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Quale futuro attende l’Italia nel 2025? L’arrivo di Donald Trump come 47esimo Presidente degli Stati Uniti porterà davvero a una tregua e un cessate il fuoco nei numerosi scenari di guerra che caratterizzano la geopolitica attuale? E cosa aspettarsi dall’Unione Europea, dopo le crisi politiche di Germania e Francia? Ne abbiamo parlato con l’onorevole Marco Rizzo, storico leader del Partito Comunista Italiano, europarlamentare tra il 1994 e il 2009, e dal 2022 cofondatore e coordinatore di Democrazia Sovrana e Popolare, che ci ha parlato della sua prospettiva sul futuro dell’Italia all’interno dell’Ue e a livello internazionale, anche rispetto ad alcuni delicati temi come immigrazione, guerre tra Russia e Ucraina, le tensioni in Medio Oriente, tra Israele, Palestina, Libano e Siria, e l’arrivo di Donald Trump, che potrebbe cambiare le prospettive future.

Oggi possiamo davvero parlare, ancora, di schieramenti di “destra” e “sinistra”, com’erano tradizionalmente intensi nel Novecento?

Sulle questioni fondamentali, non noto una particolare differenza tra la destra e la sinistra. Lo dico provenendo dalla sinistra, ma fanno tutte le stesse cose dal punto di vista della politica estera…” tra i suoi commenti sul tema, ampiamente affrontato anche nel suo ultimo libro, Riprendiamoci le chiavi di casa. Manifesto per un sovranismo popolare oltre la destra e la sinistra, in dialogo con Fabio Dragoni (Historica Edizioni, novembre 2024).

Onorevole Rizzo, è appena stato pubblicato il suo nuovo libro, Riprendiamoci le chiavi di casa. Manifesto per un sovranismo popolare oltre la destra e la sinistra, in dialogo con Fabio Dragoni (Historica Edizioni, novembre 2024). Oggi l’Unione europea, appare meno solida del passato, su diverse questioni delicate, come l’immigrazione, la guerra in Ucraina, le politiche green, l’allargamento a Est a Paesi come Georgia e Moldavia, ex sovietici. In Francia è caduto il governo, in Germania Scholz è stato sfiduciato dal Parlamento. Come vede il ruolo dell’Italia in Ue? Anche collegandomi al suo libro, dove, nella descrizione si legge: “Negli ultimi decenni i popoli e le nazioni europee hanno visto erodere giorno dopo giorno la propria sovranità a favore dell’Unione Europea governata da un establishment che pretende di imporre vita, gusti e consumi…”

“La realtà è che questa Unione Europea è stata davvero matrigna nei confronti dei popoli: sono state cancellate le sovranità dei nostri Paesi, il ceto medio è precipitato verso il basso, le classi lavoratrici sono sempre più schiacciate e in più c’è un intervento pesante nei gusti, nei costumi, nella vita di tutti i giorni. Se dovessimo fare poi un esempio molto economico, bisognerebbe dire – certamente i ragazzi non lo possono sapere – ma quelli che attorno al 2000 hanno visto il cambio dalla lira all’euro ricorderanno che uno stipendio di 2 milioni di lire era un buon stipendio, mentre oggi uno stipendio di 1000 euro è uno stipendio da poveri. Questa è l’Unione Europea. Possiamo parlare positivamente dell’Erasmus, ma anche prima si potevano fare i viaggi di studio negli altri Paesi europei.

L’economia ha presentato il suo conto, e l’Unione Europea oggi ha una collocazione totalmente comandata da una parte degli Stati Uniti. Per questo, quando mi è stato chiesto chi avrei votato negli Usa, ecco io non sono un amante di Trump, ma ho detto che preferisco lui a Kamala Harris. E il motivo è molto semplice: uno dice che vuole la pace, l’altra che vuole la guerra. Quindi, già solo questo mi fa scegliere Trump. Adesso il 20 gennaio 2025 vedremo cosa succederà, quando prenderà in mano la situazione, ma a proposito, io ricordo sempre la frase di Eisenhower, quando finì la presidenza degli Stati Uniti. Lui era un generale e disse: “Consegno la democrazia del mio Paese, a un complesso militare-industriale”. Questo complesso militare-industriale si è molto sviluppato e ha condizionato la democrazia statunitense. Oggi probabilmente si è aggiunto anche un complesso farmaceutico, comunicativo… Ma è una vicenda complessa, è lo Stato profondo di quelli che governano con l’economia e la finanza, la politica in Occidente. L’Europa ha seguito questa linea e questa linea vede la fine dei popoli europei. E devo dire non noto una particolare differenza anche nel nostro Paese.”

In che modo ciò si riflette nel nostro Paese?

“Sulle questioni fondamentali, non noto una particolare differenza tra la destra e la sinistra. Io lo dico provenendo dalla sinistra – la sinistra è solo un po’ più antipatica – ma fanno tutte le stesse cose dal punto di vista della politica estera. L’Europa, la Germania e l’Italia, prendevano gas a basso costo dalla Russia. Adesso noi prendiamo gas dalla Russia, lo paghiamo di più perché passa dalla Tunisia e dall’Algeria, e poi lo prendiamo dagli Stati Uniti; il gas dagli Stati Uniti arriva con le navi, per cui quando parte costa 1 per gli imprenditori americani, ma quando arriva qui costa 4. Dunque, come fa a reggere la nostra economia? La crisi è sotto gli occhi di tutti, in più si è aggiunta questa follia del green, del cambiamento climatico.”

Cosa intende invece per “sovranismo popolare”, ovvero la seconda parte del titolo del suo libro?

“Oggi il mondo è cambiato: il ceto medio nel secolo scorso si confrontava con la classe lavoratrice, mentre oggi precipita. Se noi uniamo il ceto medio – dunque artigiani, commercianti, professionisti, piccola e media impresa – con i lavoratori, parliamo del 90% della popolazione. Il sovranismo popolare è una teoria nuova, che incarna il mondo del lavoro vario. L’idea è di mettersi tutti insieme, contro chi? Contro la grande finanza. La grande finanza e le multinazionali che arrivano nel nostro Paese, depredano i marchi, prendono finanziamenti dallo Stato, delocalizzano, licenziano e poi è finita la partita. E non sono solo multinazionali estere, ma anche italiane – pensiamo a Stellantis. Decine e decine di aziende nel nostro Paese sono state ridotte in questo modo, e a questo punto diventiamo solo dei piccoli consumatori. Veniamo etichettati per i nostri gusti e consumi, e siamo solo numero dentro un processo di mercificazione che non riguarda solo le cose, ma anche le persone. È una società che, francamente, a me non piace.”

Dunque, secondo questa teoria, lei per il futuro dell’Italia, e forse anche d’Europa, immagina una “terza via”, con un superamento dei tradizionali concetti di “destra” e “sinistra”, è corretto?

“Superamento non significa abiura, significa tenere le cose significative. Io non mi ritrovo in questa sinistra. La sinistra che ho in mente io è quella di Enrico Berlinguer che stava ai cancelli della Fiat, con gli operai. Oggi invece, la sinistra è esemplificata da Elly Schlein, una italo-svizzera, che sta sul carro del Gay Pride. Ecco, sono figure antitetiche. Per questo, in questa sinistra non mi posso riconoscere. Sono nato in un quartiere povero di Torino, il Borgo della Vittoria, da un padre operaio della Fiat e da una mamma casalinga, in una piccola casa; una famiglia tradizionale. Ho avuto il privilegio di diventare giovane deputato a 34 anni, e ho avuto molto dalla vita. Quindi da che parte devo stare? Certamente non dalla parte di questi signori della ZTL.

Questa sinistra ha sostituito integralmente i diritti sociali – il lavoro, la casa, la sanità pubblica, i trasporti, l’istruzione – con i diritti civili. Non che siano meno importanti i diritti civili, ma se tu li sostituisci, compi un’operazione che serve alla grande finanza. Se pensiamo ai sindacati e guardiamo a quello che dice Landini, Antonio Gramsci e Di Vittorio si ribalterebbero nella tomba. Fanno lo sciopero perché c’è la Meloni, ma non gliene frega nulla dei lavoratori.”

Invece a proposito del ruolo dell’Italia all’interno dell’Europa, e anche a livello internazionale: recentemente il nuovo Segretario Generale della Nato, Mark Rutte, ha esortato i Paesi membri a spendere di più per la difesa, anche considerando i conflitti in corso tra Russia e Ucraina e in Medio Oriente. Cosa pensa di questa proposta? È una decisione fattibile e giusta per l’Italia allo stato attuale?

“Ho ascoltato con attenzione le parole di quest’uomo, che quando era Premier olandese si caratterizzò per parole di odio verso l’Italia e i camionisti italiani. Adesso questo signore governa la Nato e non ha detto solo che bisogna spendere di più per la difesa, ma ha aggiunto che bisogna non spendere, quindi spendere di meno, per la sanità e le pensioni. È un programma il suo, di guerra e privazioni sociali. La penso esattamente all’opposto di questo signore.”

A proposito di Donald Trump invece, che ha menzionato prima: a novembre è stato eletto come 47esimo Presidente degli Stati Uniti d’America. Entrerà in carica ufficialmente nel gennaio del 2025 e, durante la sua campagna elettorale, ha più volte promesso di riportare la pace, tra Russia e Ucraina, e in Medio Oriente. Secondo lei è in grado di mantenere queste promesse?

“Beh, lo spero. Io ripeto, il Presidente degli Stati Uniti, qualunque Presidente degli Stati Uniti, non so se si possa emancipare da quello Stato profondo che governa dietro di lui; ma se alcune cose che vediamo, vanno in quella direzione, il mondo sta cambiando. Con la globalizzazione, era imprevedibile che le nazioni emergenti decidessero, nella loro emancipazione, di non usare più il dollaro. Quindi bisognerà capire se gli Stati Uniti si relazioneranno al mondo con una competizione economica legittima, con gli sforzi della geopolitica, oppure con la guerra mondiale e le bombe atomiche. Spesso mi è capitato, in alcune trasmissioni, che mi dicessero “ma lei è antiamericano”. Tutt’altro: io sin da piccolo ho guardato con attenzione agli Stati Uniti, alla musica, alla cultura, al cinema; ma oggi una parte degli Stati Uniti ha in mente una deformazione della democrazia e probabilmente gli stessi americani si sono stancati di questi signori che governano anche sull’inganno.

Donald Trump dopo il primo attentato alla sua vita nel luglio del 2024

Abbiamo visto che il Presidente Biden non era in grado di governare un Paese. Era uno che dava la mano nel vuoto, a qualcuno che non esisteva. Ma quando io lo avevo scritto sui social, ero stato segnalato dal fact-checking di Open. Però questo fatto di Biden era diventato palese, tanto che a un punto se ne sono resi conto anche loro, che non poteva reggere, anche dopo quel famoso confronto con Trump. Così hanno cambiato il cavallo in corsa, scegliendo Kamala Harris, che anche tra i democratici, da quanto si leggeva, veniva considerata sostanzialmente come incapace. Però, il mainstream americano, internazionale e italiano ha sposato la causa di Kamala Harris, come quella di un cavallo di razza incredibile. Penso ai giornali come Repubblica e La Stampa, che avevano parlato di una sua vittoria nel giorno delle elezioni, passata la mezzanotte, anche quando già si era capito avesse vinto Trump. Cosa vogliono dire queste cose? Fino a quando siamo alla finzione, non possiamo proporre una critica politica.”

In attesa di Donald Trump e di capire che cosa succederà in futuro, Emmanuel Macron e il premier britannico Keir Starmer hanno avanzato l’idea di inviare delle forze di peacekeeping europee in Ucraina. Secondo lei, quest’iniziativa non rischia di creare un’ulteriore escalation e un’estensione del conflitto con un diretto coinvolgimento europeo?

“Assolutamente sì, è una follia. Su questo vorrei provare a mettere “i puntini sulle i” una volta per tutte. La Russia è un grande Paese, con 11 fusi orari, popolato da 150 milioni di persone. Voi pensate che abbiano bisogno di arrivare a Berlino o Roma e d’invadere l’Europa? Certo che no. Loro vogliono venderci il gas, a basso costo. Probabilmente la Nato vuole provocare la Russia, ma pensate se fosse successo l’inverso. Se invece dell’Ucraina, parlassimo del Messico. Pensate se la Russia avesse mandato i missili in Messico e da lì avesse cominciato a bombardare gli Stati Uniti: il Messico sarebbe stato raso al suolo. Questa è la dicotomia. Noi non vogliamo la guerra con la Russia, non vogliamo la guerra con nessuno, anche considerando la vicenda palestinese. Solo che i poveri palestinesi, non hanno la bomba atomica, quindi non c’è quel rischio.

Se ci fosse un’escalation con una guerra nucleare, non so se qualcuno dei democratici pensi di vincere la guerra atomica. Se si fa la guerra atomica, c’è una certezza: noi in Europa moriamo tutti, quindi mi sembra una valida posizione quella di dire che noi, la guerra, non la vogliamo. Poi ci sono tutti questi giornalisti che invece spingono, con l’elmetto, un po’ a comando. Dal febbraio del 2022 a un certo punto è scomparso il Covid, è cessato dalla mattina alla sera, ed è apparsa la guerra. Nel 2022 la guerra ci veniva servita a colazione, pranzo e cena, con esperti di geopolitica, opinionisti, giornalisti e politici, tutti pronti a combattere. Mentre i più moderati erano i generali, i militari italiani che conoscono l’orrore della guerra, che dicevano “fermiamoci, ragioniamo”.”

A chi si riferisce?

“Roberto Vannacci, generale della Nato che adesso non è in servizio, perché è diventato europarlamentare, aveva fatto un discorso al Parlamento europeo. Un discorso breve, ma storico, in cui aveva detto: “tacciano i cannoni, fermiamoci”, chiedendo una tregua per Natale, e uno stop alla guerra anche in nome dell’articolo 11 della nostra Costituzione. È vero che c’è il discorso dell’invaso e dell’invasore, però bisogna capire. L’invaso vale solo se l’invasore è la Russia? Perché se parliamo della Siria, invece, l’aggredito non esiste. La vicenda della Siria è ridicola: quelli che prima erano terroristi e tagliagole, con 10 milioni di dollari di taglia, oggi governano la Siria e vengono definiti come terroristi “moderati”. Ti squartano “con gentilezza”, con un certo un savoir faire. Ecco, questo “giornalismo”, ci prende in giro. Credo che sia ora che gli italiani, non dico che si ribellino, ma che almeno si rendano conto nelle mani di chi è l’informazione.”

Ecco, su Medio Oriente e Siria, come lei ha anticipato, dopo la caduta di Bashar-al-Assad dello scorso 8 dicembre, il nuovo assetto politico di quelli che sono stati definiti “ribelli”, da più parti, è guidato da un ex jihadista, Abū Muḥammad Al-Jolani. Che ne pensa?

“Sono perplesso da quello che è successo. Evidentemente c’è una scelta di alcuni elementi dello scacchiere – in primis la Russia, ma anche l’Iran – di non difendere quello Stato, con cui erano alleati. Può darsi che ciò faccia parte di uno scambio con la Turchia. Il dato di fatto è che la Siria, dove vivono il 10% di cristiani, con tradizioni più vicine all’Europa, corra il rischio di finire come la Libia. Purtroppo, l’Occidente è stato spesso mallevadore di situazioni come questa. Hillary Clinton, per esempio, di fronte alla domanda “Ma i mujaheddin li avete foraggiati voi?” risposte di “sì, li abbiamo creati noi, ma poi ci sono scappati di mano”.

Per questo sono preoccupato, perché se la Siria diventa un teatro di guerra, e arrivano un milione di siriani, noi cosa facciamo? E se tra questi arrivano anche terroristi di tutti i tipi, cosa facciamo? Con 180-200mila sbarchi all’anno, l’immigrazione non dovrebbe esistere. La sinistra dice che “i popoli si spostano”, ma i popoli non sono uccelli che migrano, si spostano perché stanno male e non solo per la guerra, ma anche per le condizioni economiche. Fino a quando l’Occidente non si cimenta con un diverso rapporto economico con l’Africa, la gente scapperà da lì per venire qui. Ma se arrivano a milioni, noi tra 10 anni, non avremo più sanità pubblica, pensioni, trasporto, istruzione pubblica. Tutto quello che ha caratterizzato le lotte dei nostri nonni e dei nostri padri, verrà spazzato via.”

Ovvero?

“Penso alla gente che vive qui a Milano: avete presente come si vive attorno alla stazione centrale? Ma non solo a Milano, anche a Padova, Caserta, Palermo, Torino, Roma. Se continua così, in tutte le nostre città si vivrà in un modo simile a quello nei pressi della stazione centrale. I lorsignori staranno nel “club Frecciarossa”, mentre il popolo starà nei treni regionali. La mia proposta, con Francesco Toscano, è quella secondo cui l’Africa deve andare agli africani.

E di questo c’è un esempio classico che è quello del Niger. Il Niger è un Paese poverissimo, con 25 milioni di abitanti. Possiede l’uranio, è tra i maggiori produttori al mondo, eppure è comunque poverissimo. Come mai? L’élite nigerina è corrotta, ha garantito il potere ai francesi, per mezzo di soldati. Però, una parte dei militari in Niger si è ribellata, arrestando i corrotti e cacciando i francesi. Infatti, circa un mese e mezzo fa, in Niger sono state nazionalizzate le miniere di uranio, e la vendita alla Francia è stata interrotta o rinegoziata. Cosa provocherà questo? I nigerini verranno di meno in Italia e in Europa, se staranno un po’ meglio nel loro Paese. Ma il governo italiano con chi sta? Sta con i francesi…”

Prima ha menzionato i palestinesi; dall’ormai tristemente famoso 7 ottobre 2023, e dall’attacco di Hamas, le forze armate israeliane hanno ucciso più di 110mila civili. Noi su InsideOver ne abbiamo parlato molto, anche perché è un numero impressionante, ben diverso dai 45mila indicati solitamente. Pensa che con l’insediamento di Trump possa davvero esserci un’evoluzione di questa drammatica situazione e un cessate il fuoco definitivo? È ancora possibile credere nella soluzione dei due Stati in una prospettiva internazionale?

“Sono atterrito da quello che è successo in quell’area. Però, vorrei provare a dire la mia: anche qui, ho l’impressione che si usino, pesantemente, due pesi e due misure. Quello che sta facendo oggi il governo Netanyahu, il massacro di civili, è incredibile. Ma è incredibile anche il racconto di come questo avviene. Mi prenderò l’accusa di “putiniano”, ma se Putin avesse fatto anche solo il 10% di quello che ha fatto Israele, sarebbe successo un pandemonio dal punto di vista della comunicazione. Anche l’uso diverso delle parole: cioè, Israele aggredisce anche il Libano, un’aggressione aperta a un Paese sovrano. Faccio questo esempio, ma potrebbero essere centinaia.

Secondo me il governo Netanyahu sta facendo un torto terrificante a Israele. Quando hai decine e decine di migliaia di civili morti, produci odio per generazioni. Se qualcuno voleva fare del male a Israele, questo qualcuno si chiama Netanyahu, perché i parenti di queste vittime, coveranno un odio generazionale nei confronti di Israele. E poi c’è un problema: un Paese che ha una tecnologia così avanzata, da poter far esplodere a distanza i cercapersone come e quando vuole, ecco, con questo tipo di tecnologia davvero non si sono resi conto di quello che stava succedendo il 7 ottobre? È stato atroce, ma io ho sempre seguito, sin da ragazzo, la vicenda palestinese. Prima lo Stato palestinese era governato la leadership laiche, ma Israele ha fatto di tutto per azzerare queste leadership laiche, e aiutare – diciamo così – le leadership di tipo islamico. Hamas è stata foraggiata da Israele sin dall’inizio; quindi, è su queste cose che ci si deve interrogare.”

Rispetto alle diverse modalità di comunicazione sui conflitti, secondo lei, perché a livello internazionale si tende a mostrare più solidarietà al popolo ucraino, e non invece al popolo palestinese?

“Perché ci sono degli elementi economici, sociali, di schieramento. La vicenda per cui la legge è uguale per tutti non esiste. Lo vediamo nel nostro Paese, ma anche a livello internazionale. Sulla parola ‘genocidio’ si sta costruendo una discussione. Il popolo ebraico ha subito genocidio, ma un altro genocidio acclarato, che non viene mai citato, è quello dei popoli d’America. Gli Stati Uniti nascono sul genocidio dei popoli pellerossa, o “indiani”, come vennero definiti da Cristoforo Colombo e dagli altri esploratori, e si tratta di più di un milione di persone.”

Oggi, come ha detto, c’è una discussione sull’uso della parola “genocidio”, rispetto a quello che sta accadendo in Palestina, perché secondo lei?

“Perché c’è un’idea di due pesi e due misure, e la verità è sempre viziata dall’elemento di parte. Io credo che per quello che riguarda il nostro Paese, dovremmo costruire un Paese indipendente, neutrale, che è fuori da queste discussioni. Abbiamo il Paese più bello del mondo per cultura e cibo. Una regione italiana vale la cucina di tutti gli altri Stati al mondo. Però siamo sottoposti a una mancanza di titolarità. Vorremmo che il nostro Paese potesse decidere da solo, ma sentiamo sempre quelle frasi: “Poi vediamo cosa dirà Bruxelles, Francoforte, Washington”.

A Francoforte, Washington, Strasburgo e Bruxelles, ci sono la Nato, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Centrale Europea, guidata da persone come Christine Lagarde. Ecco, la Lagarde decide sui nostri mutui: ci sono un milione e mezzo di italiani che hanno un mutuo variabile e questa signora tiene i tassi alti, che creano i sovrapprofitti delle banche; ovvero 12 miliardi nel 2022, 28 miliardi nel 2023. Se governasse la sinistra non se ne parlerebbe affatto, ma c’è il governo di destra, che dice che tasserà il 40% di questi extraprofitti, ma poi non lo fa. Insomma, la situazione è grave.”

Ecco, a proposito di destra e sinistra, rispetto al tema presentato nel suo libro e a un’idea di superamento dei concetti di destra e sinistra, come risponde a quelli che in passato l’hanno accusata, come leader comunista, di convergenza con delle forze di destra o di estrema destra?

“Il mondo sta cambiando. Internamente il ceto medio e la classe lavoratrice non hanno più motivo di esistere con la contrapposizione del passato, ma anzi, c’è necessità di unire la forza-lavoro. Dall’altra parte, a livello internazionale, c’è un mondo multipolare che preme e c’è l’idea di avere un mondo in pace. Allora, se ora c’è la guerra, faccio un esempio concreto, uno come Vannacci che fa un discorso di pace, anche sa ha una provenienza di destra, io che sono di sinistra, convergo con Vannacci, e non con Fassino, che era uno che diceva a D’Alema “finalmente abbiamo una banca”, pur essendo stato segretario della federazione torinese del Partito Comunista. Oggi sono più vicino a quelli che si battono per la pace, e non con chi plaude alle banche. Questa è la differenza. Quindi destra e sinistra non hanno neanche più senso.

Questa vicenda viene riproposta sempre quando ci sono le elezioni, sul discorso di fascismo e antifascismo, ma il giudizio – credo unanime – sul fascismo e sul nazismo è netto: sono fatti di ottant’anni fa, la guerra finisce ottant’anni fa. Vengono a parlare a me di antifascismo? Io sono stato aggredito tre volte dai fascisti negli anni Settanta. E allora? Devo sentirmi fare lezioni di antifascismo da Cazzullo, il Corriere della sera e Repubblica. Cosa vogliono, che i ragazzi italiani si dividano di nuovo e si ammazzino come facevamo negli anni Settanta? È una follia, io voglio impedire questo. Queste destra e sinistra, sono una finzione. Oggi sono le multinazionali a determinare la nostra vita. I veri fascisti, se volessimo chiamarli così.”

Un’ultima domanda sull’informazione e la stampa: lei ha menzionato i giornali, rispetto a un tema come quello della guerra, che ormai fa parte dell’informazione quotidiana da due anni a questa parte, come mai, secondo lei, una parte dell’informazione “tradizionale” ha perso un po’ di credibilità? Sulla narrazione della guerra, ma non solo. Ormai si sa che molti giornali vendono meno copie e non c’è una vera e propria “imparzialità” nella narrazione dei conflitti, ma anche di altre macro-questioni

“Perché c’è un cane che si morde la coda. La grande finanza acquista l’editoria, quindi l’editoria è al servizio della grande finanzia. Il caso Stellantis è palese e sotto gli occhi di tutti: Fiat-Stellantis ha acquistato il gruppo Gedi, e quindi Repubblica, Huffington Post, uniti a La Stampa, il Secolo XIX, circa 36 testate giornalistiche in totale. Di fatto hanno la maggioranza assoluta dell’informazione su carta stampata in Italia. E perché fanno questo? In un certo periodo, immediatamente dopo il 2020, ci fu una richiesta della Fiat – all’epoca FCA Italy – di avere un prestito dalla Sace.

La Sace era concessionaria per i prestiti dello Stato italiano, ma se un piccolo imprenditore dovesse andare a chiedere un prestito alla Sace, gli verrebbe chiesto: com’è la situazione dei suoi dividendi? La Fiat (FCA) aveva appena fatto la fusione FCA-Peugeot e stava ricevendo 5,3 miliardi di dividendi. Nel frattempo, chiedeva allo Stato italiano 6,4 miliardi di euro. Quindi si è tenuta i dividendi, ma si è presa i soldi dello Stato. È facile fare gli imprenditori così, se mettiamo leggi che danno 6,4 miliardi di euro. Poi i giornalisti subito dicono che quei soldi erano lì, ma che dopo un anno e mezzo sono stati restituiti, ma così è facile. Hanno avuto la gestione di 6,4 miliardi di euro per un anno e mezzo, e ne ha parlato qualcuno? No, perché avevano la gestione di tutta l’editoria italiana. Il povero Rizzo questo ogni tanto lo dice, ma in generale ti ca*ano poco.”

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