.

L’annuncio di Graham

L’annuncio lo ha dato il senatore Lindsey Graham, a capo del Comitato giudiziario del Senato degli Stati Uniti e molto vicino al presidente Donald Trump: l’11 dicembre è in programma un’audizione con l’ispettore generale del Dipartimento di Giustizia, Michael Horowitz, che ha condotto l’indagine incentrata sul presunto controllo della campagna presidenziale di Trump nel 2016 e sul possibile abuso del Foreign Intelligence Surveillance Act da parte di Barack Obama. Il rapporto, come già indicato, verrà divulgato due giorni prima, il 9 dicembre.

Nel frattempo, Horowitz ha diffuso un altro rapporto sull’Fbi, preludio di ciò che emergerà nelle prossime settimane. Come riporta l’agenzia Adnkronos, nel rapporto diffuso da Horowitz “si esamina la gestione da parte del Federal Bureau of Investigation degli informatori e del processo di verifica degli stessi, a partire dal 2011”. Vengono evidenziati “diversi problemi”, in particolare “ritardi nel processo di verifica dell’attendibilità delle informazioni ricavate e falle nel processo di archiviazione delle informazioni ritenute più problematiche”. “I processi di verifica dell’Fbi per le fonti confidenziali, noto come validazione, non è risultato in linea con le linee guida dell’attorney general, in particolare con riferimento alle fonti a lungo termine”, ha sottolineato l’ispettore generale in un video.