La Turchia sta giocando una partita geopolitica ad alto rischio in Eurasia: inseguendo l’obiettivo ambizioso di costruire un ordine internazionale turco-centrico, esteso dai Balcani all’Asia centrale, il duo ErdoganCavusoglu ha mietuto diversi successi ma si trova, adesso, ad un passo dalla sovraestensione imperiale (imperial overstretch), ossia dall’avere aperto un numero tale di fronti che le risorse economico-militari a disposizione non ne consentono l’effettiva difesa.

La sovraestensione imperiale è una ricorrenza storica che da tempi immemori è alla base del declino e della caduta degli imperi: dall’Antica Roma a Napoleone, arrivando alla Germania nazista e agli Stati Uniti nell’epoca della guerra del Vietnam. Le mire erdoganiane nell’Asia centrale, ad esempio, lungi dal provocare una reazione soltanto da parte russa, potrebbero condurre ad uno scontro frontale con gli altri giocatori ivi presenti, come Cina, Iran e petromonarchie; e qualcosa di simile sta accadendo nell’area mar Nero-mar Mediterraneo.

Le mire espansionistiche di Ankara nell’Egeo e nell’EastMed, motivate sia dalla ricerca di quello spazio vitale sottrattole dai trattati di pace del primo dopoguerra che da appetiti energetici, hanno cessato da diverso tempo di essere una questione regionale coinvolgente esclusivamente Atene e Nicosia. Nella regione è andato formandosi gradualmente un blocco euro-arabo-israeliano in chiave anti turca, incardinato sul trio ParigiCairoTel Aviv, che sembra essere in procinto di registrare un ulteriore e significativo allargamento per via della possibile entrata in scena di Mosca.

Le esercitazioni

L’8 ottobre l’ufficio stampa della Flotta del Mar Nero ha comunicato che, a breve, le acque del Mar Nero ospiteranno un’esercitazione navale congiunta delle Marine militari di Russia ed Egitto. L’annuncio è stato fatto al termine di una tre-giorni di lavoro a Novorossiysk che ha riunito le dirigenze delle rispettive Marine militari e che è stata organizzata per rafforzare il dialogo bilaterale nei settori della difesa e della cooperazione militare.

L’evento, che dovrebbe materializzarsi entro la fine dell’anno, è stato ribattezzato “Ponte di Amicizia 2020” e avrà un carattere storico, trattandosi della prima volta che le Marine di Russia ed Egitto si addestrano unitamente. È la seconda volta, invece, che hanno luogo delle esercitazioni congiunte a livello di forze armate: nel novembre 2019, nei pressi del Cairo, si erano mosse le due aviazioni militari.

Le flotte da guerra russo-egiziane verranno coinvolte in una serie di scenari “di difesa delle rotte marittime da varie minacce” e godranno del supporto dell’aeronautica. In uno di questi scenari “le forze verranno impiegate per organizzare le comunicazioni e i rifornimenti in alto mare e i partecipanti alle manovre condurranno delle ispezioni su navi sospette”. Inoltre, i militari russi ed egiziani verranno anche preparati ad “organizzare ogni tipo di protezione e difesa in mare e a condurre attacchi con missili e artiglieria”.

Come riporta l’ufficio stampa della Flotta del Mar Nero, l’esercitazione Ponte di Amicizia ha un triplice obiettivo: rafforzare e sviluppare ulteriormente la collaborazione militare tra le Marine militari dei due Paesi, migliorare le loro capacità di deterrenza e azione per mezzo dello scambio di conoscenza, contribuire al miglioramento della sicurezza e della stabilità regionale per via dei risultati conseguibili dai punti uno e due.

Un messaggio alla Turchia

Potrebbe non essere una coincidenza che l’annuncio di un’esercitazione navale congiunta tra Russia ed Egitto avvenga al culmine di una stagione ricca di tensioni nelle aree del Medio Oriente e Nord Africa (Mena), del Mediterraneo allargato e del Caucaso; tensioni ascrivibili alla Turchia in ogni caso, dalla Libia al Nagorno Karabakh.

Un eventuale allargamento del fronte anti turco alla Russia potrebbe condurre ad uno scenario di accerchiamento onnilaterale. Infatti, mentre Francia, Egitto e Israele operano un contenimento nel versante occidentale, dall’Egeo al Mediterraneo orientale, il Cremlino potrebbe aprire un fronte nel Mar Nero e sfruttare il proprio satellite, la Siria, per aumentare la pressione lungo i confini meridionali della Turchia, sia terrestri che marittimi.

La decisione azzardata del duo Erdogan-Cavusoglu di aprire e combattere in una moltitudine di fronti, inimicandosi un numero altrettanto elevato di potenze regionali per via della scarsa volontà di stabilire canali di dialogo e negoziare spartizioni reciprocamente vantaggiose, potrebbe aver spianato la strada all’arrivo del momento di svolta dell’era Erdogan: la sfida della sovraestensione imperiale.

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