L’intensificarsi della guerra commerciale dell’amministrazione Trump contro la Cina e dell’accerchiamento multidimensionale contro la Russia stanno spingendo le due potenze a trasformare il partenariato strategico inaugurato all’indomani della crisi ucraina in una vera e propria alleanza.

Il presidente statunitense non è mai riuscito a dar luogo ad una politica estera di accomodamento nei confronti della Russia per via dell’esplosione del cosiddetto Russiagate, mentre l’Unione europea è frammentata da una lotta intestina fra favorevoli e contrari alla normalizzazione delle relazioni con Mosca e le recenti aperture del presidente francese Emmanuel Macron potrebbero pagare il caro prezzo di essere giunte con eccessivo ritardo.

Infatti, è stato proprio il presidente russo Vladimir Putin a svelare che il suo paese sta aiutando la Cina a realizzare un sistema d’allerta contro i missili balistici intercontinentali, attualmente a disposizione soltanto di Mosca e Washington, che è destinato a rivoluzionare l’equilibrio di potere nel mondo ma anche ad avere profonde ripercussioni sui legami russo-cinesi.

Una rivoluzione militare e geopolitica

Le dichiarazioni di Putin dovrebbero essere adeguatamente considerate, perché hanno una portata storica. La Russia, che a lungo ha tentato di mantenere un primato egemonico sull’Eurasia e nell’arco della sua plurisecolare storia è stata legata al vicino cinese più da rivalità che collaborazione, ha infine deciso di elevare il partenariato al livello della sicurezza nazionale e di superare l’ordine di co-supremazia militare creato durante la corsa agli armamenti della guerra fredda con gli Stati Uniti.

I due paesi hanno stretto accordi in ogni settore di rilevanza strategica, investimenti, commercio, tecnologia, spazio, telecomunicazioni, facendo fronte comune nei grandi teatri di confronto geopolitico con l’Occidente degli ultimi cinque anni, ma la collaborazione in ambito militare continuava ad essere caratterizzata da mutua diffidenza e ad essere limitata a campi specifici, come esercitazioni, commesse di armamenti e scambio di cervelli.

Per questo motivo le parole di Putin andrebbero lette per ciò che riflettono realmente: l’abbattimento del muro fino ad oggi esistente di reciproche diffidenze, anche giustamente motivate, con l’obiettivo di portare avanti un contro-contenimento a tutela del nascente ordine russo-cinese nell’Asia centrale e meridionale.

Il sistema al quale ha accennato il presidente russo è sostanzialmente basato sull’utilizzo congiunto di sistemi radar a terra e satelliti nello spazio, e consente di captare il lancio di missili balistici intercontinentali, offrendo quindi la possibilità di neutralizzarne l’arrivo in tempistiche potenzialmente perfette. Questo sistema è stato realizzato durante la guerra fredda e gode di un carattere realmente esclusivo nel mondo militare in quanto posseduto solamente da due paesi: Russia e Stati Uniti.

Le implicazioni di una Cina dotata di questo sistema sono ovvie: la rottura definitiva del bipolarismo militare, i maggiori rischi e costi per gli Stati Uniti nel caso di una guerra aperta, l’accelerazione della transizione verso il multipolarismo, ma anche il rischio di un circolo vizioso legato al dilemma della sicurezza che spinga le maggiori potenze militari asiatiche ad una pericolosa corsa agli armamenti capace di incendiare il già conflittuale continente.

L’altro lato della medaglia

Putin ha dichiarato che questo sistema “accrescerà radicalmente la capacità difensive della Cina”, e questo è vero sia per quanto riguarda le minacce provenienti dagli Stati Uniti, che dalla Russia. I due paesi hanno dimostrato, finora, una grande lungimiranza e uno spirito collaborativo andato oltre ogni aspettativa degli analisti occidentali, che ancora oggi continuano a sperare nell’implosione, genuina o indotta dall’esterno, dell’asse Mosca-Pechino.

Era solo questione di tempo che l’attenzione degli Stati Uniti si spostasse dalla guerra al terrorismo al contenimento dell’egemonia emergente cinese e della sempreverde minaccia russa, ma affinché gli sforzi di Putin e Xi Jinping vengano sposati e condivisi anche dai loro posteri occorre che l’asse superi le contraddizioni che rischiano di sfaldarlo e trovi una ragione esistenziale che non sia il temporaneo allineamento anti-occidentale.

La Russia sta giocando una partita pericolosa e l’assenza di un piano di contingenza, nel caso di una rottura con la Cina, potrebbe rivelarsi fatale. Il supporto al potenziamento delle capacità militari difensive di Pechino dovrà essere obbligatoriamente accompagnato da medesimi investimenti nello sviluppo di nuovi sistemi d’arma, necessariamente più avanzati e in funzione di deterrenza. Il rischio, infatti, è che nel prossimo futuro le relazioni bilaterali possano incrinarsi nuovamente, come durante la guerra fredda, e che la Russia si ritrovi a fronteggiare un rivale da essa stessa armato e presente capillarmente in ogni porzione rilevante dell’economia e area geostrategica critica ai fini della sicurezza nazionale, come in Siberia e nell’Artico.