È il giorno dell’accordo sul grano. O meglio dei due accordi che impegnano rispettivamente Russia e Ucraina nei confronti di Turchia e Nazioni Unite. Uno dei momenti più importanti dall’inizio della guerra in Ucraina, che oltre al dramma vissuto dalla popolazione locale, ha provocato anche il blocco di milioni di tonnellate di cereali ferme nei porti ucraini per la pericolosità delle rotte del Mar Nero e la possibilità che i terminal siano oggetto di attacchi. Cargo che dovevano dirigersi verso diverse aree del mondo e che senza il loro prezioso carico rischiano di creare una pericolosa crisi alimentare dai contorni ancora poco definiti ma certamente disastrosa.

L’accordo di Istanbul, benedetto dal segretario generale delle Nazioni Unite, giunto a Istanbul, ma soprattutto voluto dalla Turchia, segna dunque un momento importante. L’intesa sull’export di grano nel Mar Nero, siglata con un due atti formali nel palazzo presidenziale di Dolmabahce, non rappresenta certo un primo momento di pacificazione, ma quantomeno la possibilità di una mediazione internazionale tra Kiev e Mosca su questioni di natura mondiale. Il segretario generale Onu, Antonio Guterres, ha definito l’accordo di oggi “un faro nel Mar Nero”. Il portavoce dell’Onu, Farhan Haq, ha detto che “da Istanbul è arrivato un segnale di speranza che mostra quanto il dialogo sia importante”.

Certo, non sono mancati segnali inquietanti che non inducono all’ottimismo. I rappresentanti di Mosca e Kiev non si sono incontrati nemmeno per la foto di rito, evitando accuratamente anche un semplice gesto che potesse far credere a una forma di distensione. Kiev, attraverso il consigliere della presidenza ucraina, Mikhailo Podoliak, ha ribadito che l’Ucraina “non sta firmando alcun documento con la Russia. Stiamo firmando un accordo con la Turchia e le Nazioni Unite e prendendo impegni nei loro confronti”, avvertendo anzi di una risposta immediata a qualsiasi azione di Mosca. Tuttavia, la presenza di due accordi separati non esclude che tra le parti vi sia un evidente e necessario canale di comunicazione, pur se mediato o sotterraneo. Da parte russa, è giunto a Istanbul il ministro della Difesa, Sergei Shoigu, che rappresenta Mosca così come il suo omologo turco Hulusi Akar firma per Ankara. Anche se alla cerimonia ha voluto presenziare Recep Tayyip Erdogan.

Le prime informazioni citate dai media internazionali, anche da quelli russi, segnalano la possibilità che vi sia uno sblocco immediato di una quantità tra 25 e 35 milioni di tonnellate di grano con la creazione di rotte che da Odessa, Cornomorsk e Pivdenny (fino al 2017 Yuzhniy) arriveranno fino al Bosforo. Rustem Umerov, delegato ucraino a Istanbul, ha spiegato che la speranza di Kiev è tuttavia quella di ampliare i terminal dell’accordo, il che si traduce nella speranza di aumentare il numero di porti in mano alle forze ucraine. Negli accordi, anche il tema dell’esportazione di derrate alimentari e fertilizzanti dagli scali russi: questione altrettanto fondamentale per evitare una crisi alimentare mondiale.

Non sembrano esserci indicazioni su scorte militari, ma solo che le navi coinvolte nel patto del Mar Nero sono circa 80 e non vi sarebbero altre imbarcazioni nei porti individuati per queste rotte. L’impressione è che dunque si voglia evitare che navi di potenze avversarie possano incrociarsi nel Mar Nero mentre accompagnano i cargo diretti verso il Mediterraneo. Anche una fonte della russa Tass afferma che “Non è prevista una scorta militare” ma che “nell’accordo, le parti si impegnano a non attaccare le navi che trasportano grano”.

Intanto, l’ottimismo sullo sblocco del grano fa calare il prezzo del cereale a livello internazionale. Come riportato da Agi, i futures di Chicago hanno fatto registrare un calo dei prezzi del 3,57%, correndo verso i prezzi precedenti all’inizio del conflitto in Ucraina. In calo anche il prezzo del grano duro e di quello tenero scambiati sui mercati.

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