Negli ultimi anni la convergenza tra Cina e Russia si è progressivamente accentuata, a partire da una netta accelerazione nelle relazioni bilaterali in seguito ai gravi scontri tra Cremlino e Occidente nel 2014. Da partenariato economico, fondato sulla fornitura russa di energia a buon mercato all’Impero di Mezzo, l’asse Mosca-Pechino si è gradualmente incentivato mano a mano che la Cina è riuscita a coinvolgere la Russia nel grande progetto strategico della “Nuova Via della Seta” e il governo di Vladimir Putin ha preso consapevolezza del ruolo dell’Oriente nel futuro della Federazione.

Se dal punto di vista di Pechino e di Xi Jinping ci sono sempre stati pochi dubbi circa l’utilità di un asse con la Russia (in cui la Cina, per prevalenza economica, demografica e geopolitica, risulta il polo d’attrazione principale), anche Vladimir Putin sembra essere oramai deciso a collaborare fino in fondo con la controparte. Superando, in questo modo, il metus e la diffidenza di fondo che separa due potenze destinate a un rapporto ineguale, separate nel corso della Guerra Fredda da una rivalità che solo negli ultimi momenti di vita dell’Unione Sovietica ha potuto smorzarsi.

Mosca e Pechino sempre più integrate

Al forum sulla Via della Seta di Pechino Xi e Putin hanno potuto festeggiare numerosi successi. Nel 2018 l’ interscambio tra Russia e Cina è aumentato del 24,5% toccando i 108 miliardi di dollari, un nuovo record, rendendo, secondo Putin, la collaborazione bilaterale tra i due Paesi “un esempio per il mondo di oggi”.

L’incontro ha anche segnato un nuovo passo in avanti nell’integrazione nella Belt and Road Initiative di Mosca e dell’Unione Economica Euroasiatica che gravita attorno alla Russia. Cruciale in questo senso l’annuncio dell’apertura di una linea di credito cinese da 10 miliardi di dollari alla Banca statale russa per lo Sviluppo (Veb), finalizzata alla costruzione di un’autostrada euroasiatica tra Bielorussia e Cina, passante per Russia e Kazakistan, che connetterebbe le metropoli dell’Impero di Mezzo all’Europa continentale.

L’autostrada che connette l’Eurasia

L’autostrada, ribattezzata Meridian, è un progetto di ideazione russa. Come sottolinea La Stampa, “l’iniziatore del piano è Aleksandr Ryazanov, ex numero due del colosso russo del gas Gazprom. La sua Russkaya holdingovaya kompaniya possiede già l’ 80% del terreno su cui passerà l’autostrada e la totalità del progetto Meridian. Ma si limiterà a un ruolo da azionista di minoranza con l’arrivo di ulteriori investitori. Secondo l’ agenzia russa «Ria Novosti», Ryazanov stima che Meridian costerà 8 miliardi di dollari e che la spesa sarà coperta in 10-12 anni. Bloomberg sostiene invece che per Ryazanov il progetto costerà 9,1 miliardi di dollari da ammortizzare in 12-14 anni”.

Meridian rafforzerebbe la proiezione euroasiatica della strategia cinese. Incrementando al contempo la sinergia tra Mosca e Pechino, già dimostrata sotto il profilo strategico dal comune intendimento su diversi dossier (in questi giorni è all’ordine del giorno quello venezuelano) e dalla partecipazione delle forze armate dei due Paesi a esercitazioni congiunte. A settembre l’esercitazione Vostok (“Oriente”) ha coinvolto 300mila soldati, mille tra aerei e elicotteri e 36mila mezzi corazzati e leggeri, risultando la più grande svoltasi in Russia negli ultimi 37 anni.

Artico e Siberia, fattori di frizione

Non mancano, in ogni caso, gli elementi di distanza tra Mosca e Pechino. Un settore in cui le strategie dei due giganti differiscono è quello dell’Artico, ove Mosca intende sfruttare, come sottolinea The Diplomat, le sue prerogative sovrane imponendo il controllo sul passaggio delle navi e sull’operatività di compagnie estere nelle concessioni energetiche, rendendo la Cina “preoccupata dalla scelta di Mosca di massimizzare i controlli e le tariffe per il traffico navale”.

Vi è poi il pomo di discordia per eccellenza, la Siberia: l’Oriente russo rappresenta la cassaforte economica del Paese, ma è sempre più integrata nella catena del valore cinese, principalmente a causa dell’industria delle materie prime e della crescente immigrazione dall’Impero di Mezzo, che se da un lato sta modificando i rapporti di forza de facto tra le popolazioni locali e le relazioni di sovranità sul territorio sul lungo termine, dall’altro ha dato adito a fenomeni di xenofobia verso i nuovi arrivati che non vanno affatto sottovalutati. A maggior ragione se si tiene presente il fatto che la Cina guarda, sul lungo periodo, alla Russia come a un importante fornitore di materie prime alimentari e che la Siberia, dati i cambiamenti climatici in atto, potrebbe in futuro prestarsi ad essere il “granaio” d’Oriente.

Difficoltà di misura non secondaria che, tuttavia, non impattano attualmente sulla conduzione degli affari politici tra Russia e Cina. I due Paesi hanno bisogno l’uno dell’altro e continuano a trarre benefici mutui da una cooperazione crescente. Che contribuisce a spostare verso Oriente il baricentro della politica mondiale.

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