Ieri sera il presidente russo Vladimir Putin ha firmato il decreto per consentire l’entrata in vigore degli emendamenti alla Costituzione approvati nel referendum recentemente concluso. “I cittadini russi hanno fatto la loro scelta – ha detto Putin durante un incontro con alcuni funzionari ripreso dalla tv – e, sulla base di questa decisione, ho firmato un decreto per inserire questi emendamenti nella Costituzione” del 1993. Dopo l’approvazione data dagli elettori al possente pacchetto di emendamenti promossi da Putin, la nuova costituzione russa entra ufficialmente in vigore da oggi. Il voto nazionale sugli emendamenti alla costituzione russa, riporta l’agenzia Tass, è stato completato mercoledì in tutto il Paese. Anche se il giorno del voto ufficiale era fissato per il 1° luglio, i cittadini hanno potuto votare per un periodo di sette giorni tra il 25 giugno e il 1° luglio a causa delle misure anti-Covid-19 adottate dalla Federazione Russa. Secondo la Commissione elettorale centrale russa, le modifiche sono state sostenute dal 77,92% degli elettori nei seggi elettorali, mentre il 21,27% si è opposto alle modifiche. L’affluenza ufficiale è stata del 67,97%.

Così cambia la Russia: si tagliano i ponti con il passato

Secondo la costituzionalista russa Taliya Habrieva, almeno 650 leggi federali “dovranno essere modificate a seguito dell’approvazione del referendum”. “Oltre alle leggi federali”, spiega la direttrice dell’istituto di legge comparata, “l’intero sistema legislativo deve essere emendato perché le modifiche riguardano tutti i livelli di gestione e il funzionamento stesso del governo”. L’esperta ha aggiunto che, in particolare, è necessario “aggiornare le leggi regionali in materia di occupazione, assistenza sanitaria, politica giovanile”. Come spiega il Moscow Times, gli emendamenti approvati rafforzano la presidenza e il potere centrale rispetto alle autorità regionali e locali. Il pacchetto di modifiche comprende anche garanzie economiche, come impegni per adeguare le pensioni all’inflazione e un salario minimo garantito.

C’è poi la misura più discussa sulla stampa occidentale. Gli emendamenti approvati consentono – qualora lo ritenesse opportuno – a Vladimir Putin di candidarsi e guidare la Russia per altri 12 anni dopo la fine del suo mandato, che scade nel 2024, dunque fino al 2036. Le modifiche danno inoltre priorità alla Costituzione russa rispetto ai trattati internazionali e a istituzioni come il tribunale europeo per i diritti umani. Quanto alle critiche espresse da tutta la stampa occidentale, il presidente della Duma Viacheslav Volodin ha spiegato che si tratta di “una reazione assolutamente prevedibile. Vogliono che il nostro Paese sia debole, vogliono che sperimentiamo gli stessi problemi degli anni ’90 e della fine degli anni ’80”. “Quelle modifiche introdotte Costituzione rendono il nostro Paese più forte. Semplicemente non vogliono che la Russia sia uno stato forte e non vogliono che le persone del nostro Paese vivano meglio. Vogliono che incontriamo problemi, vogliono che il nostro Paese sia debole”, ha sottolineato il Presidente della Duma di Stato, ricordando che la Russia deve essere fra le prime cinque economie del mondo. Una “benedizione” di non poco conto che indica anche la compattezza istituzionale dietro la decisione di Putin di procedere verso l’approvazione della nuova norma fondamentale.

Il commento di Igor Pellicciari

Come spiega Igor Pellicciari, docente di Storia e Politica degli Aiuti Internazionali presso l’Università di Urbino e alla Università MGIMO di Mosca, a InsideOver, “innanzitutto, qualsiasi consultazione si tenga in Russia, partono immancabili le accuse di brogli e quant’altro. E questo fa un po’ riflettere, perché se davvero avessero voluto, forse avrebbero evitato di mostrare, di fatto, che un avente diritto al voto su tre è contrario alle modifiche costituzionali, perché mai come questa volta l’astensione significava un voto contrario. Non è una vittoria per il Cremlino ma uno scampato pericolo”.

Cosa cambia? “Dal punto di vista formale hanno dato valore costituzionale a una serie di orientamenti politici che hanno già marcato il ventennio di Vladimir Putin, ora sanciti nella Carta costituzionale. Si taglia però il cordone ombelicale con una Russia, quella degli anni ’90, che nessuno adesso rimpiange più, nemmeno gli oppositori di Putin. La carta costituzionale era l’ultimo legame, formale, con quel periodo. Dal punto di vista politico cambierà poco: si dà per scontato il fatto che Vladimir Putin si ricandiderà per due volte e invece lui non lo ha mai confermato. Elimina però le discussioni sulla successione allo stesso Putin, che erano una sorta di elephant in the room che ha fortemente condizionato la vita politica in Russia. Ora, sgombrando il campo di questa discussione, la tensione politica in qualche modo di alleggerirà, soprattutto fra i tecnocrati che ambiscono a prendere il posto del presidente”. A mio avviso, sottolinea Pellicciari, “è stato un azzardo fare il referendum che era previsto prima del Covid-19 e della guerra del petrolio: le autorità russe si sono trovate con un referendum che forse era troppo tardi per cancellare”.

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