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Non ci sono solo Cina, potenze europee e Stati Uniti a interessarsi dell’Africa. Anche la Russia ha da tempo messo il continente nel mirino. E ha deciso di farlo con i suoi due principali strumenti diplomatici: energia e armi. Sul fronte dell’industria bellica, Mosca compete con Washington per la supremazia del mercato a livello mondiale. E in Africa ha da tempo messo a punta una serie di mosse per prendere il sopravvento. Come spiegato su questa testata, i dati affermano che “nel corso del 2017 la Russia ha esportato circa 15 miliardi di dollari di armi in tutto il mondo. E l’Africa ha rappresentato il 13% delle vendite di armi russe “.

Ma le armi non sono le uniche vie per la conquista, o meglio, per la creazione di uno spazio di influenza all’interno del continente. L’energia è parte integrante di questa strategia africana del Cremlino. E l’ultimo esempio arriva dallo Zambia. Il colosso dell’energia nucleare russo Rosatom e il governo del Paese africano hanno infatti annunciato la prossima firma di un accordo per la costruzione di una centrale nucleare in Zambia. Palcoscenico dell’accordo sarà il forum Atomexo 2019, in programma a Sochi ad aprile.

Il ministro degli Esteri zambiano, Joseph Malanji, in visita a Mosca, ha dichiarato all’agenzia russa Sputnik: “Lo Zambia è più che pronto per questo progetto, che avrà un valore di non meno di 16 miliardi di dollari. Si tratta di un programma la cui fase d’implementazione avrà una durata decennale, quindi non si potrà andare a meno di tale importo”, ha detto il ministro.

A ottobre del 2018, l’ambasciatore zambiano in Russia, Shadreck Luwita, aveva preannunciato la firma dell’accordo. E un anno prima, a febbraio 2017, i due Paesi avevano già firmato un accordo intergovernativo di cooperazione per la nascita di un centro di scienza e tecnologia nucleari.

I negoziati proseguono a passo spedito, anche se non si conosce ancora la località prescelta per la centrale nucleare. In ogni caso è un punto molto importante dell’agenda africana della Russia, che mette un’altra pedina in una scacchiera ad alto tasso di competizione. E il guadagno da questo accordo potrebbe essere non solo per influenze politiche, ma anche per introiti economici. Tutto, in particolare, ruota attorno al settore minerario, in cui la Russia spera di raggiungere una posizione di vantaggio.

Lo stesso ministro zambiano, proprio in riferimento a questi contratti con Mosca, ha detto che il governo di Lusaka lavora per trovare in modo rapido ed efficace degli investitori internazionale nel settore dell’estrazione di minerali. E lo Zambia, a detta del ministro, vuole cooperare con la Russia, Paese che ha una forte tradizione in questo settore.

Il Paese “è dotato di una grande varietà di minerali, quindi l’esplorazione è cardinale”, ha dichiarato Malanji. Il ministro ha voluto sottolineare il “grande potenziale della Russia”, e ha aggiunto un messaggio abbastanza chiaro: lo Zambia “ha urgenza di svilupparsi” e di stringere “accordi formali nel settore”. E per questo motivo, si preannunciano nuove intese nel settore. 

Per Vladimir Putin, la questione dell’Africa non è troppo secondaria. E si vede dalle ultime mosse messe in atto da lui e soprattutto dal ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, che ha avviato tempo fa un tour delle capitali africane che hanno intessuto rapporti molto stretto con Mosca. Il Cremlino è partito dalle antiche relazioni russo-africane costruite ai tempi dell’Unione sovietica. E da lì ha cominciato a tessere la sua trama. Un insieme di relazioni che però si preannuncia molto complicato. La Russia parte in una posizione di svantaggio rispetto a Cina e Stati Uniti e ad altre potenze europee come la francia. Ma queste mosse indicano che la Federazione russa non ha dimenticato l’Africa: lì si giocano diverse partite fondamentali.

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