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È possibile che, a tre anni e mezzo abbondanti dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, per la Russia stia arrivando quella crisi economica che finora nemmeno diciannove pacchetti di sanzioni Ue più gli innumerevoli provvedimenti Usa sono riusciti a provocare? L’ultimo report Gallup traccia un quadro in chiaroscuro e mette l’accento, più che sui fattori macroeconomici, sul sentiment dei russi, che in effetti sembra essere più prudente, o meno ottimista, che nel recentissimo passato.

Nel 2022, subito dopo l’inizio dell’invasione, l’economia russa subì una drastica contrazione e il rublo sembrò destinato a un crollo senza rimedio. L’esultanza dei Paesi (e dei cosiddetti esperti) fu però di breve durata. La Russia riuscì ad adattarsi alle nuove condizioni, puntò con decisione su un’economia di guerra e riuscì a ribaltare la situazione. Nel 20023 e nel 2004 il Pil russo crebbe oltre il 4% (quello italiano, per tre un confronto sommario, crebbe dello 0,3% nel 2003 e dell’1,2% nel 2004), e dopo una dura lotta (condotta anche con tassi d’interesse arrivati al 22%) la Banca centrale di Russia, diretta da Elvira Nabiullina, uno dei pochi personaggi irrinunciabili nella verticale del potere putiniano, ha riportato il rublo a una certa consistenza: 78 rubli per un dollaro, vicino alla quota (70 rubli per dollaro) del 2021. L’inflazione resta alta (8,1%) e l’obiettivo dichiarato della Banca centrale, ridurla al 4%, sarà raggiunto, sempre secondo la Nabiullina, solo nella seconda metà del 2026. Intanto è stato approvato il bilancio federale per il 2026 che, come già quello del 2024, prevede un 30% di spesa per la Difesa e circa la metà per il sostegno sociale alla popolazione.

Disoccupazione al minimo storico ma scarsa fiducia

La ricerca Gallup si muove dentro questa cornice da noi per sommi tratti tracciata. E registra, come si diceva, una certa stanchezza dei russi. Per esempio, la percentuale dei russi convinti che lo stato dell’economia stia migliorando resta maggioritaria (48%) ma è ormai lontano dal 56% registrato nel 2023. Di converso, ora il 39% dice che lo stato dell’economia sta peggiorando. Analogo discorso per quanto riguarda l’occupazione. A dispetto del fatto che la disoccupazione sia scesa ai minimo storico del 2,1%, la differenza tra coloro che giudicano questa fase buona per la ricerca di un impiego e coloro che invece la definiscono non buona è minima: 49% per il “buona” e 46% per il “non buona”. Il tutto mentre il boom dell’industria militare e l’assenza dal mercato del lavoro di un milione di uomini, a vario titolo richiamati nel forze armate, ha molto ridotto il rischio della disoccupazione e fatto crescere i salari.

Si diceva dei salari. La loro cresciuta ha toccato proprio quest’anno il massimo degli ultimi 16 anni, nota la ricerca Gallup, e gli effetti si fanno sentire. Il 39% dei russi dice di vivere bene con il proprio reddito, percentuale molto più consistente del 22% che invece denuncia difficoltà o difficoltà gravi. Un cambiamento notevole rispetto ai dati Gallup del 2021, quando il 27% dichiarava di essere soddisfatto del proprio reddito mentre il 32% diceva di fare fatica.

L’inflazione nella borsa della spesa

A fronte di tutto questo, e paradossalmente, Gallup registra che nel 2025 il 31% dei russi sostiene di avere difficoltà nel mettere in tavola cibo sufficiente per sé e per i propri familiari. Visti anche i dati di cui sopra, pare ovviamente impossibile che un terzo della popolazione russa sia a rischio di fame. Questo dato sembra piuttosto voler dire che questo 2025 di alta inflazione e alti tassi d’interesse ha segnato lo spirito dei russi e che la preoccupazione per il cibo (la spesa alimentare assorbe ormai il 34% del budget familiare, il livello più alto dall’inizio della guerra) rifletta i rincari dei generi alimentari di base, per un mix di ragioni (le sanzioni, le maggiori difficoltà nell’import, i cattivi raccolti…) quest’anno assai più veloci della già veloce inflazione. Ecco qualche esempio:

Patate: Sono aumentate di circa 2,5 volte in 12 mesi, arrivando vicino a 100 rubli al chilo.

Pasta: + 25,8%.

Farina: +23,8%.

Latte fresco: +23,5%.

Pane fresco: +24,3%.

Olio d’oliva: + 60%.

Burro: +58,6%.

Riso: +49,1%.

Caffè: + 45%.

Com’è ovvio, questi aumenti sono stati più pesanti per le fasce meno ricche o povere della popolazione. E infatti Gallup nota che nel 60% meno agiato della popolazione solo il 25% dichiara di essere soddisfatto del proprio reddito. Il che segnala l’altro problema dell’attuale situazione, ovvero l’ampliamento della forchetta tra le diverse classi sociali e la crescita delle disuguaglianze. Vedremo ora se e come reagirà il Cremlino.  

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