Politica /

Il Cremlino ha approvato un accordo tra Russia e Tagikistan sulla creazione di un sistema di difesa aerea unificato. Il decreto corrispondente, come riporta la Tass, è stato pubblicato lunedì sul portale ufficiale del governo russo.

L’accordo tra la Federazione Russa e la Repubblica del Tagikistan sulla creazione del sistema di difesa aerea regionale unito era stato firmato a a Dushanbe il 27 aprile 2021. I dettagli non sono stati resi noti, ma è ragionevole pensare che la Russia condividerà il suo sistema di comando, controllo e comunicazione (C3) in ambito della difesa aerea col Tagikistan, di fatto estendendo di parecchie centinaia di chilometri il suo raggio d’azione. Un comando unificato significa un unico dispositivo di allarme e reazione aerea, che si manifesta sia nella componente aerea (caccia intercettori), sia nella componente missilistica basata a terra, che può contare – da parte russa – su diversi sistemi mobili come gli S-350, S-400 e i nuovissimi S-500 che sono recentemente entrati in servizio in un primo reggimento che è stato schierato in difesa di Mosca.

Si implementa quindi la collaborazione militare tra Russia e Tagikistan. Recentemente le truppe tagike e russe hanno svolto esercitazioni bilaterali presso il campo di addestramento di Momirak a 15/20 km dal confine tagiko-afghano, nel quadro dei nuovi accordi di sicurezza destinati a contrastare la possibile minaccia terroristica e insurrezionale che potrebbe generarsi col ritorno del regime dei talebani in Afghanistan. Mosca, infatti, nelle settimane precedenti la caduta di Kabul, aveva espresso preoccupazione in merito al “precipitoso” ritiro occidentale: “Oggi è impellente lavorare congiuntamente per neutralizzare le minacce provenienti dal territorio del vicino Afghanistan. Il ritiro precipitoso delle truppe straniere da lì ha provocato un rapido degrado della situazione, un aumento e un’impennata dell’attività terroristica. Questa situazione richiede l’adozione di misure appropriate. Tale lavoro è già in corso” erano state le parole, lo scorso luglio, del ministro della Difesa della Federazione Russa Sergei Shoigu annunciando una serie di future esercitazioni militari con il Tagikistan e l’Uzbekistan.

Le manovre congiunte

Quella serie di manovre bilaterali russo-tagike hanno coinvolto un migliaio di soldati, veicoli da combattimento, carri armati, artiglieria e vari tipi di armamenti avanzati, secondo i dati del ministero della Difesa di Dushanbe.

Come riportato in precedenza, le unità della base militare russa 201 di stanza in Tagikistan e le truppe tagike hanno svolto operazioni presso il poligono di Momirak simulando attività di contrasto a bande armate fuorilegge infiltrate. Come aveva affermato il vice comandante del distretto militare centrale russo, il generale Yevgeny Poplavsky, l’addestramento congiunto ha avuto lo scopo di prevenire le minacce che potrebbero sorgere al di fuori del Tagikistan o della Russia.

Il 18 ottobre 2021, il “blocco di sicurezza” rappresentato dai Paesi dell’Asia Centrale ex-sovietica ha dato il via alle esercitazioni Echelon 2021 e Search 2021, nonché alle manovre Interaction 2021 presso il campo di addestramento di Kharbmaidon in Tagikistan, come parte dell’esercitazione operativa e strategica della Combat Brotherhood 2021 della Csto (Collective Security Treaty Organization). In totale oltre 4mila soldati provenienti da Russia, Bielorussia, Armenia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan e più di 500 mezzi sono stati impiegati in operazioni congiunte per contrastare un attacco simulato di terroristi.

Mosca quindi guarda attentamente alla sua sfera di influenza in Asia Centrale, anche in considerazione della maggiore penetrazione di un suo “alleato” un po’ scomodo: la Cina.

L’intrusione cinese

Pechino, recentemente, ha stabilito un piano col Tagikistan per aprire una nuova base militare congiunta al confine afghano: lo scorso 27 ottobre Dushanbe ha dato il nulla osta per la nuova installazione, la seconda cinese in territorio tagiko. Per la Cina, la sicurezza ai suoi confini occidentali è cruciale e fa parte dei suoi interessi principali in Asia Centrale, pertanto espandere la sua presenza in Tagikistan è lo strumento più rapido ed efficace che possiede in questo momento per preparare il contrasto a possibili attività terroristiche e insurrezionali provenienti dall’Afghanistan. A questo proposito Pechino cerca cooperazione con gli altri attori dell’area, in primis la Russia: questa estate i due Paesi hanno tenuto un’esercitazione congiunta in Cina – la prima con questa caratteristica – con lo scopo di approfondire i meccanismi congiunti delle proprie forze armate per l’attività di antiterrorismo e counter-insurgency.

Nonostante questo, però, il Cremlino vede con fastidio l’intrusione cinese in quegli Stati che hanno fatto parte dell’Unione Sovietica, e la stipula di un meccanismo di difesa aerea unico – non congiunto – è un chiaro segnale lanciato dal Cremlino per ribadire la sua volontà di restare l’attore principale nella gestione di quell’immensa aerea geografica, che rappresenta per la Russia la sua porta meridionale verso “i mari caldi” e, per questioni etnico/religiose, potrebbe facilmente destabilizzarsi e causare un “effetto domino” che porterebbe instabilità interna, esattamente come avvenne per la Cecenia, che infiammò il Caucaso (e non solo) per quasi un decennio.

Bisogna anche considerare che Mosca si ritrova “alleata” di Pechino – se pur non si possa parlare di vera e propria alleanza – per cause del tutto contingenti: la crescente ostilità occidentale l’ha spinta nelle spire del Dragone. Un’amicizia “innaturale”, ma che sta dando i suoi frutti: il volume degli scambi tra Russia e Cina, ad esempio, è aumentato del 29,8% su base annua. Non bisogna quindi dimenticare che alla base di questa amicizia c’è solo la comune visione di politica estera che rifiuta il ruolo egemonico statunitense e “occidentale” e la rivendicazione del diritto di essere portatori di valori propri, se pur differenti. Culturalmente, sebbene i due Paesi condividano un lungo confine (spesso conteso e oggi molto delicato), non hanno nulla in comune: perfino la parentesi marxista è stata declinata in modo diverso, con divergenze talmente profonde da portare a un vero e proprio gelo, con qualche calda cannonata qualche decennio fa.

diventa reporter con NOI ENTRA NELL'ACADEMY