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Mercoledì il parlamento russo ha rapidamente approvato l’estensione del Trattato Start (o New Start) sulla riduzione e controllo degli arsenali nucleari di Russia e Stati Uniti. Un via libera che arriva dopo la proposta statunitense di una proroga di cinque anni ma soprattutto che arriva a pochissimi giorni dalla sua scadenza, fissata per il 5 febbraio di quest’anno.

Entrambe le camere del parlamento hanno votato all’unanimità per estendere l’accordo il giorno dopo la telefonata tra il presidente americano Joe Biden e il presidente russo Vladimir Putin. Il Cremlino ha detto di aver accettato di completare le necessarie procedure di estensione nei prossimi giorni. L’estensione del patto non richiede l’approvazione del Congresso negli Stati Uniti, quindi si configura come una manovra esclusivamente presidenziale e pertanto carica di significati in quanto arriva a pochi giorni dall’insediamento del presidente Biden, ma la decisione unilaterale della Casa Bianca è più un segnale di rottura verso l’amministrazione precedente che un’apertura verso la Russia.

La nuova amministrazione Usa non ha infatti nascosto di aver intenzione di intraprendere una rinnovata “linea dura” verso Mosca. Il nuovo approccio politico verso la Russia di Putin sarà infatti all’insegna del confronto acceso: la presidenza ha infatti firmato alcuni ordini esecutivi, come primo atto, volti a limitare ulteriormente il campo d’azione politico del Cremlino. Tra di essi spicca, oltre al ritorno in Siria, quello che sembra un appoggio incondizionato all’Ucraina e alle sue velleità di integrarsi nell’Alleanza Atlantica, oltre al sostegno al movimento di protesta bielorusso guidato da Svetlana Tikhanovskaya e ad Alexei Navalny, identificato da Washington come la pedina principale per contrastare internamente la politica di Putin. Il Pentagono poi è pronto a rispondere con le stesse modalità d’azione a quelli che considera attacchi cibernetici russi che hanno messo nel mirino due ministeri e altre reti interne statunitensi nel recente passato.

La telefonata tra i due leader, pertanto, è stata solo una questione formale che ha visto come unico punto di incontro il recupero, in extremis, del Trattato Start.

Nonostante questo il presidente Putin ha usato toni concilianti da Davos, dove si trova per il World Economic Forum. Il leader del Cremlino ha infatti detto, come riporta la Tass, che “questo è senza dubbio un passo nella giusta direzione”, ma allo stesso tempo, ha affermato che nel complesso, nell’arena internazionale, “le contraddizioni si stanno tuttavia attorcigliando, come si suol dire, in una spirale”.

Anche il portavoce presidenziale russo, Dmitry Peskov, conferma quanto detto da Putin. “Questa è una buona condizione, che ci permetterà di lavorare bene sull’ulteriore estensione o su un nuovo testo del trattato, a condizione che ci sia una certa volontà politica”, ha detto Peskov. In certi ambienti diplomatici russi c’è comunque ottimismo: il vice ministro degli Esteri, Sergey Ryabkov, a poche ore dall’annuncio – come se fosse un segnale di distensione – ha affermato in un discorso alla Duma che la Russia ritiene che gli Stati Uniti non abbiano effettuato il dispiegamento segreto di sistemi di lancio di missili in violazione delle misure dello Start. L’affermazione, che sembra alquanto benaugurante, è stata supportata da alcune considerazioni di carattere tecnico. Ryabkov ha infatti detto che “il numero di ispezioni (18 all’anno), dimostrazioni, scambi di informazioni tramite notifiche e altre misure, che, devo sottolineare, sono prese rigorosamente su base di parità e non implicano obblighi unilaterali per la Russia, consentono di completare abbastanza bene il quadro che otteniamo con l’aiuto dei mezzi tecnici nazionali per monitorare gli avversari”.

Anche il presidente della camera alta, Valentina Matvienko, si pone positivamente quando dichiara che la decisione di estendere il patto mostra che Russia e Stati Uniti possono raggiungere accordi su questioni importanti nonostante le tensioni tra di loro.

Non tutti però sono dello stesso avviso, e forse, considerate le dichiarazioni e le mosse statunitensi, non hanno tutti i torti. L’estensione del Nuovo Trattato Start aiuterà la Russia e gli Stati Uniti a concludere ulteriori accordi sul controllo degli armamenti, ma non migliorerà in modo fattuale le relazioni tra i due Paesi, hanno affermato alcuni analisti russi intervistati da Izvestia.

Secondo gli esperti è troppo presto per dire se la nuova amministrazione statunitense ha definito il suo approccio alla Russia in modo positivo. “Loro (gli americani n.d.r.) devono ancora definire un’agenda, coinvolgere gruppi di esperti e simili. Ci vorrà tempo”, ha spiegato il presidente del Centro per gli Interessi Globali con sede a Washington Nikolai Zlobin. “Il fatto che Biden abbia chiesto all’attuale ambasciatore degli Stati Uniti in Russia John Sullivan di rimanere nella sua posizione dimostra che gli americani non sono ancora pronti a elaborare una nuova politica nei confronti di Mosca. È improbabile che nuovi approcci emergano prima della tarda primavera”, ha aggiunto.

Anche gli esperti russi concordano con la nostra visione quando affermano che la mossa di Biden, già enunciata durante la sua campagna elettorale, è stata fatta soprattutto per differenziarsi da Donald Trump, che tendeva a ritirarsi dagli accordi internazionali. “La maggior parte degli alleati europei, compreso il segretario generale della Nato, ha chiesto di preservare il trattato, e Biden sta ora cercando di ripristinare i legami che erano stati indeboliti negli ultimi quattro anni”, ha sottolineato il presidente dell’università americana di Mosca Edward Lozansky.

Il presidente Usa, infatti, prima di chiamare il suo omologo Russo si è sentito con gli alleati: ha chiamato il britannico Boris Johnson, il francese Emmanuel Macron, la tedesca Angela Merkel, oltre al segretario della Nato, Jens Stoltenberg. Non risulta, invece, alcun contatto con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, visto – forse – dalla nuova amministrazione Usa come troppo legato all’ex presidente Trump.

Nonostante questo buon auspicio, secondo gli analisti russi, il prolungamento dell’accordo sugli arsenali atomici non stimolerà alcun miglioramento nelle relazioni Russia-Usa perché lo staff di Biden lo vede esclusivamente come una questione legata alla sicurezza militare statunitense e parte del sistema di stabilità strategica globale, e non come un aspetto dell’agenda bilaterale. A giudicare infatti dall’agenda stilata dalla Casa Bianca, che mette nel mirino in modo inequivocabile Mosca, non possiamo che concordare.

Nessun coinvolgimento della Cina nel Trattato quindi, condizione imprescindibile posta dall’amministrazione Trump per il suo rinnovo. A Pechino, infatti, si dicono soddisfatti non avendo mai nemmeno preso in considerazione questa possibilità, ma il prolungamento dello Start – valevole per soli cinque anni, lo ricordiamo – non significa aver messo definitivamente da parte una problematica (quella dello sviluppo dell’arsenale atomico cinese) che prima o poi l’amministrazione Biden dovrà affrontare in qualche modo.

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