Continua, inesorabile, l’assedio britannico alla Russia. E questa volta, nel mirino ci finisce la Libia. Paese che non è mai stato considerato un obiettivo primario né di Londra né di Mosca, ma che invece adesso assume una sua particolare importanza nell’ormai eterna sfida dei britannici alle manovre del Cremlino.

Come scritto dal Sun, i vertici dei servizi segreti britannici hanno incontrato la premier Theresa May per fare un resoconto sugli ultimi movimenti russi in Libia. Dalle indiscrezioni ottenuto dal tabloid britannico, i funzionari dell’intelligence hanno detto alla premier che “Vladimir Putin vuole fare del Paese nordafricano ‘la sua nuova Siria’”.

L’idea dell’intelligence di Londra è che i russi siano presenti nella parte orientale della Libia con decine di ufficiali del Gru e delle forze speciali. Ufficialmente con compiti di addestramento e consulenza per le forze dell’Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar. Ma in realtà, dietro questa presenza, ci sarebbe un obiettivo ben più importante, e cioè quello di imporre la presenza militare (e quindi politica) di Mosca nel Paese.

A questo scopo, sempre secondo i servizi di Sua Maestà, la Russia avrebbe già due basi operative a Tobruk e Bengasi. C’è chi dice attraverso il Gruppo Wagner: ma le fonti sono rarissime e non confermate. Mentre l’anno scorso è stato confermato il dispiegamento di forze speciali russe in Egitto, proprio al confine con la Libia.

L’accusa di Londra è che la Russia voglia prendere il controllo delle coste libiche, in particolare dell’Est, attraverso il supporto militare al generale Haftar. Da qui, una volta ottenuto il possesso delle aree costiere, i britannici addirittura accusano il Cremlino di voler avere le chiavi dell’emigrazione dalla Libia verso l’Europa per avere poi una sorta di rubinetto sulla politica europea. E per gli inglesi, quello che sta avvenendo in Libia “segue gli schemi di quanto avvenuto in Siria e Crimea”.

Le accuse ovviamente sono opinabili e del tutto prive di contraddittorio. Ma quello che conta è che l’intelligence del Regno Unito sia interessata, ancora una volta, alle mosse della Russia. E che questa volta, dopo il fronte dell’Europa orientale, la Siria, l’Atlantico e lo stesso territorio britannico, l’occhio dei servizi si sia spostato sulla Libia.

Un Paese che non è mai stato considerato fondamentale nella strategia britannica, ma che serve invece come nuovo terreno di scontro per fermare l’ascesa del Cremlino nello scacchiere europeo e del Mediterraneo. Ed è per questo che, in questi ultimi mesi, sia Mosca che Londra hanno di nuovo messo la Libia nel mirino. La prima per avere una nuova centrale operativa nel Mediterraneo, la seconda per contrastare le mosse russe e per rientrare in gioco in un conflitto che l’ha vista per molto tempo quasi esclusa nonostante abbia attivamente partecipato all’offensiva che ha contribuito alla caduta di Muhammar Gheddafi.

Negli ultimi tempi, Londra è sembrata di nuovo interessata alla Libia. Innanzitutto la Gran Bretagna parteciperà alla conferenza co-presieduta da Italia e Stati Uniti in Sicilia. Una partecipazione importante che è frutto anche della relazione ormai sempre più stretta a livello politico fra Londra e Washington, ma che è anche frutto della volontà del governo May di trovare una sponda in Italia per quanto riguarda le difficili negoziazioni fra Regno Unito e Unione europea sul fronte della Brexit. Inoltre, l’accordo siglato fra Eni e British Petroleum conferma la volontà di Londra di rientrare nella partita degli idrocarburi libici riattivando i giacimenti fermi dal 2011.

 Ora una nuova manifestazione d’interesse, ma questa volta riguarda la Russia. E l’idea espressa da Whitehall è molto chiara: anche la Libia è entrata nel grande terreno di scontro fra Mosca e Londra. Uno scontro che non sembra avrà una fine nel breve termine. E lo hanno dimostrato le parole dei ministri britannici così come le ultime azioni da parte dell’intelligence di Londra. Mosca è il nemico numero uno: e la Libia è entrata ufficialmente nel novero dei campi di battaglia.