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La Russia sta gettando le basi per una presenza stabile in America Latina e la recente visita di cortesia dei bombardieri Tupolev Tu-160 (“Blackjack” in codice Nato) in Venezuela rientra in questo piano.

Lunedì 10 dicembre infatti, come vi abbiamo già raccontato, una coppia di “Blackjack”, bombardieri strategici con capacità nucleare che costituiscono l’altro braccio atomico della VVS insieme ai Tu-95 Bear, sono atterrati a Caracas per effettuare una missione diplomatica che ha anche visto l’impiego dei velivoli in esercitazioni congiunte con l’Aeronautica Venezuelana.

Secondo quanto affermato dalla Nezavisimaya Gazeta, rilanciato poi dalla Tass, Mosca sarebbe decisa ad avere una base aerea nell’isola caraibica appartenente al Venezuela di La Orchila, sita 200 chilometri a nordest della capitale.

Non è il primo tentativo

La Russia già nel 2009 aveva intrapreso colloqui col Governo Chavez, pubblicizzati da quest’ultimo in pompa magna, per stabilire proprio nella stessa isola un presidio militare che servisse a Mosca per dispiegare a rotazione i propri velivoli da bombardamento.

Il Venezuela a seguito delle intenzioni russe aveva anche avviato importanti lavori di rimodernamento dell’aeroporto di La Orchila condotti tra il 2009 ed il 2013 che hanno comportato, tra le altre cose, l’allungamento e ripavimentazione della pista nonché l’adeguamento delle infrastrutture affinché possano ospitare adeguatamente tutto il personale atto a far operare i bombardieri russi.

In quella occasione, nonostante il nemmeno troppo velato entusiasmo del generale Anatoly Zhikharev, allora capo di Stato Maggiore dell’Aviazione a Lungo Raggio russa, il Cremlino cercò di minimizzare sostenendo che l’intenzione era solo a livello teorico per non irritare la Casa Bianca. 

Oggi però, sebbene non ci siano, a distanza di una settimana, comunicazioni ufficiali da parte di Mosca di conferma o smentita, la situazione è ben diversa.

Parola d’ordine: uscire dall’accerchiamento

La strategia russa differisce notevolmente – come logico – rispetto a quella del 2009, sebbene vi sia un punto fermo ora come allora: il sostegno al regime di Caracas.

Mosca infatti ha esplicitamente affermato tutto il suo pieno appoggio al Governo Maduro: questi è tornato dal suo recente viaggio in Russia con un accordo commerciale del valore di sei miliardi di dollari, e se l’installazione della base aerea a La Orchila venisse confermata la presenza russa sul territorio venezuelano rappresenterebbe un forte deterrente contro ogni possibile tentativo di regime change da parte di potenze estere. 

Il silenzio di Mosca in merito alla questione è già di per se un segnale importante: non aver smentito è indice del livello di tensione che si è raggiunto tra le due potenze globali a seguito proprio degli ultimi avvenimenti. L’incidente dello Stretto di Kerch che ha visto coinvolte unità navali dell’Ucraina, appoggiata da Washington, e prima ancora la denuncia da parte americana del trattato Inf sui missili balistici a raggio intermedio, ha fatto precipitare i rapporti tra il Cremlino e la Casa Bianca ai minimi storici dai tempi della Guerra Fredda.

La Russia sembra davvero intenzionata, pertanto, a stabilire una base in Venezuela – sebbene l’ordinamento costituzionale di Caracas vieti la presenza stabile di Forze Armate straniere sul proprio territorio – soprattutto per dare una risposta forte agli Stati Uniti piazzando i propri bombardieri nucleari a poco più di 2mila chilometri dalla Florida e a 1600 dalla base di Guantanamo, a Cuba. 

Riteniamo che la vittoria di Bolsonaro alle recenti elezioni in Brasile abbia spinto ulteriormente sia Caracas sia Mosca verso questa importante decisione che potrebbe destabilizzare ulteriormente il quadro strategico globale.

Parallelismi storici

C’è, infatti, chi, in merito alla vicenda, ha fatto un importante parallelismo che ci sentiamo di condividere almeno in parte. 

Quanto sta accadendo ricorderebbe molto la crisi dei missili di Cuba del 1962 quando, il dispiegamento di una manciata di Mrbm a poche miglia dal territorio statunitense, Mosca e Washington furono sull’orlo di una guerra nucleare che avrebbe significato la fine della civiltà occidentale. 

Analizzando meglio la situazione venezuelana però, ci sentiamo di dire che questa evenienza risulta essere meno contingente nel quadro generale dei rapporti tra Usa e Russia.

Innanzitutto attualmente la base non sarebbe in grado di ospitare in distaccamento di Tu-160 dotati di armi atomiche in quanto sull’isola di La Orchila non v’è traccia di installazioni di sicurezza per lo stoccaggio di armamento nucleare.

Secondariamente la situazione tra Washington e Mosca è già critica per un altro fronte, quello ucraino, dove attualmente si sta giocando una partita a scacchi che vede spostarsi pedine importanti come divisioni corazzate e di fanteria su entrambi i fronti.

Vero è che questo caso particolare va ad aggiungersi e a contribuire all’aumento della crisi tra Usa e Russia, ma l’analisi tattica vista sin qui fa ritenere che, sul breve termine, la base aerea russa in Venezuela non sia da considerarsi una minaccia vitale per Washington, anche al netto delle dichiarazioni alquanto sprezzanti dell’ambasciatore in Colombia Kevin Whitaker, che ha bollato il breve dispiegamento dei Tupolev come una “esposizione di pezzi da museo” che le forze americane possono facilmente intercettare. Parole che fanno trapelare un certo nervosismo dalle parti della Casa Bianca.