La Federazione Russa ha inviato duemila dosi del proprio vaccino Sputnik V al Venezuela. Mosca, che è all’avanguardia nella produzione e realizzazione di farmaci per curare il Covid-19, ha coinvolto Caracas nella Fase 3 della sperimentazione vaccinale del preparato. Si tratta di una mossa volta a potenziare i rapporti bilaterali ed a favorire l’ingresso del Venezuela, corteggiato anche da Iran e Cina, nella sfera di influenza della Russia. La vicepresidente Delcy Rodriguez ha mostrato entusiasmo per l’arrivo dello Sputnik V ed ha affermato, come riportato dal portale TheStar, che “il Venezuela è il primo Paese dell’emisfero occidentale a prendere parte alla sperimentazione clinica del vaccino”. Il ministro della Salute Carlos Alvarado ha invece chiarito come “i test clinici avranno inizio questo mese, a partire dalla capitale” e che una volta superata questa fase le autorità venezuelane lavoreranno con la Russia per “rafforzare l’impianto di produzione di Caracas che preparerà le dosi vaccinali”.

Una situazione critica

L’amministrazione del presidente Nicolas Maduro aveva mostrato un certo interesse, nelle ultime settimane, nel prendere parte alle sperimentazioni del vaccino russo, cinese e cubano contro il Covid-19. Il Capo di Stato aveva dichiarato, il 16 agosto, di voler essere il primo a farsi inoculare lo Sputnik V “per dare l’esempio”. La pandemia, che ha avuto un impatto devastante sull’America Latina, sembra aver risparmiato (almeno in parte) il Venezuela dove i casi totali registrati sono più di 77mila e 649 persone hanno perso la vita. I dati potrebbero però essere ampiamente sottostimati. Il sistema sanitario del Paese è al collasso a causa della grave crisi economica che perdura ormai da anni e che costringe molti ospedali a lavorare in condizioni estreme. L’assenza dei servizi igienici di base e delle medicine è particolarmente evidente nell’Ospedale Universitario di Maracaibo, la seconda città del Paese. Qui, come segnalato dal Guardian, i pazienti sono costretti ad espletare i propri bisogni fisiologici sui carrelli dove vengono serviti i pasti e poi a lanciarli dalle finestre mentre chi deve sottoporsi a dialisi deve passare dai piani che ospitano i pazienti affetti dal Covid-19 dato che l’ascensore è rotto. Le cose vanno così male che un impiegato dell’ospedale ha dichiarato che molte persone colpite dal virus SARS-CoV-2 preferiscono non farsi ricoverare per non andare incontro a morte certa. Sembra difficile, in simili circostanze, dare credito a quanto dichiarato dal governo ed immaginare che quest’ultimo possa avere un reale controllo della situazione.

Gli schieramenti in campo

Il Venezuela potrebbe uscire dalla crisi grazie al supporto della Federazione Russa che non sta aiutando il Paese latinoamericano per mera solidarietà. La questione venezuelana ha polarizzato la comunità internazionale. Gli Stati Uniti, la maggioranza dei membri dell’Unione Europea (25 su 27) e buona parte delle nazioni latinoamericane (dal Brasile di Jair Bolsonaro al Cile passando per il Perù) ritengono che l’oppositore Juan Guaidó sia il Presidente legittimo del Venezuela. Cuba, Cina, Iran, Russia e Turchia appoggiano invece Maduro. Entrambi gli schieramenti guardano con interesse alle ingenti risorse naturali del Paese come coltan, petrolio, oro e diamanti ma tra gli “amici” di Maduro potrebbe essere proprio il Cremlino ad avere la meglio.

Ecco perché Mosca può prevalere

La Russia è uno dei principali alleati politici e commerciali di Maduro, e dopo la Cina è il secondo creditore del Paese sudamericano, con circa 7.5 miliardi di dollari, come segnalato dall’agenzia di consulenza Ecoanalítica e riportato da Formiche.net.  La cooperazione in ambito militare tra le parti è particolarmente significativa e secondo l’agenzia Interfax gli scambi in questo settore raggiungono gli 11 miliardi di dollari. Nel febbraio del 2020 il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov aveva parlato di un allargamento della partnership bellica con Caracas che, per difendersi, può contare su 20 unità operative di caccia multiruolo Sukhoi Su-30, su armamenti antimissili e radar di tecnologia russa. Mosca ha inoltre fornito ingenti prestiti al governo venezuelano ed ha recentemente deciso di ristrutturarne il debito, che ammonta a 4 miliardi di dollari, nel tentativo di non perdere i contatti con l’alleato. La presa dell’Iran, lontano geograficamente e profondamente segnato da pandemia e sanzioni americane e della Cina, che ha una visione geostrategica di più ampio respiro, sull’esecutivo di Nicolas Maduro è invece decisamente più debole e meno strutturata. Cuba, con cui l’ex presidente Hugo Chavez aveva intrattenuto rapporti molti cordiali, è decisamente più vicina ma non ha risorse e modi per tutelare gli interessi venezuelani in America Latina e per stabilizzare il Paese da moti interni.

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