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All’inizio di questo mese, durante il forum economico orientale tenutosi a Vladivostok, il presidente Vladimir Putin ha affermato, dopo aver incontrato il primo ministro nipponico Abe, che le relazioni bilaterali tra i due Paesi sono stabili e in via di sviluppo. Putin ha sottolineato che “i nostri accordi, compresi quelli raggiunti molto di recente a Osaka, appena due mesi fa, sono in fase di attuazione”. Durante il G20 tenutosi lo scorso giungo nella città giapponese, tra Mosca e Tokyo sono stati raggiunti importanti progressi nel campo della cooperazione economica ma un punto fondamentale è rimasto irrisolto: quello che riguarda la disputa sulla sovranità delle isole Curili.

Isole Curili: una disputa che dura dalla fine della guerra

L’arcipelago delle Curili, situate a nord dell’isola di Hokkaido, è attualmente diviso tra Giappone e Russia. Mosca, durante le ultime fasi del Secondo Conflitto Mondiale, ha occupato militarmente e si è annessa le isole di Iturup, Shikotan, Kunashir e Habomai.

La questione delle isole, mai risolta nonostante il Trattato di S. Francisco del 1951 in cui si disponeva che il Giappone dovesse abbandonare ogni pretesa sulle isole ma, un po’ bizantinamente, non si riconosceva la sovranità dell’Unione Sovietica su di esse, è il motivo principale per cui formalmente tra i due Paesi vige ancora lo stato di guerra, non essendo mai stato siglato il trattato di pace da parte di Mosca. Un tentativo di accomodamento tra le parti del 1956, in cui l’Unione Sovietica propose di riconsegnare le isole di Shikotan e Habomai, fu bloccato dagli Stati Uniti che imposero al Giappone di rifiutare l’offerta minacciando di continuare l’occupazione militare e la giurisdizione dell’isola di Okinawa, dove ha sede la base aerea Usa di Kadena. In ogni caso si giunse alla firma di un accordo provvisorio tra le parti che pose fine, almeno tecnicamente, allo stato di guerra tra Giappone ed Unione Sovietica, ma che non fu il preambolo di un’intesa permanente proprio per la questione delle isole contese.

Un’offerta di cessione delle isole fu ripetuta da Putin nel 2006: in quella occasione la Russia chiese come contropartita la rinuncia giapponese alla sovranità delle due isole più a nord dell’arcipelago, che rappresentano la maggior parte dell’estensione territoriale della contesa; pertanto tale accomodamento fu rifiutato da Tokyo, che poco tempo dopo si adoperò per una campagna di propaganda mediatica per ribadire la propria sovranità sulle isole che non fu affatto digerita da Mosca.

Si cerca di accelerare verso il trattato di pace

Russia e Giappone stanno cercando di trovare un accomodamento che possa portare alla firma del definitivo trattato di pace, mai siglato dalla fine della guerra: il 17 settembre, Nikolaj Patrushev, segretario del Consiglio di Sicurezza russo, ha affermato, al termine dell’incontro con il suo omologo giapponese Shigeru Kitamura, che “abbiamo identificato le questioni che riguardano il Giappone e la Russia, principalmente nel campo della sicurezza e concordato che ridurremo le questioni in caso di malinteso, di cercare un coordinamento fra le nostre posizioni, di aumentare in questo modo la fiducia reciproca” perché il trattato di pace tra le due nazioni “deve essere concluso”.

Nei mesi scorsi, però, il clima idilliaco tra Mosca e Tokyo, causato anche dalla sponsorizzazione nipponica per il rientro della Russia nel G7, è andato un po’ svanendo a causa dei ripetuti passi indietro giapponesi nonostante l’avvio dei colloqui diretti tra i rispettivi ministri degli Esteri: il governo Abe si è infatti irrigidito proprio sulla questione della sovranità sulla Curili trovando, parimenti, una porta chiusa da parte russa. Pertanto non è stato fatto nessun progresso apprezzabile per quanto riguarda il trattato di pace vedendo anche sfumare completamente qualsiasi orizzonte temporale specifico per la firma dello stesso.

La questione, infatti, sembra essersi arenata proprio per il rifiuto di Mosca di accettare il passaggio di due delle quattro isole contese sotto il pieno controllo giapponese. La Russia è preoccupata del fatto che una simile evenienza possa avvicinare la presenza americana alla base di Vladivostok, centro nevralgico della sua Flotta del Pacifico. Tokyo, nonostante non voglia cedere la propria sovranità, sembra voler aggirare la questione concentrandosi sugli aspetti economici e commerciali dei rapporti bilaterali con Mosca, ma il pericolo è che questo atteggiamento possa rafforzare le pretese russe sulle isole che, già soggette a progressiva militarizzazione, potrebbero definitivamente venire sottoposte al controllo russo.

Il dialogo sulle isole contese però non sembra essere definitivamente interrotto: il presidente Putin, per cercare di recuperare in extremis la possibilità di arrivare alla firma del trattato e anche per dimostrare la propria fermezza sulla questione della sovranità, ha garantito al governo Abe il permesso ai cittadini giapponesi di visitare le isole senza visti. “Esiste un fattore umanitario nella questione. Non posso essere in disaccordo con Shinzo Abe sul fatto che fino a quando questi problemi non saranno risolti, tutto deve essere fatto in modo che le persone che sono legate a questi territori non si sentano vittime degli eventi geopolitici del passato” sono state le parole del presidente russo. 

Una strada in salita

La strada verso la ratificazione del trattato di pace sembra pertanto essere tornata a farsi ripida: una cessione parziale non è contemplata da entrambe le parti, che rivendicano la sovranità su tutte e quattro le isole contese.

I timori di Mosca riguardanti la possibilità che le Curili fungano da avamposto militare americano non sono del tutto infondati: la politica statunitense in Estremo Oriente è diventata più incisiva rispetto a quella dell’amministrazione precedente e quanto avvenuto per la Corea del Nord, o sta avvenendo per il Mar Cinese Meridionale, è lì a dimostrarlo.

Parimenti Tokyo ha ragione a diffidare e sentirsi preoccupata dalla conseguente attività militare russa ai propri confini, accompagnata – fatto del tutto nuovo – dalla presenza cinese: i voli di pattugliamento dei bombardieri russi a lungo raggio nell’area estremo orientale, ricominciati piuttosto recentemente dopo più di un decennio di interruzione, sono andati esponenzialmente crescendo segnando un picco nel periodo che va dal marzo del 2017 al marzo del 2018. In quell’arco di tempo la Jasdf ha effettuato ben 390 decolli su allarme (in gergo chiamati scramble) per intercettare velivoli russi diretti verso lo spazio aereo nazionale. Nei dodici mesi successivi il numero di scramble ha visto una leggera flessione, passando a 343.

I voli sono diventati anche più “aggressivi” facendo registrare sconfinamenti deliberati nello spazio aereo nipponico, e la già citata presenza di velivoli cinesi ad accompagnare quelli russi non fa che aumentare le preoccupazioni di Tokyo.

Certamente la politica di riarmo voluta da Abe non aiuterà a stemperare la tensione e a raggiungere un accordo che sia definitivo, ed è ragionevole supporre che la questione resterà, ancora una volta, sospesa a causa dello scontro politico tra Mosca e Tokyo per le Curili.

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