La Turchia ha proposto una moratoria sugli attacchi di Russia e Ucraina nel Mar Nero dopo diverse settimane di aumento delle tensioni nella guerra che imperversa da quattro anni e mezzo e che ha anche condizionato sempre più pesantemente il traffico commerciale nello strategico bacino marittimo. A dichiararlo il Ministro degli Esteri Hakan Fidan in una lunga intervista all’agenzia Anadolu in cui ha specificato che in una serie di attacchi incrociati che coinvolgono “tutte le navi mercantili” ora “vengono colpite anche navi turche, navi di proprietà turca o battenti bandiera turca”.
La Turchia scende in campo per la moratoria agli attacchi nel Mar Nero
Le ultime settimane hanno offerto diverse manifestazioni di questa dinamica, nel quadro di un contesto bellico ormai sempre più generalizzato. La Turchia si è sempre attenuta a una critica generalizzata dell’escalation, e ora Fidan avanza questa proposta concreta, aggiungendo che “gli ucraini avevano già avanzato tale richiesta L’abbiamo comunicata anche alle nostre controparti russe. Siamo in attesa di una risposta”
Le cronache quotidiane ormai parlano di vascelli commerciali legati al Paese anatolico messi nel mirino sia quando si trovano nei pressi dei porti ucraini sia quando navigano al largo degli scali russi. Il 4 agosto, dopo un attacco contro due navi turche che aveva causato il ferimento di tre marinai, il ministero di Fidan, ex capo dell’intelligence turca, il Mit, e principale elaboratore della strategia a tutto campo del Paese guidato da Recep Tayyip Erdogan, aveva chiesto ufficialmente l’applicazione di misure capaci di garantire la libertà di navigazione nel Mar Nero, richiamando anche al tema della sicurezza alimentare messa a repentaglio dai raid. E del resto le dinamiche dell’export alimentare russo e ucraino, da cui dipendono catene del valore del settore decisive per gli approvvigionamenti di diversi Paesi (molti dei quali in via di sviluppo) e i dati critici delle ultime settimane mostrano meglio di ogni altro settore le ripercussioni generalizzate dell’escalation nel Mar Nero a cui oggi la Turchia chiede di porre un freno.
La crisi nel Mar Nero colpisce l’export di grano di Russia e Ucraina
Bloomberg ha riportato i dati del Ministero dell’Agricoltura di Kiev sulle previsioni di export agricolo ucraino per il 2026-2027, passanti soprattutto per il porto di Odessa, sottolineando un possibile calo del 54% complessivo, a meno di 30 milioni di tonnellate totali, e del 53% del grano. A Reuters il Ministro Taras Vysotskyij ha dichiarato che Kiev sta cercando rotte alternative, aggiungendo che difficilmente potranno coprire la metà del gap dettato dai prolungati blocchi dello scalo principale del Paese, più volte preso di mira in una serie di raid che hanno paralizzato le esportazioni nelle scorse settimane. Come analizzato dal direttore Fulvio Scaglione, la problematica dell’esportazione alimentare in generale e cerealicola in particolare è da diverse settimane un problema strategico per Kiev.
Parimenti, se l’Ucraina manifesta gravi criticità, anche Mosca vede un impatto sensibile dalla crisi. La Russia ha visto confermate le problematiche che già a luglio emergevano circa un possibile calo dell’export per la disruption commerciale nel Mar Nero, che per la Russia è porta verso gli strategici mercati mediterranei e africani di destinazione di parte delle forniture agricole. L’Unione Russa dei Cereali, maggiore organo di rappresentanza degli esponenti di questo mercato nel Paese guidato da Vladimir Putin, ha infatti segnalato un calo del 17,7% dell’export di grano nel mese di luglio rispetto allo scorso anno: da 2,2 milioni di tonnellate nel 2025 a 1,8 milioni nel 2026.
I prodotti cerealicoli sono tra i più importanti che attraversano le rotte marittime del Mar Nero, e le dinamiche presentate da questi dati mostrano i problemi di una escalation mutualmente dannosa per Russia e Ucraina. La moratoria proposta dal capo della diplomazia turca si inserisce in una spinta politica per ridurre la conflittualità regionale, obiettivo politico di Ankara.
Fidan invita alla calma anche sulla base di un calcolo preciso orientato all’interesse stesso della Turchia, che è fortemente dipendente dalle rotte del Mar Nero e dalle forniture dei Paesi belligeranti sul piano alimentare, e ben sapendo che in passato l’impegno della diplomazia di Ankara ha prodotto un raro caso di accordo tra i Paesi in guerra negli scorsi anni proprio sulla base di un’apertura alla navigazione nel Mar Nero: la Turchia fu decisiva per mediare, in sinergia con le Nazioni Unite, la Black Sea Grain Initiative per aprire dei corridoi sicuri per l’uscita del grano ucraino dal Mar Nero e prevenire che lo shock all’export cerealicolo del Paese invaso contribuisse a una crisi alimentare di portata internazionale, progettualità che rimase in piedi dal luglio 2022 al luglio 2023.
Il Mar Nero e la visione turca
Proporre una moratoria sugli attacchi è per Ankara strategico. Del resto, per la Turchia guardiana degli Stretti che aprono al collegamento tra Mediterraneo e Mar Nero, vedere quest’ultima regione marittima sostanzialmente in preda a una conflittualità generalizzata significa subirne il ridimensionamento del ruolo geopolitico e sistemico. Qualcosa di inaccettabile per Ankara, che vuole valorizzare la sua centralità geopolitica tra Europa, Mediterraneo, Asia e Levante. E ora prova a tornare in campo per la diplomazia volta a ridurre il perimetro della guerra tra Russia e Ucraina, aprendo in futuro a un ruolo negoziale rinnovato per Ankara: “se le parti hanno bisogno di un mediatore in questo momento, e ritengono che la Turchia sia il mediatore appropriato, non c’è motivo per cui la Turchia non dovrebbe essere in grado di superare questo ostacolo”, ha aggiunto a Anadolu, rilanciando un ruolo che il Paese ricoprì all’inizio del conflitto ospitando a Istanbul importanti colloqui.
Una presa di posizione importante, quella del Ministro degli Esteri turco, che mostra l’attenzione dei Paesi della regione per un rischio di ulteriori escalation che rischia di creare mutui svantaggi ai due combattenti senza garantire esiti strategici decisivi. E conferma il dinamismo della diplomazia di Ankara, attiva su ogni teatro, dopo che la firma del patto di La Mecca con Pakistan e Arabia Saudita aveva espanso la sua proiezione in Medio Oriente. Fidan, del resto, dice che “è possibile armonizzare le architetture di sicurezza di Europa e Medio Oriente attraverso la Turchia nel lungo termine, e persino nel medio termine”: obiettivo strategico e ambizioso per lo Stato guidato da Erdogan e che sarà conseguibile, soprattutto, se le guerre alle porte del Paese anatolico, quella tra Russia e Ucraina e il conflitto in Iran, si stabilizzeranno. La mossa proposta dalla Turchia sul Mar Nero sarà un primo banco di prova per capire quanto le ambizioni turche a un crescente ruolo politico-diplomatico si tramuteranno in cambiamenti concreti e capacità di effettiva stabilizzazione regionale: un test decisivo per valutare concretamente la proiezione effettiva di un Paese sempre più centrale negli affari internazionali.
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