Alti funzionari statunitensi e russi hanno iniziato mercoledì a Ginevra i colloqui sulla stabilità nucleare strategica. Il vice segretario di Stato americano Wendy Sherman e il vice ministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov, a capo delle rispettive delegazioni diplomatiche, si sono incontrati presso la missione diplomatica permanente degli Stati Uniti nella città svizzera.

Il presidente Usa Joe Biden ed il suo omologo russo Vladimir Putin, i cui Paesi detengono il 90% delle armi nucleari nel mondo, hanno concordato di avviare il dialogo bilaterale sulla stabilità strategica per “porre le basi per future misure di controllo degli armamenti e di riduzione dei rischi” nonostante il clima di tensione che è andato acuendosi negli ultimi anni, e soprattutto negli ultimi mesi per la ben nota questione ucraina.

L’esatta agenda dei colloqui non è stata resa pubblica, ma possiamo provare a stabilirla sulla scorta delle rispettive posture strategiche e di quanto accaduto negli ultimi anni, in cui il sistema dei trattati internazionali che garantivano la stabilità in alcuni teatri, come quello europeo, è andato sgretolandosi.

Nonostante la Russia a gennaio abbia approvato l’estensione di un quinquennio del trattato sul controllo delle armi nucleari New Start con gli Stati Uniti pochi giorni prima della sua scadenza, attualmente si è venuto a creare uno scenario di rinnovata instabilità, creato anche dalla nascita di nuovi vettori e sistemi a testata nucleare.

Innanzitutto, come detto, la fine di alcuni trattati pre-esistenti, come l’Inf sui missili balistici a raggio medio e intermedio, oppure l’Open Skies, ha allungato ombre sulla pace in Europa e tra le due potenze mondiali. Entrambi eredità della Guerra Fredda, sono stati stracciati per motivazioni diverse: l’Inf era ritenuto obsoleto da parte di Washington in quanto non prevedeva la possibilità di includere terze parti, nella fattispecie la Cina che si è dotata di un corposo arsenale di missili balistici a raggio medio e intermedio; l’Open Skies, invece, è stato ricusato per il mutato assetto globale dove Paesi un tempo facenti parte del Patto di Varsavia, si sono ritrovati oggi “sul fronte opposto”.

Anche lo Start ha rischiato di non venire rinnovato sostanzialmente per la stessa motivazione che ha visto la fine dell’Inf: la volontà di Washington era quella di potervi includere anche Pechino, che però ha sempre seccamente rifiutato gli inviti statunitensi a farne parte. La Cina, del resto, non ha motivo di entrare in un accordo di limitazione degli armamenti nucleari (vettori compresi) in un momento in cui sta puntando sulla loro espansione.

Con Trump alla Casa Bianca abbiamo vissuto un periodo in cui c’è stato il serio rischio di non vedere rinnovato il New Start, mentre il cambio al vertice ha permesso di prolungarne la durata in extremis. L’amministrazione Biden, infatti, ha accettato di sottoscriverlo pur senza la Cina non per una visione politica più “pacifista”, bensì perché nel disegno di Biden c’è la ricerca di una “stabilità della tensione” nelle relazioni con la Russia, per potersi anche concentrare sul dossier cinese, che resta tra i primi della politica estera Usa. Pertanto la questione nucleare, essendo più contingente data l’imminente scadenza, è stata risolta temporaneamente decidendo per l’allungamento della vita del New Start in modo anche di poter definire nuove limitazioni con la Russia riguardanti i nuovi sistemi e anche per cercare di poter lavorare a includere la Cina alla fine del quinquennio della sua durata.

Di cosa si parlerà a Ginevra

È ragionevole supporre, quindi, che a Ginevra i due massimi delegati stiano discutendo proprio dei nuovi sistemi d’arma e delle possibili limitazioni al loro sviluppo: le testate nucleari Hgv (Hypersonic Glide Vehicle), i missili da crociera ipersonici – anche a propulsione atomica – e i supersiluri a carica nucleare in grado di effettuare attacchi di rappresaglia restando “in attesa” per giorni o addirittura mesi, sono a tutti gli effetti degli armamenti strategici che restano al di fuori dello Start, e pertanto è impellente il bisogno di regolamentarne lo sviluppo e il dispiegamento in qualche modo. Un’esigenza particolarmente sentita dagli Stati Uniti, che attualmente non possiedono questi tipi di armamenti, e che sono seriamente preoccupati dal loro ingresso in servizio.

Le testate Hgv, ad esempio, sono state sviluppate dalla Russia per cercare di eludere lo scudo antimissile statunitense (che si prolunga anche in Europa col sistema Aegis Ashore) e continuare quindi a mantenere la credibilità del suo deterrente nucleare rappresentato dai missili balistici intercontinentali, una parte della triade atomica composta da bombardieri e sottomarini lanciamissili, che è l’unico strumento rimasto a Mosca per essere annoverata tra le potenze globali.

Defunto l’Inf è ragionevole supporre che a Ginevra si sia discusso anche dello schieramento dei missili da crociera a raggio intermedio: il russo Novator 9M729 (SSC-8 in codice Nato), per gli Stati Uniti e per i suoi alleati europei, va tenuto il più possibile lontano dai confini dell’Alleanza Atlantica. Cambiando fronte è possibile che Mosca chieda, in tal senso, rassicurazioni sullo scudo antimissile in Europa ovvero cercando di ottenere l’impegno a non costruire un terzo sito di lancio del sistema Aegis Ashore (tempo fa si è parlato dell’interessamento della Bulgaria) e l’assicurazione che il suo Vls (Vertical Launch System) non possa essere convertito al lancio dei Tomahawk come avviene già sulle unità navali statunitensi.

Riteniamo quasi sicuro che anche i nuovi vettori a propulsione atomica saranno sul tavolo delle trattative: il missile da crociera Burevestnik e il supersiluro Poseidon preoccupano Washington e gli Alleati perché rispondono ad un disequilibrio indotto dallo scudo antimissile con un altro creato da armi su cui non si ha nessun tipo di regolamentazione. Tra parentesi il sottomarino a propulsione nucleare “Belgorod”, un Ssgn della classe Oscar II modificata, capace di trasportare un numero imprecisato di questi nuovi siluri, ha appena terminato il suo primo ciclo di prove in mare, quindi si avvicina il momento in cui farà il suo ingresso in servizio nella Voenno-morskoj Flot.

La parola d’ordine a Ginevra è probabile che sia, quindi, “fermare la proliferazione” di questi nuovi tipi di armamenti, cercando di trovare una prima intesa verbale per dei futuri accordi scritti, magari anche facendo in modo di poter includere in futuro la Cina che, come abbiamo già avuto modo di dire, sembra molto interessata a queste nuove armi.

A margine ci potrebbe anche essere la discussione sulla moratoria dei test nucleari: l’amministrazione Biden ha affermato che la Russia si è impegnata unilateralmente in test nucleari a basso rendimento, in violazione della stessa.

Ora non resta che attendere la fine dei colloqui e cercare di capire tra le righe del linguaggio diplomatico di cosa veramente abbiano discusso gli alti delegati di Russia e Stati Uniti.

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