Non più tardi di ieri, in queste pagine, Roberto Vivaldelli ci ha raccontato il “caso Greenstein”, l’attivista ebreo e socialista di 72 anni che rischia 14 anni di carcere per “terrorismo”. Ha messo bombe? Sparato a civili? No. Ha scritto molti post discutibili (eufemismo) sui social per opporsi in ogni modo alle campagne di Israele a Gaza e altrove. Finché ha fatto traboccare il vaso quando, rispondendo provocatoriamente a una polemica in Rete in cui lo si accusava di antisemitismo, ha scritto di essere dalla parte di Hamas. Così per un tweet si è beccato quella imputazione terribile anche solo a dirsi. E la tollerante Gran Bretagna, quella dei tizi che salivano su una cassetta allo Speaker’s Corner di Oxford Street, a Londra, per dire ciò che gli passava per la testa? Non pervenuta.
Purtroppo, i casi come quello di Tony Greenstein si moltiplicano a vista d’occhio. E sarebbe bene farci caso, perché non dicono nulla di buono su questi nostri anni e, temiamo, soprattutto su quelli a venire.
Cominciamo dalla Russia, dove da tempo il Cremlino persegue un piano assai articolato per mettere sotto controllo tutti gli strumenti di comunicazione di massa e, di conseguenza, la libertà di pensiero dei cittadini russi. Ne abbiamo parlato in diverse occasioni, i riferimenti sono qui sotto. Ma oltre alla strategia c’è la tattica. E in vista delle elezioni parlamentari del 18-20 settembre (in palio i 450 seggi della Duma), con i due partiti dell’alleanza di governo o (Russia Unita, il partito di Putin, e il Partito liberal-democratico che fu di Zhirinovskij) in calo di consensi, si è deciso di non rischiare. Così, approfittando di una puntuale e non casuale denuncia del partito nazionalista Rodina, (che appoggia dall’esterno il governo) la Corte suprema russa ha deciso di escludere dal voto il partito Yabloko, per non meglio precisati contatti sospetti di alcuni suoi dirigenti con potentati esteri. In realtà, la vera colpa di Yabloko è quella di essere l’unico partito russo a opporsi dichiaratamente alla guerra in Ucraina. E il Cremlino non poteva rischiare che nel segreto dell’urna ci fosse più del 5% dei votanti (tanto occorre per entrare in Parlamento) a dire con la scheda ciò che non può dire in strada. E perché il messaggio fosse ben chiaro, è stato condannato a 11 anni e 1 mese di reclusione Lev Shlosberg, dirigente di Yabloko della città di Pskov, che avrebbe gettato il discredito sulle forze armate russe con le sue critiche sulla “operazione militare speciale”. Pochi giorni una sorte meno dura ma simile era toccata a Boris Nadezhdin, candidato indipendente ma anti-guerra, inserito nella lista degli “agenti stranieri” e per questo automaticamente escluso dalla competizione elettorale. Nel 2024 Nadezhdin, con lo stesso programma, aveva cercato di correre per la presidenza ma era stato escluso per irregolarità nella raccolta delle firme a sostegno della candidatura. A Mosca va così.
Va spesso così anche a Kiev, per dir così sull’altro lato della barricata. Già nel maggio del 2022 (l’invasione russa era cominciata il 24 febbraio) il previdente Volodymyr Zelensky mise al bando 11 partiti grandi e piccoli, filo-russi o di semplice e inoffensiva opposizione e fuse i canali televisivi in un unico megafono di Stato. Adesso arriva la notizia che Bogdan Syrotiuk, 27 anni, detenuto già da due anni nonostante le malferme condizioni di salute, è stato condannato a 15 anni di carcere duro per tradimento e “diffusione di contenuti utilizzati dalla propaganda russa”. Quali lo spiega bene la storica ucraina Marta Havryshko: “La critica alla glorificazione dell’OUN e dell’UPA, della Divisione Waffen-SS Galizia e dell’uso di simbologia nazista ed estrema destra nell’esercito, inclusi Azov e altre unità. Quindi ecco la meravigliosamente contorta logica: apparentemente non è la glorificazione di collaborazionisti nazisti, o la tolleranza di simboli come la Wolfsangel, i fulmini SS e il Sole Nero, a fornire munizioni alla propaganda russa. No: è criticare apertamente tutto questo che diventa tradimento”.
Il caso di Syrotiuk merita qualche parola in più. Se fossimo nei panni di Zelensky, invece di una condanna gli avremmo dato una medaglia. Dove lo trova un altro che, con tutti i partiti di sinistra al bando, si proclama socialista? Uno che nel Paese dove Stepan Bandera è nel pantheon degli eroi nazionali, fa il presidente di una minuscola Giovane guardia bolscevico-leninista di ispirazione trotzkista? Uno che quando viene accusato di tradimento e di intesa con una potenza straniera (indovinate quale?) fa timidamente notare che la redazione e la sede legale del World Socialist Web Site su cui pubblicava i suoi pericolosissimi scritti stanno negli Usa e non in Russia? Il tribunale di Pervomaisk che l’ha condannato ha puntigliosamente elencato gli scritti che testimoniano del suo tradimento. Ecco qualche esempio. Uno: “La crisi del 2008 ha riacceso la lotta di classe in tutto il mondo. La Primavera araba dei primi anni 2010 è una vivida dimostrazione di questa rinascita. Ha costretto l’imperialismo americano ed europeo a ricorrere a misure più decisive. Nel 2014, hanno appoggiato il colpo di stato in Ucraina. Grazie a questo colpo di stato, gli Stati Uniti sono stati in grado di creare tutte le condizioni per la creazione di una testa di ponte in una futura guerra contro la Russia”. Due: “In questo contesto geopolitico e sociale, l’avventuristica invasione dell’Ucraina da parte di Putin il 24 febbraio è stata la risposta dell’oligarchia russa all’inesorabile escalation della NATO a Est. L’obiettivo principale del regime di Putin era quello di ottenere un nuovo round di negoziati con USA-NATO grazie alla pressione esercitata dalle sue operazioni speciali, poiché l’ultimo round si era concluso con il superamento delle “linee rosse” da parte di USA-NATO, che è diventato il motivo dell’invasione”.
Qualcuno può pensare che siano argomentazioni pretestuose, ingenue o di parte. Ma abbiamo idea di quanti, in tutto il mondo la pensino come Syrotiuk? Che facciamo, li mettiamo dentro tutti? Il quale, intanto, si becca 15 anni di carcere.
E per finire veniamo a Israele. Qui, appena sbarcato all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv dov’era arrivato per tenere una conferenza, è scomparso Artyom Kirpichenok, 51 anni, cittadino di passaporto israeliano e russo. Kirpichenok ha una storia molto particolare: ha vissuto in Israele, si è laureato all’Università ebraica di Gerusalemme (con specializzazione in Storia del sionismo), ha prestato servizio nell’Israel Defense Force (IDF) e poi negli anni Novanta, facendo il percorso inverso rispetto a tanti suoi connazionali, è tornato a vivere in Russia. Lì ha fatto carriera accademica fino al ruolo di direttore dirige del dipartimento di Studi slavi presso il Centro di Studi arabo-eurasiatici. E nel frattempo ha maturato posizioni sempre più critiche nei confronti dello Stato ebraico e soprattutto del sionismo. Nel 2024 ha infatti pubblicato un libro intitolato Israele, la strada verso il disastro, per poi diventare un blogger e un attivista anti-sionista assai attivo.
La sua scomparsa non è ovviamente passata inosservata. L’ambasciatore russo Anatoly Viktorov ha mosso passi ufficiali presso le autorità israeliane, spinto forse anche dal clamore destato in Russia dalle dichiarazioni di Daria Mitina, storica ed ex deputata del Partito comunista di Russia, che ha dichiarato di sapere che Kirpichenov è detenuto in un carcere dello Shin Bet. Conferme non ce ne sono, ovviamente. Ma conoscendo l’efficienza dei servizi israeliani, una scomparsa così rapida e totale dà da pensare.
Storie diverse, persone diverse, esiti diversi. Ma storie, persone ed esiti perfettamente coerenti con il tempo orribile che stiamo vivendo. Un tempo in cui non solo le guerre (tutte in nome della pace e del bene dell’umanità, si badi bene) si moltiplicano ma cresce la pressione per uniformare i pensieri, eliminare le critiche, soffocare qualunque forma di dissenso anche quella più marginale o innocua. È un segnale che non dobbiamo ignorare
Riferimenti:
Per il “caso Greenstein”: https://it.insideover.com/media-e-potere/il-caso-greenstein-cosi-un-tweet-puo-costare-14-anni-di-carcere-nel-regno-unito.html
Per la politica censoria del Cremlino: https://it.insideover.com/politica/cremlino-verso-le-elezioni-vittoria-scontata-ma-putin-si-sta-sta-perdendo-un-pezzo-di-societa.html; https://it.insideover.com/media-e-potere/il-problema-non-e-telegram-il-problema-siamo-noi-perche-non-ci-piace-piu-essere-liberi.html; https://it.insideover.com/guerra/russia-e-ucraina-quando-i-cittadini-si-ribellano-alla-censura.html; https://it.insideover.com/media-e-potere/russia-la-grande-sfida-tra-max-e-telegram-sorveglianza-statale-vs-liberta-totale.html
Per i sondaggi pre-elettorali: https://politpro.eu/it/russia
Per Marta Havryshko: “https://x.com/HavryshkoMarta/status/2089355614925242717?s=20
Per la sentenza del tribunale ucraino: https://reyestr.court.gov.ua/Review/138855220?fbclid=IwY2xjawTv90pwZG9mAWV4dG4DYWVtAjEwAGJyaWQRMWVacWMzbE5FaHY1ZUM2RVNzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeXyOrZcfl7IBFQtnDPVnXYnQ6vUW7UOzIbLASWeJoQJuwtcd2QBCgS9FbvmI_aem_Ve2NNT4sXmHoKIj-FBCpOg