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Il discorso di Vladimir Putin apre le porte al riconoscimento delle repubbliche separatiste dell’Ucraina orientale ma anche alle sanzioni dell’Occidente.

Gli Stati Uniti hanno già annunciato il primo pacchetto, con la Casa Bianca che ha segnalato in una nota che il presidente Joe Biden firmerà un ordine esecutivo per proibire rapporti commerciali e finanziari con le autoproclamate repubbliche di Donetsk e Luhansk. La nota della presidenza Usa precisa anche che “queste misure sono separate e sarebbero in aggiunta alle misure economiche rapide e severe che abbiamo preparato in coordinamento con alleati e partner se la Russia dovesse invadere l’Ucraina”. Anche il Regno Unito ha annunciato che domani saranno emesse le sanzioni contro la Federazione Russa per la decisione di riconoscere le due repubbliche ucraine. Mentre dall’Unione Europea, una nota segnala che il presidente del Consiglio, Charles Michel, e la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, hanno ritenuto l’atto firmato dal presidente russo Putin “una palese violazione del diritto internazionale e degli accordi di Minsk. L’Unione reagirà con sanzioni contro coloro che sono coinvolti in questo atto illegale“. E l’Alto rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Josep Borrell, ha già detto che sono pronte le sanzioni in caso di ingresso delle forze armate russe in Ucraina.

Le sanzioni rischiano però di essere un problema più che una soluzione. E per diverse ragioni. Dal punto di vista europeo, il pacchetto contro la Russia ha provocato non poche divisioni all’interno del Consiglio. Le autorità Ue hanno ribadito in queste ore che le misure sono pronte. Ma le ipotesi che sono state vagliate in questi giorni sono sempre apparse divisive. Come scrive Agi, è abbastanza chiaro che saranno colpiti “i settori finanza, energia ed esportazioni”. Si sottolinea anche la possibilità che venga interessato il settore della tecnologia, che rimane uno dei problemi principali del divario tra Russia e Occidente. Ma quello che spacca il blocco Ue è in particolare la questione energetica, che da tempo rappresenta il vero e proprio tallone d’Achille della già fragile compattezza europea. Molti Paesi, Italia in primis, ma anche quelli dell’Europa orientale e la Germania, sono clienti molto importanti dell’energia russa. Il 40% del gas Ue è di importazione russa ed è chiaro che i Paesi importatori sarebbero i primi a risentire di queste sanzioni insieme a Mosca. La linea intransigente dei Paesi baltici rischia quindi di scontrarsi in modo molto duro con quella dell’asse centrale europeo, in particolare di Berlino e Roma. Ma su questo punto, i Paesi del nord-est europeo, già preoccupati per il gasdotto Nord Stream 2 tra Germania e Russia, potrebbe avere un alleato di fondamentale importanza a Washington.

A questo si aggiungono poi i dubbi di molti esperti sulla stessa utilità delle sanzioni. Biden ha più volte minacciato sanzioni drastiche e molto dure nei confronti del Cremlino, ma sotto questo profilo non va dimenticato che lo strumento sanzionatorio ha letture diverse. Come ricorda Il Sole 24 Ore, se qualcuno ritiene che il precedente della Crimea fa capire che le sanzioni hanno provocato una “frenata del Pil russo a medie dell’1% nell’ultimo decennio”, altri sostengono che la verità sia proprio l’opposto, cioè che non hanno in realtà provocato alcun freno né alle ambizioni russe né alla questione della Crimea. L’annessione è ormai un dato di fatto e Putin, come confermato anche dall’ultima mossa in Ucraina orientale, non si è fermato alle semplici parole per ciò che riguarda il Donbass. E se per Europa e Stati Uniti nulla sarà indolore, questo vale anche per i rapporti tra Washington e cancellerie europee, preoccupate di essere vittime e non protagoniste delle scelte della potenza d’Oltreoceano.

Senza contare poi il pericolo che gli Stati Uniti ottengano due risultati strategicamente pericolosi. Da un lato il rafforzamento dell’asse tra Russia e la Cina, che potrebbe essere incentivato dalle difficoltà di esportare gas in Europa e dal lavorare con le aziende occidentali, così come nel caso venisse colpito l’utilizzo del sistema Swift. Dall’altro lato, si rischia di creare un meccanismo di isolamento del gigante russo che anzi confermerebbe la linea “autarchica” voluta in questi ultimi anni dallo stesso presidente: con risultati già ottenuti sia in ambito monetario che industriale.

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